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Insegnamento gratuito e appropriazione delle rendite

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Meccanismi

nessuno 15/1/2009 - 13:58

Non conosco a sufficienza il meccanismo di assegnazione dei posti di insegnati per valutare chi beneficerebbe dalla sottrazione dei ''biglietti della lotteria'' alle scuole private. In generale, se ci sono altri soggetti che possono far aumentare la probabilità di ottenere la rendita (per esempio, politici o burocrati che possono influenzare l'assegnazione dei contratti di supplenza nella scuola pubblica), ci si può aspettare che aumenterà la fetta di rendita che va a tali soggetti.

Se c'è una cosa che è veramente blindata nella scuola pubblica è l'assegnazione dei contratti di supplenza. Il meccanismo, totalmente automatico, delle graduatorie a punteggio è pressoché inalterabile - salvo sforzi di ulteriore preparazione, studio, approfondimento e lavoro dei/lle precari/e in graduatoria. Nessun potere a nessun burocrate: studi, ti laurei, frequenti le SISS, fai gli esami finali, ti danno un punteggio, sommi a quel punteggio eventuali pubblicazioni, titoli di dottorato, taluni (pochi) master riconosciuti e l'esperienza eventualmente maturata in quella classe di concorso. Ciò che è - a mio modo di vedere - agghiacciante (e molto 'Repubblica delle Banane') è che mentre le scuole pubbliche sono obbligate ad accettare i docenti che vengono loro assegnati dalle graduatorie provinciali (e non possono, ad esempio, confermare un precario con il quale si sono trovati bene o che hanno giudicato positivamente nemmeno se gli viene riconfermata la supplenza, perché semplicemente la scelta non c'è e tutto è affidato al caso), le scuole private possono assumere un qualsivoglia abilitato in provincia, non necessariamente "sissino". Nota: smaltiti sia i precari storici che i vincitori dell'ultimo concorsone, la cima delle graduatorie è per lo più occupata dai sissini ma non tutti vengono chiamati a supplenza annuale nelle scuole pubbliche; certuni vengono chiamati successivamente dalle scuole per supplenze brevi - che hanno apposite graduatorie di istituto etc..., inutile spiegare questo farraginoso dettaglio, comunque privo di interferenze e "a sorteggio", in un certo senso.

Succede così che l'esistenza di questa semplice "libertà" del privato smonti un intero sistema di reclutamento. La supplenza annuale vale 12 punti. Le pubblicazioni, le specializzazioni e i master da 1 a 3, il dottorato di ricerca (massimo 1) 12 punti (ma ci vogliono almeno 3 anni per conseguirlo). I punti per l'abilitazione siss sono proporzionali al voto dell'esame finale, per un massimo di 42. A parità di anni (2 SISS + 3 dottorato) abbiamo che un precario che ha insegnato alle scuole private quasi gratis ha 60 punti e un sissino con dottorato ne ha al massimo 54. In barba alla preparazione del docente. Se entrambi hanno fatto le siss, il precario con meno punti ma migliori "agganci" o disponibilità economica può essere chiamato a supplenza presso un privato mentre quello più bravo rischia sempre di non essere chiamato, e quindi essere rapidamente scavalcato in graduatoria.

E' questa asimmetria a far sì che le scuole private diventino un canale privilegiato di ricerca del posto di lavoro, non solo a svantaggio della qualità, ma a sp*****mento di tutto il sistema di reclutamento che - per una volta - è bastato sulla quantificazione della qualità. Dire che il problema è la superiore rendita da impiego pubblico è come dire che è colpa di chi, tra dottorati, master, SISS e specializzazioni, si sta facendo un mazzo così per garantirsi una vita a millecento euri al mese.

Poi che altro diremo? Che è bene sparare su Bambi?

Nella logica dei concorsi statali il discorso non fa una piega, al più si puo' dubitare della casualità dei sorteggi (che pero' mi pare di capire hanno un' impatto marginale) o sull' effettiva utilità delle SISS (di cui non so nulla).

Dissento pero' su un punto fondamentale:

E' questa asimmetria a far sì che le scuole private diventino un canale privilegiato di ricerca del posto di lavoro, non solo a svantaggio della qualità, ma a sp*****mento di tutto il sistema di reclutamento che - per una volta - è bastato sulla quantificazione della qualità. Dire che il problema è la superiore rendita da impiego pubblico è come dire che è colpa di chi, tra dottorati, master, SISS e specializzazioni, si sta facendo un mazzo così per garantirsi una vita a millecento euri al mese.

L' asimmetria mi sembra inevitabile, non riesco a concepire delle scuole private prive di autonoia gestionale e didattica.E senza una sostanziosa rendita di posizione nell' impiego pubblico diventerebbe irrilevante.

D' altronde negare la rendita di posizione è come dare dello stupido a chi, come dici tu, si sta facendo il mazzo.Cosa peraltro vera anche per chi lavora (quasi) gratis nella scuola privata.

Che poi come opzione secondaria si possa mettere un tetto alla punteggio associato all' esperienza (privata o pubblica che sia) siamo d' accordo, ma non credo si possa andar troppo lontano con aggiustamenti del genere.

Non capisco cosa ci sia di male nel considerare, e farlo in modo privilegiato, l'esperienza nella scuola privata. In fin dei conti, se qualcuno e' stato tenuto in una (nella stessa) scuola privata per diversi anni, tanti danni non ne ha fatti. Con questo non voglio giustificare l'assurdita' del meccanismo. 

Sono d'accordo che il problema andrebbe risolto alla radice eliminando la rendita di posizione, ma visto che gli abusi di cui parla l' articolo sono diffusi credo che ridurre il peso dell' esperienza nella selezione dei docenti potrebbe tamponare almeno questi effetti perversi.Tra l'altro non mi riferivo solo all' esperienza in scuole private, ma anche in quelle pubbliche: tenere un posto per tre anni è un buon indice di competenza, ma dai tre ai 15 è più una questione di avanzamento per anzianità.

Concordo anche che questi meccanismi a punti siano demenziali, ma questo non implica che i pesi dati alle diverse componenti sia irrilevante.