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Insegnamento gratuito e appropriazione delle rendite

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Evitiamo, intanto, di dire cose che non c'entrano. La "selezione avversa" non c'entra nulla, sono solo due paroloni fuori luogo. La selezione avversa richiede informazione privata, che qui non c'è: se un insegnante è un cretino incompetente o non ha voglia di lavorare, non ci vuole molto a capirlo. Parlare di "selezione avversa" tutte le volte che, per banali effetti di offerta, i lavori meno pagati vengono fatti da persone di scarsa qualità, fa solo confusione. Paghi poco => compri cacca, non mi sembra "selezione avversa", mi sembra solo logico. Questo non implica che io creda che sia vero che gli insegnanti siano tutti di cattiva qualità, dico solo che se anche lo fossero, come sembra pensare marcospx, questo non si dovrebbe a selezione avversa.

La "catena logica" che potrebbe portare ad un problema di selezione avversa è la seguente, imho: se per poter accedere ad un -relativamente ben pagato (e dunque, meno soggetto a selezione avversa) - posto pubblico è necessario essere "filtrati" attraverso degli anni sottopagati in scuole private, può succede che i migliori tra i potenziali insegnati (che avranno, dunque, un costo-opportunità dell'insegnamento più elevato: mettiamo che li renda quasi indifferenti tra il salario di un prof pubblico a tempo indeterminato, e ciò che prenderebbero facendo un qualche altro lavoro di tipo impiegatizio) decidano di spostare il loro sguardo verso altri lidi. In questo modo, sul mercato degli insegnati rimarrebbero solo coloro il cui costo opportunità è inferiore alla misera paga dell'istituto privato (per semplicità, includo il cash flow futuro all'interno del costo opportunità - poco dovrebbe cambiare, dato che l'incremento di stipendio dovuto al merito non pare essere sostanzioso).

La "catena logica" che potrebbe portare ad un problema di selezione avversa è la seguente, imho:

Mi dispiace, non deve esserti chiaro cosa sia la selezione avversa. Data la tua definizione, c'è selezione avversa ovunque, quindi mai. Infatti, per te, la selezione avversa non c'è tutte le volte che il lavoro è "ben pagato" ...

 

Quindi l'analisi rivela:

 

  1. struttura del mercato (eccesso di offerta)
  2. preferenze degli individui
  3. esistenza di rendite e di distorsioni derivanti dal pubblico impiego

 

E' corretto?

Grazie

f

Fabio, dipende cosa intendi per ''rivela''. Le preferenze degli individui sono date, nel senso molto limitato che assumo che 1) alla gente piaccia prendere più soldi ed evitare l'incertezza relativa all'impiego 2) alla gente non piaccia lavorare gratis. Queste sono ipotesi a priori.

Si osserva poi che ci sono persone che lavorano semi-gratis per anni al fine di ottenere un posto nella scuola pubblica. Date le ipotesi sulle preferenze questo è un costo. Le ''preferenze rivelate'' ci dicono che il beneficio atteso di ottenere il posto pubblico è superiore al costo, via l'argomento standard che se così non fosse il costo non verrebbe pagato. Ci rivelano anche, in questo hai ragione, l'esistenza di un eccesso di offerta di lavoro in questo mercato.

Si osserva infine che questo sembra essere vero solo in alcune zone del paese. Facendo l'ipotesi ulteriore che le preferenze degli individui siano simili sul territorio nazionali (in particolare, non abbiamo ragione di pensare che in Campania la gente sia più propensa a lavorare gratis che in altre parti del paese) se ne deduce che la rendita da impiego pubblico (differenza tra ciò che si ottiene nel settore pubblico e migliore alternativa disponibile) deve essere più alta nelle zone in cui tali fenomeni accadono.

Ho cercato anche di controllare che tale conclusione apparisse sensata, usando dati ottenuti altrove. Dato che i salari nominali nel settore pubblico sono, più o meno, omogenei a livello nazionale i salari reali (e quindi il valore dell'impiego pubblico) sono più alti dove il livello dei prezzi è più basso. Inoltre nelle zone in cui il reddito pro-capite è inferiore, la migliore alternativa è in genere meno appetibile.