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Insegnamento gratuito e appropriazione delle rendite

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Non è ovvio. La maggiore probabilità di vincere il posto andrà alle persone per le quali il valore della rendita è più alto oppure per le quali il costo dell'attività  che fa aumentare la probabilità è più basso. Siccome la rendita è data dalla differenza tra quello che si ottiene nel pubblico e la miglior alternativa, essa può essere alta o perché ciò che si ottiene nel pubblico è alto (esempio virtuoso: perché a una persona piace molto insegnare) o perché ciò che che si ottiene in alternativa è basso (esempio non virtuoso: perché una persona è un incapace e non troverebbe alcun altro lavoro decente). Il sistema quindi non garantisce nemmeno teoricamente che si selezionino insegnanti bravi; cosa fa nella pratica è una questione empirica.

Per quanto riguarda invece la possibile eterogeneità del costo, nell'articolo del Corriere non si fa menzione di un altro possibile abuso. Supponiamo mio cugino sia preside in una scuola privata. Allora può darmi un contratto che poi non mi paga ma anche senza chiedermi di lavorare sul serio. In questo modo acquisirei punteggio senza far nulla, al solo costo (presumo) di versare i contributi sociali per certificare la mia attività. Se uno ha un lavoro nero lo può fare, e sembra essere un buon investimento. Ovviamente il preside mio cugino non può esagerare, dato che non può dare 2000 contratti di insegnamento per una scuola con 500 studenti, poi rischia che salti fuori la magagna. Ma purché ci si moderi il meccanismo sembra fattibile. Quindi, se mio cugino è preside, oppure ho qualche altro aggancio, il costo per me di accrescere la probabilità di ottenere il posto è basso. Ovviamente anche in questo caso non c'è ragione che la selezione premi i più capaci.