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Con tutto il rispetto, Mr. President

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Aggiungerei pure che, seguendo le recenti argomentazioni di Fama e Cochrane, se la riduzione delle imposte va ad aumentare il risparmio (perchè, come è stato giustamente notato, alla base dell'attuale crisi c'è un difetto di risparmio, almeno negli USA) e questo viene investito in T-Bonds siamo di fronte ad una una partita di giro.

No, per svariate ragioni (Robert Barro would be proud of me in this moment, most of what follows comes from his splendid lectures on fiscal policy 23 years ago!).

1. In un caso i soldi rimangono a me, nell'altro passano allo stato e da questo a chi fa comodo a lui. Cambia quindi la composizione della domanda.

2. Ammesso, e non concesso (vedi 4.) che tutta la riduzione d'imposta venga risparmiata ed investita in T-Bills, questo dovrebbe far ridurre i tassi d'interesse sul debito pubblico, rendendo il medesimo meno attraente e quindi facilitando in modo "naturale" (ossia via segnali di prezzo indotti da decisioni di risparmio della gente) gli investimenti. Nel caso dello "stimolo" via spesa pubblica, invece, succede l'opposto: aumenta il debito pubblico quindi tendenzialmente aumentano i tassi sul medesimo, eccetera.

3. L'unico caso in cui 2. non vale è quando c'è equivalenza ricardiana perfetta. In questo caso, però, non solo c'è zero "stimolo" (la domanda aggregata rimane costante: ciò che lo stato spende in più lo risparmiano i cittadini, trasformando consumo in risparmio da investire in T-bills) ma ci sono i danni netti. Per due ragioni: le addizionali tasse future attese distorcono le decisioni (molta gente ad alto reddito e con una certa mobilità son certo che sta considerando oggi se spostarsi dagli USA per evitare la forte tassazione degli anni a venire ... pensa che a volte ci penso anche io!) ed il cambio nella composizione della domanda corrente che passa da domanda privata a domanda pubblica.

4. Dubito che la gente investa il 100% dei propri risparmi in debito pubblico (i dati, anche quelli correnti, lo negano) quindi una parte del risparmio che una riduzione d'imposta genererebbe si trasformerebbe o in riduzione della posizione debitoria di alcune famiglie (most welcome) o in investimenti nel settore privato.

P.S. Alle anime belle che vengono a spiegarci che 'sotto lo slogan nienté: per favore! Come vedete dietro allo "slogan" dell'appello ci sono dei ragionamenti. Ma è un appello - for christsake! - le pagine dei giornali costano e, comunque, inutile mettere in un annuncio pubblico il testo di un dibattito scientifico. O i politici hanno per caso il monopolio degli slogan vuoti, mentre noi dobbiamo sempre esprimerci con formule?

  Cambia quindi la composizione della domanda.

Senza dubbio. Però se accettiamo che lo Stato sia comunque deputato a fornire qualche bene pubblico (infrastrutture stradali e di comunicazione, sanità ?, istruzione ?) questo dovrebbe essere il momento adatto per qualche nuova iniziativa, non per fare un passo indietro, soprattutto perchè per effetto della recessione dovrebbe godere di un potere contrattuale più forte. Quindi sono d'accordo con quello che ha scritto recentemente Barro: la spesa aggiuntiva è ragionevole solo se supera il vaglio di una seria analisi costi-benefici; però per il motivo sopraddetto (idling resources) qualche progetto in più dovrebbe ragionevolmente passare, anche perchè il costo del capitale per lo Stato è inferiore a quello dei privati, oggi in particolare. Alla fine è più una questione microeconomica piuttosto che macro.

Analogamente se ciò che lo Stato ha fatto finora è economicamente ragionevole o necessario non c'è spazio per un taglio di imposte (senza riduzioni di spesa) per il motivo 3, ovvero che le imposte prima o poi si dovranno ripagare comunque. Tuttavia, visto che nella realtà le imposte non sono lump sum e non solo per quello , è altamente probabile che molti soggetti non si preoccupino molto delle imposte che dovranno pagare fra 10 anni (oppure che dovranno pagare i loro eredi).

Rimane il fatto che -T (indirettamente via +C/I) oppure G finiscono nella contabilità nazionale ed hanno un apparente effetto sul GDP e molti si fanno incantare da questa illusione (?) contabile. L'effetto sembra tangibile ed immediato (anche perchè, soprattutto di questi tempi, è difficile trovare un riscontro dell'eventuale crowding out nella contabilità nazionale) e gli effetti negativi si vedranno solo in futuro...

Ultimo punto: sul finire degli anni 90 il bilancio federale era in surplus e molti si preoccupavano che di lì a poco il debito pubblico si sarebbe estinto. Sarebbero così venuti a mancare le principali attività finanziarie a basso rischio che costituiscono il portafoglio base di molti investitori (vecchiette in primis). L'argomentazione di fondo era: non solo il debito pubblico non è una liability ma è addirittura un asset (più o meno come la moneta), almeno fino ad un certo punto. Girando la frittata: quale è il tasso di sconto corrente per determinare il burden del debito pubblico ? Il tasso medio ponderato dei contribuenti o quello dei titoli di stato ? Nel secondo caso è una partita di giro, ma nel primo non lo è (anche se l'onere aumenta tanto più alto è il premio per il rischio richiesto sul debito che a sua volta dipende dall'ammontare del debito stesso).

Ovviamente io non ho la risposta e sono piuttosto confuso. Però è meglio non sprecare le risorse (e questo vale anche per lo Stato).

 

O i politici hanno per caso il monopolio degli slogan vuoti, mentre noi dobbiamo sempre esprimerci con formule?

Si.

Altrimenti rischi di trovarti nello stesso mucchio con quelli che critichi qui.

O i politici hanno per caso il monopolio degli slogan vuoti, mentre noi dobbiamo sempre esprimerci con formule?

Si.

Altrimenti rischi di trovarti nello stesso mucchio con quelli che critichi qui.

Ouch! Mi sono tirato la zappa sui piedi, colpa mia. Almeno avessi evitato di aggiungere "vuoti", il diritto di usare gli slogan, qualche volta, avrei anche provato a difenderlo. Ma slogan vuoti no, non si può neanche provare. Okkei. Ritiro la frase.

Però, concedimi, che almeno le mie posizioni ho cercato di spiegarle. More will follow here as well.