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Ogni ditra ha milenato il fiommo

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Sono d'accordo, il problema e' che Ariel fa, intenzionalmente secondo me, confusione fra successo nel grande pubblico, e successo all'interno della disciplina. Il primo conta pochino direi. 

D'accordo con entrambi.

Sia caos che catastrofi sono popolari fra "umanisti alternativi" d'ogni tipo, che usano i termini a caso senza sapere cosa dicono. Le catastrofi hanno avuto, relativamente alla loro rilevanza scientifica, molto più successo del caos che - anche se non serve in economia - serve in molte altre aree delle scienze naturali. In entrambi i casi il "nome" ha avuto rilevanza fra il popolino pseudo intellettuale.

Però è anche vero che, alla fine, sono glorie effimere, fads che non vogliono dire molto. Quindi è vero che Ariel fa confusione e, facendola, butta via un problema interessante: cosa determina le fads interne alla professione? Cosa le "drive"? Perché, diciamocelo, ce ne sono una valanga e molte servono solo a convogliare grandi energie su problemi/modelli insensati ed inutili, mentre problemi veri e difficili languono inattesi. Tanto per fare un esempio che, venendo da me, non sorprenderà nessuno: cosa ha causato l'enorme successo di "New Growth Theory" pur non producendo la medesima alcun risultato usabile? Perché tutti continuano a fare public finance assumendo che la politica fiscale risolve qualche problema di ottimo, pur con tutte le informazioni asimmetriche che volete?

OT: a proposito di Rubinstein (qualcuno dirà anche a proposito di "fads"...), che si dice qui di questa sua critica a Behavioral Economics?

Beh, no questa e' un'altra cosa. Ariel e' uno dei piu' lucidi critici di behavioral economics. Molto acuto e profondo, a parer mio. Anche se Ariel e' pieno di idiosincrasie e visioni ardite su come ben fare teoria delle decisioni; ad esempio l'approccio che va col nome di razionalita' procedurale. Da leggere, assolutamente.

In realtà, quello che mi aveva colpito leggendolo era proprio che dietro l'analisi ci vedevo un po' di emozione... mi suonava da uno che non si sentiva a suo agio - si era rotto - e aveva voluto dire la sua, in modo sicuramente molto lucido. Mi ricordavo questa frase che ho ripescato:

"Being a skeptic, I found it difficult to believe that the experiment could have been carried out as described. I know Israel quite well. It is a country where rules are rarely enforced."

Non sono abituato a trovare certi argomenti tra gli scritti degli economisti, ne ho dedotto un po' di livore :-)

Sulla razionalità procedurale, è azzardato sì (mai come il sample-7 di Selten, neanche lo chiamerei approccio). Continuando sull'OT, a volte ho problemi ad appiccicare (o a togliere) l'etichetta "behavioral" a certi approcci alla teoria delle decisioni. Non è bianco o nero, no? Quindi ha così senso discutere del merito (dei metodi è un altro discorso)? Infine, sto dicendo un mucchio di cagate?

manca il tempo, altrimenti mi ci infilerei dentro ... quindi mi astengo. Solo due battute

l'etichetta "behavioral" a certi approcci alla teoria delle decisioni.

Io odio l'etichetta "behavioral", probabilmente tanto quanto Ariel. Come ripeteva giustamente VV Chari anni fa: so, what do I do? Un-behavioral economics? I use data to calibrate my models, Rabin uses other data. His data measure behavior and mine do not?

La parte buona interessante della discussione è cercare di capire se esite un modello, o una famiglia di modelli, che approssimino decentemente (meglio degli altri) il modo in cui la grande maggioranza della gente prende decisioni nella maggioranza dei casi. Per il momento abbiamo lunghe liste di anomalie. Utili, ma liste di anomalie sono, alcune delle quali stranote. Il modello alternativo mi manca. Questo non vuol dire che non si debba cercare. Vuol solo dire che le cazzate su razionale/irrazionale, behavioral/whatever, sono perdite di tempo propagandistiche.

Quindi ha così senso discutere del merito (dei metodi è un altro discorso)?

A maggior ragione, no? Poiché si tratta di una lista di anomalie, occorre ispezionarle con attenzione per capire quali sono realmente anomalie ed anomalie persistenti (tipo Allais or Ellsberg) e quali lo sono solo apparentemente in quanto perfettamente spiegabili con il "modello standard" (come Aldo sa, sono almeno 8/9 anni che ritengo che questo sia il caso con l'esperimento degli asili israeliani ... ben prima che Ariel ci facesse sopra il casotto che ci ha fatto). Comunque si, occorre proprio entrare nel merito di ogni singolo esperimento, sample, inchiesta ...

Non mi sono spiegato. Intendevo che non vedo il senso di distinguere il campo "behavioral economics" dal resto, esattamente per i motivi che hai detto tu Michele.

Ma quando uno si "dice pro" o si "dice contro" behavioral economics (anche qui mi pare di ricordare, Alberto?), ecco che vorrei capire dove comincia e dove finisce quello a cui allude. Esempi: Rubinstein che critica BE, ma scrive cose come quelle a cui si riferiva Alberto, che io potrei ingenuamente e tranquillamente etichettare (come no) behavioral! Da qui la mia domanda. Mi dirai che questo dimostra l'inutilità e il non-senso del chiedersi "what is behavioral?"... e io concordo.

Cosa le "drive"? Perché, diciamocelo, ce ne sono una valanga e molte servono solo a convogliare grandi energie su problemi/modelli insensati ed inutili, mentre problemi veri e difficili languono inattesi.

Credo dipenda in massima parte dalla disponibilità di fondi.

In informatica per decenni l'ha fatta da padrona l' "intelligenza artificiale" perchè con un nome così cool atirava un sacco di fondi.Da che mi risulta (la teoria non è il mio forte) dire che non ne è uscito niente sarebbe un po' ingeneroso ma non troppo distante dalla verità.Credo che le tecniche sviluppate per studiarla abbiano avuto molto più impatto pratico del core business.

Perché tutti continuano a fare public finance assumendo che la politica fiscale risolve qualche problema di ottimo, pur con tutte le informazioni asimmetriche che volete?

Immagino per andate a fare i consulenti a qualche politico o lobbista.

Sono interessato a capire questa storia del caos dal punto di vista metodologico: in che senso non è rilevante in economia ma lo è nelle scienze naturali?

Camillo, scherzi vero? :-)

Rischiamo di diventare un'enciclopedia in pillole.

Qui una versione, mia, di perché in economia non funziona nel senso che non aiuta a capire ciò che cerchiamo di capire.

Nel caso delle scienze naturali la letteratura è, ovviamente, gigantesca oltre che molto tecnica. Per due brevi esempi scritti in modo relativamente semplice, qua e quo.

Camillo, scherzi vero? :-)

Rischiamo di diventare un'enciclopedia in pillole.

Beh, non sarebbe male! ;-) A me, che l'economia l'ho incontrata solo all'università, farebbe piacere capire anche solo sommariamente alcuni risultati della teoria economica che non si possono trovare facilmente né sui media né su lavori divulgativi. Siccome sento spesso parlare delle meraviglie della teoria del caos, mi accontenterei anche di una risposta semplice (accordiamoci per 10 righe, ok?). E poi, diciamocelo, il link al tuo articolo era a pagamento... :-P

THANKS!