Titolo

Con tutto il rispetto, Mr. President

14 commenti (espandi tutti)

Gilberto, questa storia non la conoscevo. Visto che del tema brevetti ed innovazione mi occupo seriamente, avresti dei riferimenti esatti da darmi? Va bene un email, che i dettagli tecnici non credo interessino a tutti.

Per Marco: posso dirti che hai torto su tutto, proprio tutto quanto hai scritto nel commento anteriore?

A partire dal titolo, arrogantino assai vista la paucità delle argomentazioni che seguono, sino ad affermazioni tipo "la IP centralizzata" a segnalare che non so se hai letto il post di Pagano, ma certo non l'hai capito. NON sta proponendo né di centralizzare né di statalizzare nulla! Sta proponendo di COMPRARE i brevetti a PREZZI DI MERCATO e poi renderli pubblici, come il bene pubblico che sono. Nella stessa maniera che, per esempio, si spendono soldi pubblici per comprare un parco, metterlo in ordine e poi aprirlo al pubblico, perché di BENE PUBBLICO si tratta. Oppure, nella stessa maniera in cui si finanzia la ricerca di base con soldi pubblici, per poi renderla disponibile a chiunque la voglia usare: perché di bene pubblico si tratta e più gente usa la conoscenza disponibile, meglio stiamo. Lo stesso vale, che ti piaccia o meno, per la conoscenza economica anche se, purtroppo, sembra che sia difficile far capire alla gente i principi più elementari quando questi vanno contro radicati pregiudizi.

Idem per gli altri esempi che fai, tutti confusi, tutti sbagliati, tutti incoerenti. Francamente: tutti abbiamo il diritto di dire le nostre opinioni però bisognerebbe smetterla di parlare a vanvera di cose che non si capiscono. Sul gas, guarda caso, già ha chiarito Gilberto.

Più in generale, la tua roboante affermazione

Però io affermo, e sfido a provarmi il contrario, che il "nocciolo" dell'idea di BO, di stimolare la crescita di un mercato che senza incentivi non sarebbe "interessante" sia un'idea sballata, o di non senso economico.

prova da sola il contrario di quanto afferma! Visto che "sfidi" a provarti il contrario, eccoti la banale "prova" che l'affermazione precedente è incoerente.

Quanto ci vuole a capire che per creare incentivi all'attività X (che senza incentivi NON sarebbe conveniente) occorre tassare l'attività Y (che conveniente lo è, altrimenti il "grasso" da tassare dove lo si troverebbe?) rendendola quindi meno conveniente? Qualsiasi cattiva idea imprenditoriale può essere resa "conveniente" sussidiandola a sufficienza e rovinandone una o più altre, so what? È bello fare danno a Y solo perché X ci sta simpatico?

Che doti supernaturali ha il politico per saper fare i calcoli che gli altri non sanno fare e capire cos'è conveniente che gli imprenditori di loro non sanno capire? Non le ha, le doti. Cerca solo voti foraggiando gli amici propri a danno degli amici altrui. Il fatto che fra le mille fregnacce che sussidia facendo danno, ogni tanto, per puro e rarissimo caso, ce ne sia mezza che ogni dieci anni magari funziona, non prova nulla. Meglio, prova il mio punto: che il politico capisce molto meno dell'imprenditore medio perché se quest'ultimo riuscisse a beccarla giusta solo una volta su mille, saremmo tutti a far la fame!

Per ogni stronzata che riceve sussidi (quindi, per ogni imprenditore incapace e parassitico che tali sussidi riceve, magari perché ha saputo oliare bene il politico di turno) ne esiste almeno un'altra che stronzata non è, che è economicamente conveniente, che è portata avanti da produttori non parassitici ma "sfruttati" e che, evidentemente, non hanno i santi in parlamento a proteggerli. Questi imprenditori vengono tassati per tenere in piedi gli incapaci. Punto, fine.

P.S. Chiedo personalmente scusa a John Maynard Keynes per i suoi seguaci odierni. Ne ha dette tante di cose poche coerenti, persino troppe. Ma era uno lucido assai e non si merita di veder continuamente usare il proprio nome per coprire argomenti e cause che non solo non hanno nulla a che vedere con lui ma che non hanno né capo né piedi.

