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Con tutto il rispetto, Mr. President

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  Cambia quindi la composizione della domanda.

Senza dubbio. Però se accettiamo che lo Stato sia comunque deputato a fornire qualche bene pubblico (infrastrutture stradali e di comunicazione, sanità ?, istruzione ?) questo dovrebbe essere il momento adatto per qualche nuova iniziativa, non per fare un passo indietro, soprattutto perchè per effetto della recessione dovrebbe godere di un potere contrattuale più forte. Quindi sono d'accordo con quello che ha scritto recentemente Barro: la spesa aggiuntiva è ragionevole solo se supera il vaglio di una seria analisi costi-benefici; però per il motivo sopraddetto (idling resources) qualche progetto in più dovrebbe ragionevolmente passare, anche perchè il costo del capitale per lo Stato è inferiore a quello dei privati, oggi in particolare. Alla fine è più una questione microeconomica piuttosto che macro.

Analogamente se ciò che lo Stato ha fatto finora è economicamente ragionevole o necessario non c'è spazio per un taglio di imposte (senza riduzioni di spesa) per il motivo 3, ovvero che le imposte prima o poi si dovranno ripagare comunque. Tuttavia, visto che nella realtà le imposte non sono lump sum e non solo per quello , è altamente probabile che molti soggetti non si preoccupino molto delle imposte che dovranno pagare fra 10 anni (oppure che dovranno pagare i loro eredi).

Rimane il fatto che -T (indirettamente via +C/I) oppure G finiscono nella contabilità nazionale ed hanno un apparente effetto sul GDP e molti si fanno incantare da questa illusione (?) contabile. L'effetto sembra tangibile ed immediato (anche perchè, soprattutto di questi tempi, è difficile trovare un riscontro dell'eventuale crowding out nella contabilità nazionale) e gli effetti negativi si vedranno solo in futuro...

Ultimo punto: sul finire degli anni 90 il bilancio federale era in surplus e molti si preoccupavano che di lì a poco il debito pubblico si sarebbe estinto. Sarebbero così venuti a mancare le principali attività finanziarie a basso rischio che costituiscono il portafoglio base di molti investitori (vecchiette in primis). L'argomentazione di fondo era: non solo il debito pubblico non è una liability ma è addirittura un asset (più o meno come la moneta), almeno fino ad un certo punto. Girando la frittata: quale è il tasso di sconto corrente per determinare il burden del debito pubblico ? Il tasso medio ponderato dei contribuenti o quello dei titoli di stato ? Nel secondo caso è una partita di giro, ma nel primo non lo è (anche se l'onere aumenta tanto più alto è il premio per il rischio richiesto sul debito che a sua volta dipende dall'ammontare del debito stesso).

Ovviamente io non ho la risposta e sono piuttosto confuso. Però è meglio non sprecare le risorse (e questo vale anche per lo Stato).