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Insegnamento gratuito e appropriazione delle rendite

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Io invece sto bevendo dell'Armagnac, ma ho appena iniziato quindi spero d'essere ancora sobrio. Ribadisco la mia battuta precedente: il modello superfisso confonde le menti. Vedo scritte cose alquanto improbabili, per dirla lievemente.

Esse sono, spero, il prodotto di una "knee-jerk reaction" delle buone intenzioni, le quali tendono ad andare spesso a braccetto della "cattiva coscienza". Poiché di buone intenzioni - come disse, sulla falsariga di Bernardo di Clairvaux, un tale che a molti dei qui incensati dovrebbe risultare simpatico - è lastricata la strada per l'inferno, credo sia meglio lasciar tali pericolose intenzioni a latere e riflettere.

L'osservazione che Sandro ha fatto ha una valenza di parabola o modello (che son poi, per noi economisti, la stessa e medesima cosa, come ci ha spiegato Deirdre) di come anche le "buone intenzioni" possano creare disagio sociale e conseguenze indesiderate, quando perseguite senza considerare gli "incentivi". A dire, senza considerare le "cattive intenzioni" di cui gli esseri umani son ricolmi.

Evitiamo, intanto, di dire cose che non c'entrano. La "selezione avversa" non c'entra nulla, sono solo due paroloni fuori luogo. La selezione avversa richiede informazione privata, che qui non c'è: se un insegnante è un cretino incompetente o non ha voglia di lavorare, non ci vuole molto a capirlo. Parlare di "selezione avversa" tutte le volte che, per banali effetti di offerta, i lavori meno pagati vengono fatti da persone di scarsa qualità, fa solo confusione. Paghi poco => compri cacca, non mi sembra "selezione avversa", mi sembra solo logico. Questo non implica che io creda che sia vero che gli insegnanti siano tutti di cattiva qualità, dico solo che se anche lo fossero, come sembra pensare marcospx, questo non si dovrebbe a selezione avversa. 

In secondo luogo, la bravura, ecc. aiuta sempre a trovare un lavoro migliore, la cosa non mi sembra specifica del mercato degli insegnanti. Quindi anche questa mi sembra una strada da non seguirsi. Il problema, mi sembra chiaro, è che vi sono "troppi" giovanotti/e che vogliono fare gli insegnanti a fronte dei (pur abbondanti, come abbiam scoperto in altri dibattiti) posti disponibili nel settore pubblico. Che "vogliano" fare gli insegnanti non vuol dire che "sappiano" farlo, anzi, ma così stan le cose: questi vogliono. Siccome preferiscono, evidentemente, fare gli insegnanti che gli elettricisti o gli idraulici (mi si dice che anche a Napoli non abbondino e guadagnino una fortuna, esentasse), cercano in tutti i modi di conquistare il posto. Evidentemente quello sanno/vogliono fare ed altro non sanno/vogliono fare. Ora, di chi è la colpa se troppe persone vogliono fare X rispetto al numero di posti a disposizione per fare X? Questa è la domanda che sarebbe il caso farsi, mentre pochi se la fanno (eccezion fatta per Sandro, ovviamente).

Mi sembra chiaro che, a fronte di questo "disequilibrio" fra domanda ed offerta in un mercato "libero" (neanche concorrenziale, semplicemente non controllato dallo stato) il prezzo si muoverebbe e le due cose, dopo un po', ritornerebbero in linea. Qui non succede, e vi è una SOLA conclusione logica: date le preferenze, le capacità - che può darsi siano scarsette: a nessuno è venuto in mente che un mediocre laureato in filosofia o psicologia o letteratura o anche matematica o scienze o economia e commercio è abbastanza inutile, socialmente parlando? Che un imbianchino con la terza media è molto più utile, come lo è l'elettrauto con il diploma professionale? Beh ve lo rivelo io il segreto: quelli che hanno studiato magari tanto, ma hanno imparato poco, o hanno imparato cazzate, sono destinati ad una scelta dura. O fanno qualcosa di diverso oppure, siccome nessuno è disposto a pagare per sentirsi spiegare malamente le cretinate di Foucalt, fanno la fame. Fine del segreto. Dicevo, che la parentesi mi è venuta lunga: date le preferenze e le capacità presenti il salario pagato agli insegnanti pubblici, almeno nel Sud, è TROPPO ALTO perché genera eccesso di offerta. Se lo si abbassa il problema si elimina. Fine. Non vi piace? Life it tough.