Michele già altre volte hai scritto che ti occupi di brevetti, ritengo  sarebbe estremamente interessante aprire una discussione sui brevetti magari prendendo spunto dal post di BO per un articolo dedicato. Io personalmente ritengo che i brevetti spesso bloccano l'innovazione invece che promuoverla, ma alle volte sembro una mosca bianca e vengo preso per pazzo e invece mi piacerebbe confrontarmi. Per esempio sui brevetti detenuti e mai realizzati o portati alla commercializzazione

 

p.s. ma Quando dormi ?

Raf: fanno male a darti del pazzo, a mio avviso hai ragione tu, e non solo a mio avviso. Questo punto di vista, minoritario anni fa, sta prendendo sempre più piede fra chi si occupa della questione con attenzione, sia economisti teorici che applicati che, cosa interessante, giuristi ed avvocati. Anzi, se devo misurare dagli inviti che ricevo, l'onda sta salendo più rapidamente nel campo legale che in quello economico.

Su brevetti ed innovazione ho scritto così tanto professionalmente, negli ultimi dieci anni, che quasi mi viene la nausea e cerco di evitarlo in circostanze, diciamo, più leggere come questa di nFA. Ma i fatti della politica, ultimamente, mi stanno spingendo a farlo sempre di più per cui lo farò, un giorno o l'altro, anche qui. È materia delicata, però, per cui temo di tediare e non so quanto rapidamente troverò il tempo adeguato ... per qualche ragione la crisi ed i miti che l'accompagnano mi tentano intellettualmente di più, sarà il solito effetto novità.

Nel frattempo, per i più curiosi, raccomando la lettura (previo acquisto :-) anche se la versione originale è disponibile in rete sia sul sito mio che sul quello del mio coautore, David K. Levine) del libro che David ed io abbiamo pubblicato circa cinque mesi fa per Cambridge University Press, Against Intellectual Monopoly. È scritto in maniera relativamente accessibile, anche se abbiamo cercato di essere rigorosi. Se poi rimane la curiosità, c'è sempre una vasta bibliografia con valanghe di lavori, fra cui una dozzina o più dei nostri.

P.S. Quando mi viene sonno dormo, a dire il vero. Non soffro di insonnia, solo vado a letto più tardi della media e mi sveglio ... parecchio dopo il canto del gallo (a quello del vicino ho sparato io!).

Ecco un paio di link da Greenpeace (mica saranno contro l'ambiente pure loro, no?) che parlano di come il bando di un prodotto che ormai non garantiva piu' un ritorno economico molto elevato ha creato dal nulla una meravigliosa occasione di business.

Qui si ripercorre l'atteggiamento della DuPont verso il bando dei refrigeranti che danneggiano l'ozono:

http://archive.greenpeace.org/ozone/greenfreeze/moral97/6dupont.html

Qui si prendono in esame quali aziende producevano i composti accusati di danneggiare lo strato di ozono:

http://archive.greenpeace.org/ozone/chlorine/index.html

In particolare qui c'e' un commento che mi sento di condividere:

http://archive.greenpeace.org/ozone/chlorine/1chlor.html

"Chemical companies have dictated the progress of the Montreal Protocol and measures to protect the ozone layer. In doing so, they have been able to switch from making money from CFCs to making money from CFC replacements. For these companies, the ozone hole has been a gold mine. The ozone crisis has meant a change to new products selling at premium prices. It has meant investments in new plants and revitalised marketing activity. It has injected commercial life into a "mature" low profit bulk chemicals market. The change, as long as it was slow enough, was good for business. "

Il link della DuPont che ribadisce che i nuovi prodotti sono "roba sua" l'ho messo nel precedente messaggio.

Intendiamoci: non credo che la storia del buco dell'ozono sia stata una bufala totale. Credo pero' che le dimensioni della campagna stampa che ci fu all'epoca confrontata col silenzio attuale ed il risultato del monopolio messo in piedi indichino che la possibilita' che qualcuno delle aziende interessate ne abbia "approfittato" ed abbia "soffiato sul fuoco" per aiutare ad ottenere questo nuovo monopolio non sia poi cosi' remota.

