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Insegnamento gratuito e appropriazione delle rendite

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Quindi l'analisi rivela:

 

  1. struttura del mercato (eccesso di offerta)
  2. preferenze degli individui
  3. esistenza di rendite e di distorsioni derivanti dal pubblico impiego

 

E' corretto?

Grazie

f

Fabio, dipende cosa intendi per ''rivela''. Le preferenze degli individui sono date, nel senso molto limitato che assumo che 1) alla gente piaccia prendere più soldi ed evitare l'incertezza relativa all'impiego 2) alla gente non piaccia lavorare gratis. Queste sono ipotesi a priori.

Si osserva poi che ci sono persone che lavorano semi-gratis per anni al fine di ottenere un posto nella scuola pubblica. Date le ipotesi sulle preferenze questo è un costo. Le ''preferenze rivelate'' ci dicono che il beneficio atteso di ottenere il posto pubblico è superiore al costo, via l'argomento standard che se così non fosse il costo non verrebbe pagato. Ci rivelano anche, in questo hai ragione, l'esistenza di un eccesso di offerta di lavoro in questo mercato.

Si osserva infine che questo sembra essere vero solo in alcune zone del paese. Facendo l'ipotesi ulteriore che le preferenze degli individui siano simili sul territorio nazionali (in particolare, non abbiamo ragione di pensare che in Campania la gente sia più propensa a lavorare gratis che in altre parti del paese) se ne deduce che la rendita da impiego pubblico (differenza tra ciò che si ottiene nel settore pubblico e migliore alternativa disponibile) deve essere più alta nelle zone in cui tali fenomeni accadono.

Ho cercato anche di controllare che tale conclusione apparisse sensata, usando dati ottenuti altrove. Dato che i salari nominali nel settore pubblico sono, più o meno, omogenei a livello nazionale i salari reali (e quindi il valore dell'impiego pubblico) sono più alti dove il livello dei prezzi è più basso. Inoltre nelle zone in cui il reddito pro-capite è inferiore, la migliore alternativa è in genere meno appetibile.