Veniamo, come dire, alla sostanza analitica della cosa.

L'osservazione di Sandro era semplice e geniale allo stesso tempo, ed i micro-econometrici fra i nostri lettori avrebbero dovuto riconoscere che, in quattro parole ed assumendo che il giornalista non racconti balle, Sandro ha eseguito un classico esercizio di "diff-in-diff", solo all'inverso (che è più difficile, ovviamente: per questo l'abbiamo lasciato fare a Sandro, certe cose le possono fare solo i professionisti). Il treatment group qui è la Campania, o il Sud se volete. Il control group è il resto del paese. Entrambi i gruppi sono esposti alla stessa legislazione scolastico-lavorativa-fiscale, ai medesimi criteri di reclutamento, ai medesimi parametri salariali per i professori, eccetera. Però nel treatment group si sviluppa il fenomeno che Sandro discute, mentre nel control group non succede. Cos'è il treatment, si è chiesto Sandro, facendo dif-in-diff rovesciato?

Sandro suggerisce, ed io condivido, un misto domanda-offerta: (i) date le alternative disponibili in loco il mix salario+postofisso del settore pubblico lo rende altamente desiderabile; (ii) l'avversione al rischio imprenditoriale (che include mobilità territoriale) dei giovani del Sud è maggiore di quella dei giovani del Nord. Questi due elementi generano il fenomeno che osserviamo. Punto. Questi i fatti e questa la spiegazione logica.

Se poi non piacciono i fatti, e le conclusioni che Sandro ne trae, occorre proporre un altro modellino, un'altra parabola, che spieghi i risultati differenti, tra control e treatment groups, dell'esperimento naturale qui discusso. Giaculatorie su Bambi e grida al cielo servono solo a far scena, but they do not cut cheese around here. Come diceva quell'altra: nella scienza come nel poker la mano parla da sola. Quella de ElBrusco è una mano forte.

Evitiamo, intanto, di dire cose che non c'entrano. La "selezione avversa" non c'entra nulla, sono solo due paroloni fuori luogo. La selezione avversa richiede informazione privata, che qui non c'è: se un insegnante è un cretino incompetente o non ha voglia di lavorare, non ci vuole molto a capirlo. Parlare di "selezione avversa" tutte le volte che, per banali effetti di offerta, i lavori meno pagati vengono fatti da persone di scarsa qualità, fa solo confusione. Paghi poco => compri cacca, non mi sembra "selezione avversa", mi sembra solo logico. Questo non implica che io creda che sia vero che gli insegnanti siano tutti di cattiva qualità, dico solo che se anche lo fossero, come sembra pensare marcospx, questo non si dovrebbe a selezione avversa.

La "catena logica" che potrebbe portare ad un problema di selezione avversa è la seguente, imho: se per poter accedere ad un -relativamente ben pagato (e dunque, meno soggetto a selezione avversa) - posto pubblico è necessario essere "filtrati" attraverso degli anni sottopagati in scuole private, può succede che i migliori tra i potenziali insegnati (che avranno, dunque, un costo-opportunità dell'insegnamento più elevato: mettiamo che li renda quasi indifferenti tra il salario di un prof pubblico a tempo indeterminato, e ciò che prenderebbero facendo un qualche altro lavoro di tipo impiegatizio) decidano di spostare il loro sguardo verso altri lidi. In questo modo, sul mercato degli insegnati rimarrebbero solo coloro il cui costo opportunità è inferiore alla misera paga dell'istituto privato (per semplicità, includo il cash flow futuro all'interno del costo opportunità - poco dovrebbe cambiare, dato che l'incremento di stipendio dovuto al merito non pare essere sostanzioso).