 

 

Intendiamoci: non credo che la storia del buco dell'ozono sia stata una bufala totale. Credo pero' che le dimensioni della campagna stampa che ci fu all'epoca confrontata col silenzio attuale ed il risultato del monopolio messo in piedi indichino che la possibilita' che qualcuno delle aziende interessate ne abbia "approfittato" ed abbia "soffiato sul fuoco" per aiutare ad ottenere questo nuovo monopolio non sia poi cosi' remota.

Occhio pero' ad usare l'eco mediatico come termometro per l'importanza (o peggio ancora, la veridicita') di un certo fenomeno, sia esso il buco dell'ozono, l'effetto serra, il millenium bug o il pittbull assassino. I giornali diventano ogni giorno meno bravi a capire di cosa e' effettivamente importante parlare e di cosa no. In Italia, ad esempio, abbiamo passato il punto di non ritorno da anni. 

Certo, c'e' gente abile a "soffiare sul fuoco" come dici tu ma non significa che il crollo rapido di un'onda mediatica segni necessariamente la fine dei problemi o sia indice di un problema inventato. A napoli hanno ancora monnezza che esce da tutti i pori nonostante i giornali abbiano smesso di parlarne istantaneamente da un giorno all'altro dopo le prime mosse del governo. Oggi non si parla d'altro che del dl sul caso englaro, mentre il disegno legge sulla giustizia e' passato assolutamente inosservato. Dobbiamo dedurre che uno sia meno importante dell'altro?

La storia dell'ozone e dei brevetti e' come minimo far fetched (Ah, se solo fossi senza peli sulla lingua come Michele! potrei dire che e' una belinata bella e buona che fa il paio con gli UFI e i complotti delle torri gemelle!). Il trattato di Montreal e' abbastanza universalmente riconosciuto come esempio effettivo  policy internazionale ed e' proprio anche grazie ad esso se esistono ora strutture come Kyoto o IPCC.

L'ozono e' risalito dopo il ban dei prodotti a rischio:

a, Measurements of effective equivalent stratospheric chlorine (EESC, in parts per trillion; solid black line) through to 2005 indicate that the Montreal Protocol and its amendments are succeeding in reducing atmospheric chlorine loading. The dashed line represents projected stratospheric chlorine loading through to 2050 based on compliance with the existing agreements. Highest EESC is estimated to have occurred in 1996–98. b, Two-dimensional (solid lines) and three-dimensional (all symbols except filled circles) model estimates of past and future total column ozone levels for 60° S–60° N (Box 1). Filled circles are measured ozone amounts from satellites. The models show general agreement with respect to ozone depletion and recovery when averaged over this large region.

Da: Nature 441, 39-45 (4 May 2006) The search for signs of recovery of the ozone layer. EC Weatherhead & SB Andersen

Certo ci sono altri fattori che complicano le cose (per esempio l'insorgenza di skin cancer non e' diminuita, probabilmente perche' aumenta l'esposizione al sole e perche' comunque e' un fenomeno indiretto che richiede tempi piu' lunghi)

Ho dei dubbi, forti, già espressi al prof. Pagano, che l'acquisto dei brevetti da parte dello stato a "prezzi di mercato" sia fattibile. Ad esempio, il prezzo di mercato del mio brevetto su un tipo di mattone forato in materiale plastico, per me vale almeno 20.000.000,00 di euro, per chi lo dovesse comprare potrebbe valere 0 o 30.000.000,00 di euro, di cui un terzo a lui. Taccio sul pensiero che l'acquisto dei brevetti riguardi il campo farmaceutico (poggiolini dice niente ?). Per questo quest'idea non mi piace, nient'altro.

Io ho sfidato su una sola idea, (l'auto "ecologica"), non su tutto quello che a BO passa in mente, o a BS, o a GT.

Sui disincentivi a mezzo tassazione, ti faccio notare che in Europa, pur avendo delle tassazioni pazzesche sui carburanti, non esiste ancora un mercato dell'auto elettrica.

