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Sette Miti. Anzi, no: sette confusioni. (II)

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Michele,

cerco di non fare troppa confusione e tralasciando premesse inutili, vado diretto ad alcune domande che mi sono fatto dopo aver letto la tua interessante analisi del Giappone 1992-2003 e del rischio deflazione.

 

La prima

Quando confronti il dato sul PIL procapite, in termini reali, confronti il dato del 1992 con quello del 2002. In cosa sono espressi? Immagino siano migliaia di Yen. Te lo chiedo non per fare il precisino, ma i dati che ho io (WEO) mi danno una crescita reale del 6.4%. Nothing to write home about probabilmente, ma 3 punti percentuali in meno di quanto hai tu non sono noccioline.

 

La seconda

Questa è una sciocchezza. A un certo punto, nella versione inglese, abbandoni il GDP e passi al GNP per confrontare crescita e prezzi. Non capisco. Volevi usare il Prodotto Nazionale Lordo ma è stato un typo, o il typo è stato nella versione inglese.

 

La terza

Se ho capito bene, tu dici: il Giappone ha sperimentato una asset deflation senza precedenti (nella propria storia), questa si è tradotta in una deflazione dei prezzi tutto sommato contenuta (concordo) e tutto ciò non solo non si è tramutato in una spirale al ribasso prezzi/crescita, ma la crescita è stata complessivamente dignitosa.In primo luogo mi chiedo perché non entra, nella tua analisi, il ruolo del settore pubblico. Concentrandoci sul periodo dal 1998 al 2002 (cioè quando c’è stata la deflazione dei prezzi al consumo) il debito pubblico è salito, in % al PIL, da circa il 107% di fine 1997 al 167% della fine del 2003. Parte di questo è stato finanziato dall'estero (se non sbaglio). Perché non tieni conto di questo enorme stimolo fiscale? Il counter argument non potrebbe essere: “guarda! se non avessero indebitato all’inverosimile lo Stato, altro che deflazioncina avremmo avuto. La spirale ci sarebbe stata eccome!”

 

La quarta

Un possibile salvataggio, all’epoca, è arrivato dalla domanda estera. In questa crisi (quella corrente intendo), questa via d’uscita è meno probabile data la natura globale e l’intensità della recessione. Quindi si potrebbe dire che oggi, il rischio di una spirale deflazionistica è più probabile.

 

La quinta

L’evidenza storica ed empirica non conferma correlazione o causalità. OK. Tuttavia, la spirale deflazione/recessione, come tante relazioni economiche, potrebbe non essere lineare. Poca deflazione può non aver effetto sulla crescita, tanta si. Ed ecco che a tassi annui di -2/-3% del CPI cadiamo in quella spirale, e allora è meglio cautelarsi e stampare un po’ di moneta e costruire un po’ di strade.

Se a molte di queste domande hai già risposto in precedenti post, scusami e lascia stare

Grazie

 

Fabio,

non ho mai risposto. A volte i commenti son troppi ed uno li perde. Un altro lettore mi ha fatto osservare la mia mancanza. Provo a riparare, un anno e mezzo dopo, sperando tu ci legga ancora.

1. Credo che i miei numeri fossero PPP. Ma non sono certo e non ho preso note. Se vai qui ed usi le opzioni disponibili puoi comparare, in PPP, il reddito pro capite del Giappone e dell'Italia. Si vede subito che il Giappone è cresciuto di più, quindi diciamo che la crescita italiana è un lower bound. Più che sufficiente per dare appoggio empirico al mio punto analitico!

2. Fatto casino, capita scrivendo di corsa. Mi interessa quello domestico, ovviamente.

3. Good point. Non ho fatto l'analisi completa ed hai ragione. Può essere che tutto sia dovuto alla domanda generata dalla grande spesa pubblica. Avrei dovuto guardare ai dati dei vari settori per vedere dove la crescita c'era. Di certo sappiamo che il loro export è cresciuto e quello non dipende dalla spesa pubblica. Ma point well taken.

4. Dubito. Cina, India, Brasile stanno crescendo a razzo e generano MOLTA domanda. Direi che, rispetto agli anni '90, la domanda "estera" rispetto a EU ed USA ora cresce MOLTO più forte della domanda estera di allora rispetto a Giappone. E comunque, SE anche tu pensi che la crescita giapponese sia stata molto "tirata" dal suo export, allora il punto che volevo fare io in 3. si rafforza.

5. Capisco, ma potrebbe essere vero l'opposto: rapida deflazione forza fallimenti rapidi. Crisi brutale, ma breve, poi si riparte. No? Voglio dire, son due ipotesi su controfattuali e per entrambe non abbiamo evidenza chiara.

Io volevo solo argomentare che NON c'è ALCUNA evidenza, né teoria, che giustifichino l'ossessione anti-deflazionistica. L'anno e mezzo trascorso da allora credo mi abbia dato, per il momento, ragione da vendere. Per il futuro, vedremo.