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Con tutto il rispetto, Mr. President

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Il mio argomento dice che è fra fine 2001 ed inizio 2002 che la Fed si fa prendere dal panico e spinge i tassi troppo bassi. Non solo, ho anche argomentato varie volte che l'errore più grave fu quello di mantenerli bassi per un tempo molto lungo e di convincere i mercati che era arrivata l'era dei tassi bassi. Quindi, per quanto mi riguarda, ciò che conta è quanto succede, roughly, fra metà 2002 e lo scoppio della bolla. Idem per il caso degli anni '90: la critica che io ed altri avanziamo è che post LTCM (ossia, '98) la Fed va in tilt e le sue azioni sono guidate puramente dal desiderio di tenere in piedi i corsi degli assets.

Dunque la Banca Centrale è in grado di tenere i tassi artificialmente bassi per un tempo indeterminato. Questo influenza positivamente il prezzo degli assets (bonds in primis, il cui prezzo è direttamente influenzato dai tassi di interesse, prezzi delle case e delle azioni). Anche il tasso di crescita del GDP ne trae beneficio. La recessione a cavallo tra il 2001 e il 2002 è molto contenuta (mild recession). L'economia USA riparte rapidamente assieme ai prezzi degli assets. Da notare che i capital gains sui prezzi degli assets spesso diventano utili di bilancio e finiscono nel reddito nazionale e nel GDP. E' noto che gli utili delle società finanziarie hanno raggiunto il 40% dei profitti complessivi. Ulteriore feedback positivo sui prezzi delle azioni e la bolla si gonfia (cresce il rapporto E/P e migliora anche lo yield ratio perchè i tassi sono bassi). Un ulteriore feedback positivo è prodotto dalla progressiva riduzione del risk premium.  Se la recessione è piuttosto blanda e la crescita riparte subito significa che la volatilità del tasso di crescita è bassa. Questo, assieme ai bassi tassi di interesse, induce gli operatori ad accollarsi rischi crescenti a prezzi decrescenti: la volatilità dei mercati finanziari si riduce. Da un certo momento in avanti il risk premium diventa temporalmente incoerente: gli utili finanziari che hanno beneficiato dell'aumento del prezzo degli assets perdono questo atout che comincia invece a fornire un contributo negativo e inizia un percorso a ritroso. Tanto più la molla si è caricata prima tanto più si deve scaricare poi. E' ragionevole pensare che se il risk premium si avvicina a zero la sua successiva risalita possa produrre effetti devastanti sul prezzo degli assets: sia in termini quantitativi, sia per quanto riguarda la velocità di reazione. Quello che in precedenza era un feedback positivo si trasforma in negativo. Aggiungerei pure che le cartolarizzazioni dei crediti hanno introdotto un ulteriore effetto accrescitivo, rispetto a quanto avveniva in precedenza. Attraverso le cartolarizzazioni infatti sono stati trasformati in strumenti negoziabili delle attività che prima non lo erano. Questo ha massicciamente beneficiato i profitti finanziari nella fase espansiva (in passato gli effetti della crescita dei mutui sarebbero stati rilevati on accrual, come margine di interesse). Ora sta devastando i bilanci delle banche ancora più rapidamente,  in modo incontrollabile e mai sperimentato in precedenza. In passato gli effetti delle insolvenze si sarebbero registrati ex post e un po' alla volta. Oggi si sono scaricati sui bilanci quasi istantaneamente e in anticipo rispetto alla effettiva realizzazione, attraverso la svalutazione dei titoli cartolarizzati che scontano il flusso atteso dei cash flows futuri (comprese le insolvenze attese) a tassi che incorporano un risk premium che si è rapidamente accresciuto.

Yup! Quella la storia. Sottolineo in particolare

Da notare che i capital gains sui prezzi degli assets spesso diventano utili di bilancio e finiscono nel reddito nazionale e nel GDP. È noto che gli utili delle società finanziarie hanno raggiunto il 40% dei profitti complessivi.

Pensavo, sino ad ora, di essere stato l'unico a notare questo aspetto della cosa, ossia che parte della crescita del GNP degli anni 2002-2007 NON ESISTE. Era quanto sopra ed era anche il "valore aggiunto" del settore edilizio, che veniva calcolato a prezzi enormemente gonfiati e che quindi NON ESISTEVA! Poca gente sembra rendersi conto che i "guadagni di produttivita'" degli anni scorsi erano, in buona parte, fasulli. Quel GNP non esisteva, quindi un calo sostanziale è INEVITABILE a seguito della caduta dei prezzi delle case e delle azioni, anche se si producessero esattamente le stesse cose di prima e nella stessa quantità! Amadeus, non t'immagini quanti distinti signori con PhD non capiscono questa cosa, abbastanza banale!

P.S. Ma tu sei lo stesso che ha scritto il commento sul 10% di regalino a chi compra la casa, o c'è qualcuno che usa lo stesso sinonimo per burlarsi di noi scrivendo di tanto in tanto cose strane? :-)

Confermo sono sempre io. Nessuno è perfetto. Non mi risulta che qualcuno utilizzi lo stesso nickname.

La logica del commento non è molto diversa da questo: flussi che influenzano il prezzo degli stocks e relativo feedback. Concordo che uno stimolo fiscale che dura solo per l'anno corrente difficilmente avrà un effetto permanente (ma io questo non lo avevo scritto), nè posso ovviamente escludere che se qualcuno si compra una casa nuova dovrà astenersi dal comprare qualcos'altro. D'altra parte avevo iniziato dicendo che dissentivo solo un pochino.