Io  non ho mai nè parlato, nè richiesto un incentivo economico a produrre, ma una decisione politica che consenta di bypassare l'attuale impasse sulle auto elettriche, impasse costituito dalle batterie e dai tempi di ricarica.

Sulla tua risposta alla mia domanda posso anche convenire, in quanto generica e posta in un ottica precisa e inconfutabile, ma ripeto, mi dimostri che lo sviluppo dell'auto elettrica è una fesseria ? Che tale sviluppo, pur sostenuto a chiacchere da tutti fino ad oggi, non è possibile senza una decisione "politica" ? Ovvero che lo sviluppo di un "mercato" attualmente inesistente possa avvenire in seguito a fattori esterni al "mercato"? (come JMK sosteneva a proposito della domanda).

Che poi, l'industria dell'auto stia lì con il cappello in mano a chieder soldi non è certo colpa mia, come non è colpa mia se poi glieli danno, ma questa è un'altra storia.

 

Il contenuto di questo commento mi sembra ben diverso da quello che avevo criticato, quindi se queste sono le cose che intendi ho meno rimostranze ... però qualcuna ce l'ho ancora :-)

- Acquisto brevetti: come in tutte le aste o gli acquisti di beni privati con soldi pubblici ci si accorderà volontariamente su di un prezzo. L'agenzia governativa che dovesse acquisire i brevetti dovrà cercare di individuarne un valore "credibile" e/o costruire dei mercati dove un prezzo si possa determinare. Se a quel prezzo gli imprenditori vogliono vendere, vendono, se non vogliono vendere non vendono. In fondo, non è detto che 15M in tasca con certezza oggi siano peggio di 30M in tasca domani con probabilità .5 e 0M in tasca domani con probabilità .5. In sostanza, se il problema è quello di come si determina il valore dei brevetti da acquisire abbiamo fatto un passo avanti.

- Inoltre, davvero: se secondo te un'agenzia governativa non riesce a mettere in moto meccanismi che possano determinare il valore di brevetti già in essere e sperimentati, come è possibile credere che un'altra, o la stessa, sappia individuare accuratamente quali sono i nuovi mercati da aprire e fomentare via incentivi, oppure no? In altre parole, perché una agenzia sarebbe completamente stupida, non sapendo fare cose che molti altri esseri umani fanno già visto che esiste un mercato dei brevetti, mentre un'altra sarebbe così geniale da riuscire a fare cose che pochi o nessuno sanno oggi fare? Non lo trovi contradittorio?

- Disincentivi e mancanza mercato macchina elettrica: QED! Nonostante tutti i disincentivi fiscali (i quali, noto, hanno una motivazione soprattutto in termini di esternalità, non per fomentare l'auto elettrica, almeno tali erano le motivazioni originali e sino all'altro giorno) il mercato non c'è ancora. Ulteriore prova che usare la leva fiscale e degli incentivi per creare mercati può fare molto danno (perché distorce i prezzi) senza alcun beneficio (nemmeno nasce il nuovo mercato che in teoria si vorrebbe creare).

- Lo stesso argomento si applica per quanto riguarda batterie ed impasse: quale ostruzione politico-legislativa esiste alla creazione spontanea di tale mercato, se fosse conveniente?

- Io non voglio provare nulla, non ho un'opinione né a favore né contro le auto elettriche. Io noto solo che, a meno di ostruzioni/proibizioni legislative e barriere all'entrata create da posizioni di monopolio, se produrre/vendere una cosa conviene, di solito qualcuno lo fa. Quando piove all'improvviso, i cinesi che vendono ombrelli spuntano sempre, o no? Idem in questo caso. L'onere della prova è tuo: devi provare che le auto elettriche sono economicamente convenienti e che non nascono solo perché manca la mano pubblica che elimina una qualche deficienza dei mercati. Quale, poi?

