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Con tutto il rispetto, Mr. President

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D'accordo su tutto, ma secondo me il problema non e' di carente analisi economica: e' squisitamente politico.

Supponiamo che la FED non si fosse fissata solo sul CPI, ma avesse considerato anche l'andamento degli assets prices: questo avrebbe condotto a un innalzamento dei tassi che avrebbe spinto l'incremento del CPI in zona negativa. La ragione e' ovvia, ed e' ricordata da Axel Leijonhufvud: una fetta considerevole dei prodotti al consumo e' prodotta in paesi (Giappone, Corea e Cina) che hanno cambi delle valute molto piu' rigidi di quelli previsti dal framework monetarista moderno, e quindi anche se con  l'abbassamento dei tassi sul dollaro i prezzi in dollari degli immobili crescono (assets inflation), quelli dei beni di consumo non rispondono allo stimolo e restano bassi (CPI stabile). Questo e' cio' che qualcuno ha chiamato "Bretton Woods II", e la definizione e' particolarmente accurata per la Cina la cui valuta non e' convertibile in conto capitale, esattamente come succedeva tra le maggiori economie tra la fine della seconda guerra mondiale (accordi di Bretton Woods) e gli anni '80. E infatti tutte le volte che sento policymakers criticare la "currency manipulation" dello Yuan, e nella frase successiva auspicare "una nuova Bretton Woods", mi chiedo se non siano affetti da Multiple Personality Disorder...

Il problema pero' e' che eliminare questa rigidita' dei cambi, anche ammesso di riuscire a convincere i suddetti partner commerciali asiatici ad adottare cambi liberamente fluttuanti (e dopo l'esperienza del Giappone dopo la rivalutazione con l'accordo del Plaza non sara' facile), causerebbe una forte riduzione del finanziamento del disavanzo di bilancio in USA, forzando quell'innalzamento dei tassi che la FED e il Tesoro USA evitano come la peste, oggi ancor piu' di ieri. Ed e' qui il nodo politico: nessuno, ne' la precedente amministrazione ne' quella attuale, sembrano capaci di dire al pubblico americano che la pacchia e' finita, i consumi andranno ridotti per tornare ad accumulare capitale, e la cinghia dovra' essere tirata di qualche tacca.

Good point, I agree.

Solo un dettaglio. Non credo che solo l'import dalla Cina abbia aiutato a tenere il CPI sotto controllo. L'immigrazione ha giocato anche il suo ruolo, via salari. Ma son dettagli.

By the way, la perfetta descrizione che Enzo (ed Axel) fanno della situazione commercio estero, fa capire perché la spiegazione "ufficiale" dell'eccesso di liquidità nel mercato USA basata sul "saving glut", (spiegazione che in Fed va per la maggiore, guarda caso!) faccia acqua da tutte le parti.

Non solo perché, se fosse vera, non si capisce perche il glut non abbia invaso il Giappone, la Germania, la Francia o persino l'Italia!

Non solo perché, come ha osservato Alberto Bisin, se davvero c'era tutta questa liquidità che arrivava dalla Cina, la Fed avrebbe dovuto fare ciò che i manuali insegnano, ossia sterilizzarla riducendo la creazione interna di liquidità.

Non solo perché il saving glut c'era, in teoria, anche DOPO che la Fed ha alzato i tassi (ossia nel 2005, 2006, 2007 ...) mentre i dati mostrano che il credito al consumo, mortgage in particolare, è calato precipitosamente appena i tassi son cresciuti.

Ma anche, e soprattutto, perché la catena di eventi causali è quella che Enzo descrive: tassi bassi in USA => espansione credito USA => consumatori USA si indebitano => consumatori USA consumano, usando il debito, beni prodotti in Cina => profitti e trade surplus cinese aumenta => consumi in Cina repressi mentre il PIL aumenta => risparmio cinese aumenta.

There you go. You wanted the model? That's the model. Just fill in the symbols and give credits where they belong.