La "catena logica" che potrebbe portare ad un problema di selezione avversa è la seguente, imho:

Mi dispiace, non deve esserti chiaro cosa sia la selezione avversa. Data la tua definizione, c'è selezione avversa ovunque, quindi mai. Infatti, per te, la selezione avversa non c'è tutte le volte che il lavoro è "ben pagato" ...

 

Quindi l'analisi rivela:

 

  1. struttura del mercato (eccesso di offerta)
  2. preferenze degli individui
  3. esistenza di rendite e di distorsioni derivanti dal pubblico impiego

 

E' corretto?

Grazie

f

Fabio, dipende cosa intendi per ''rivela''. Le preferenze degli individui sono date, nel senso molto limitato che assumo che 1) alla gente piaccia prendere più soldi ed evitare l'incertezza relativa all'impiego 2) alla gente non piaccia lavorare gratis. Queste sono ipotesi a priori.

Si osserva poi che ci sono persone che lavorano semi-gratis per anni al fine di ottenere un posto nella scuola pubblica. Date le ipotesi sulle preferenze questo è un costo. Le ''preferenze rivelate'' ci dicono che il beneficio atteso di ottenere il posto pubblico è superiore al costo, via l'argomento standard che se così non fosse il costo non verrebbe pagato. Ci rivelano anche, in questo hai ragione, l'esistenza di un eccesso di offerta di lavoro in questo mercato.

Si osserva infine che questo sembra essere vero solo in alcune zone del paese. Facendo l'ipotesi ulteriore che le preferenze degli individui siano simili sul territorio nazionali (in particolare, non abbiamo ragione di pensare che in Campania la gente sia più propensa a lavorare gratis che in altre parti del paese) se ne deduce che la rendita da impiego pubblico (differenza tra ciò che si ottiene nel settore pubblico e migliore alternativa disponibile) deve essere più alta nelle zone in cui tali fenomeni accadono.

Ho cercato anche di controllare che tale conclusione apparisse sensata, usando dati ottenuti altrove. Dato che i salari nominali nel settore pubblico sono, più o meno, omogenei a livello nazionale i salari reali (e quindi il valore dell'impiego pubblico) sono più alti dove il livello dei prezzi è più basso. Inoltre nelle zone in cui il reddito pro-capite è inferiore, la migliore alternativa è in genere meno appetibile.

Certo, si tratta assolutamente di una diff-in-diff analysis! Bravo Sandro...! :)

Faccio anch'io i complimenti a Sandro, e' un'analisi letteralmente magistrale -- un capitolo di una freakonomics fatta bene.

Ma se la si vuole interpretare in termini di diff-in-diff, un'interpretazione altrettanto magistrale (adesso mi compro anch'io una bottiglia d'Armagnac, nella speranza che si tratti del treatment giusto :-D), la domanda con cui si deve fare i conti e' sempre la stessa: cos'e' esogeno e cosa no?

Per esempio, dalle statistiche sui laureati messe online dal MIUR si vede che tra le donne laureate nel 2005 in Campania, il 18.3% sono uscite da facolta' di lettere e filosofia (quelle il cui principale mercato e' appunto la scuola secondaria), contro il 15.5% delle altre regioni. La differenza non e' abissale ma dice qualcosa.

In ogni caso, l'aspetto interessante (gia' enfatizzato da Michele) mi sembra quello cosi' riassumibile:

SE uno:

(1) prende l'esperimento per buono (cosa che tendo a fare perche' sono andato a vedere i dati MIUR col pregiudizio che la differenza forse molto maggiore);

(2) pensa che la vicenda delle scuole private in campania si configuri come sfruttamento dei giovani,

ALLORA riconoscera' anche che, ceteris paribus, piu' mercato implica meno sfruttamento.