- Di nuovo, davvero ragazzi, lasciamo stare il povero Maynard su queste cose! Mi scoccia fare il professore, ma trovo veramente fuori posto attribuirgli tutto ed il contrario di tutto a nostro piacere.  Ripeto: ne ha dette tante e si è anche contradetto spesso, ma non le ha dette TUTTE! Che io sappia non è mai stato un sostenitore dell'infant industry argument (che è quello che tu sostieni, se capisco bene). Non che siano mancati i sostenitori di tale argomento (già Adam Smith li criticava nelle parti finali della Wealth of Nations) ma io non ricordo testi di JMK dove sostenesse questa posizione. Ovviamente non ho letto tutto quanto ha scritto, quindi sono disposto a ricredermi di fronte all'evidenza, ma il "meglio" che ho trovato è questo

“I sympathize, therefore, with those who would minimize, rather than those who would maximize, economic entanglement between nations. Ideas, knowledge, art, hospitality, travel—these are the things which should of their nature be international. But let goods be homespun whenever it is reasonably and conveniently possible; and, above all, let finance be primarily national.”

Un po' pochino, no?

Non ti rispondo ulteriomente sui brevetti: abbiamo modi diversi di intendere le cose su questo punto (io, personalmente sono favorevole all'accorciamento della vita dei brevetti, anche questo l'ho fatto presente), ma il mondo è bello perchè è vario, guai se la pensassimo tutti allo stesso modo.

Sulla "sfida" alla dimostrazione della convenienza a produrre auto elettriche ti potrei anche rispondere, ma l'argomento è lungo, tocca molti aspetti legislativi e non, però sulla parte finale della domanda ti dico questo: già ho detto, e vari autorevoli comentatori hanno riportato note qui su NFA, che il collo di bottiglia "tecnico" e non tecnologico, è "il carburante": le batterie: sono pesanti, lente di ricarica, costose. Allo stato attuale solo un sistema di "battery exchange" potrebbe far funzionare il sistema: si stanno scaricando le batterie, vado in una stazione di rifornimento, lascio le mie batterie, me ne danno altre già cariche, vado via. Tralascio tutti gli altri sistemi intermedi (le ricarico a casa, in ufficio, in area di sosta). Questo tipo di sistema , denominato battery exchange service, (l'unico al momento che sembra degno) ha bisogno della politica: leggi che regolino il sistema, lo tutelino, parlino dello smaltimento, diritti, etc., con il solo accordo volontario delle case costruttrici e di distribuzione non funzionerebbe. Questa è la deficienza da eliminare, sic et simpliciter, il resto già c'è. Anche il mercato già c'è, manca solo questo dettaglio senza il quale nessuno si muove, o esplora strane strade (toyota-prius, un non-sense).

Nella prima parte del mio commento originale ho riportato già un caso di "creazione" di un mercato a causa di una decisione politica, se ti interessa ho risposto anche a quelle che per me sono fantasise ricostruzioni (ed avendo partecipato ai primi sviluppi della tecnologia a R410 sono anche sorpreso della fantasia di Greenpeace, o eravamo tutti citrulli, o noi il complotto non lo abbiamo mai visto).

Sulla discussione su JMK ti rimando al post di AB sul derby, lì troverai tutte le risposte, e altre ne arriveranno -).

la risposta sull'auto elettrica è molto semplice : allo stato attuale l'auto elettrica non conviene, così come non conviene lo scooter elettrico e non conviene la bici elettrica .

Sui campi da golf invece le auto elettriche convengono così come convengono i muletti elettrici nelle fabbriche . Che io sappia non esistono agevolazioni fiscali o interventi dello stato in questi ultimi 2 casi

Spero di non intervenire a sproposito sulla questione ma proprio in questi giorni mi son trovato a leggere un libro molto interessante che credo sia noto alla gran parte dei presenti vale a dire Thinking Strategically Avinash K. Dixit, Barry J. Nalebuff, in un capitolo del libro si affronta il "caso QWERTY" cioè quella particolare disposizione delle lettere sulle tastiere che inizialmente fu introdotta per particolari vantaggi che essa presentava sulle macchine da scrivere. Successivamente questa tecnologia si è trasferita anche ai PC nonostante fosse venuto meno il vantaggio iniziale, e nonostante alcuni studi dimostrino che disposizioni diverse siano più efficenti. Questo effetto sembra essere dovuto a quello che gli autori definiscono "l effetto dello stare dalla parte del più forte" in cui nessun singolo utilizzatore vuole sopportare il costo del cambiamento( se il 90% di dattilografi usa QWERTY e il 90% di tastiere sono QWERTY il singolo dattilografo non ha convenienza a specializzarsi su altre disposizioni, "credo sia questa l idea intuitivamente"). Da tutto ciò quindi sembra potersi ricavare una conclusione di questo tipo:

-l innovazione tecnologica si sviluppa tramite un procedimento del tipo "trial and error" , il mercato seleziona le innovazioni economicamente vantaggiose  scartando quelle inefficenti; il vantaggio che inizialmente ha consentito l affermarsi di una certa tecnologia potrebbe nel tempo venir meno(ad esempio per QWERTY  viene meno il problema di incastro dei martelletti della macchina da scrivere) a questo punto però la grande diffusione raggiunta da tale tecnologia rende non vantaggioso per i singoli agenti adottare individualmente tecnologie migliori, si rende dunque necessario un coordinamento che il mercato da solo (sembrerebbe) non consentire.

Nel nostro caso delle "tecnologie verdi" potremmo trovarci in una situazione simile? E se fosse cosi provvedimenti politici come incentivi, stimoli ecc. potrebbero aiutare a superare l impasse o esistono soluzioni migliori?

-l innovazione tecnologica si sviluppa tramite un procedimento del tipo "trial and error" , il mercato seleziona le innovazioni economicamente vantaggiose  scartando quelle inefficenti; il vantaggio che inizialmente ha consentito l affermarsi di una certa tecnologia potrebbe nel tempo venir meno(ad esempio per QWERTY  viene meno il problema di incastro dei martelletti della macchina da scrivere) a questo punto però la grande diffusione raggiunta da tale tecnologia rende non vantaggioso per i singoli agenti adottare individualmente tecnologie migliori, si rende dunque necessario un coordinamento che il mercato da solo (sembrerebbe) non consentire.

In realta' una tastiera diversa dalla QWERTY presenta vantaggi molto marginali, anche perche' tutti ormai si sono abituati a usare quella. L'ultima cosa che vorrei e' un decreto che rende obbligatorio per legge l'uso di una tastiera ABCDEF o di quella Dvorak, che ogni qualche decennio viene ritirata fuori tra l'indifferenza generale; accetterei magari incentivi pecuniari a usarla, ma esattamente da dove lo stato prenderebbe i soldi per convincermi?

In realta' una tastiera diversa dalla QWERTY presenta vantaggi molto marginali, anche perche' tutti ormai si sono abituati a usare quella.

Magari! tutti i giorni mi tocca fare QWERTY -> AZERTY and back! appena mi distraggo un po' metto q ovunque.

Questo é un punto di vista. Altri, con argomenti solidi, sostengono tesi diverse.

Il libro di Avinash e Nalebuff è pieno di cose interessanti, ma l'eternamente ripetuta storia della tastiera QWERTY è un mito metropolitano, diffuso purtroppo anche da accademici quali Paul David, con quasi nessuna base reale.

Mentre è vero che le ragioni della scelta di QWERTY sono ora scomparse assieme alla macchina da scrivere, è vero che la presunta superiorità dello switch over a un'altra disposizione di tasti è pura fantasia, come hanno dimostrato gli unici due che sono andati a fare i conti seriamente, ossia Liebowitz e Margolis.

Più in generale, mentre esiste una vasta letteratura TEORICA sulle possibili inefficienze del mercato nella selezione e sviluppo delle tecnologie in presenza di esternalità di rete ed alti costi di coordinamento, letteratura a cui a suo tempo io pure contribuii, esiste scarsissima o quasi nulla evidenza EMPIRICA che tali fenomeni si manifestino in realtà ed in modo persistente.

Detto altrimenti: mentre è teoricamente vero, sembra succedere per valori dei parametri che non corrisposdono a quelli del mondo in cui viviamo. Questo non vuol dire che non succede mai, vuol solo dire che l'onere della prova è su chi sostiene che stia succedendo. Questo vale per le macchine elettriche come per le tastiere "alternative".