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Con tutto il rispetto, Mr. President

8 commenti (espandi tutti)

Il contenuto di questo commento mi sembra ben diverso da quello che avevo criticato, quindi se queste sono le cose che intendi ho meno rimostranze ... però qualcuna ce l'ho ancora :-)

- Acquisto brevetti: come in tutte le aste o gli acquisti di beni privati con soldi pubblici ci si accorderà volontariamente su di un prezzo. L'agenzia governativa che dovesse acquisire i brevetti dovrà cercare di individuarne un valore "credibile" e/o costruire dei mercati dove un prezzo si possa determinare. Se a quel prezzo gli imprenditori vogliono vendere, vendono, se non vogliono vendere non vendono. In fondo, non è detto che 15M in tasca con certezza oggi siano peggio di 30M in tasca domani con probabilità .5 e 0M in tasca domani con probabilità .5. In sostanza, se il problema è quello di come si determina il valore dei brevetti da acquisire abbiamo fatto un passo avanti.

- Inoltre, davvero: se secondo te un'agenzia governativa non riesce a mettere in moto meccanismi che possano determinare il valore di brevetti già in essere e sperimentati, come è possibile credere che un'altra, o la stessa, sappia individuare accuratamente quali sono i nuovi mercati da aprire e fomentare via incentivi, oppure no? In altre parole, perché una agenzia sarebbe completamente stupida, non sapendo fare cose che molti altri esseri umani fanno già visto che esiste un mercato dei brevetti, mentre un'altra sarebbe così geniale da riuscire a fare cose che pochi o nessuno sanno oggi fare? Non lo trovi contradittorio?

- Disincentivi e mancanza mercato macchina elettrica: QED! Nonostante tutti i disincentivi fiscali (i quali, noto, hanno una motivazione soprattutto in termini di esternalità, non per fomentare l'auto elettrica, almeno tali erano le motivazioni originali e sino all'altro giorno) il mercato non c'è ancora. Ulteriore prova che usare la leva fiscale e degli incentivi per creare mercati può fare molto danno (perché distorce i prezzi) senza alcun beneficio (nemmeno nasce il nuovo mercato che in teoria si vorrebbe creare).

- Lo stesso argomento si applica per quanto riguarda batterie ed impasse: quale ostruzione politico-legislativa esiste alla creazione spontanea di tale mercato, se fosse conveniente?

- Io non voglio provare nulla, non ho un'opinione né a favore né contro le auto elettriche. Io noto solo che, a meno di ostruzioni/proibizioni legislative e barriere all'entrata create da posizioni di monopolio, se produrre/vendere una cosa conviene, di solito qualcuno lo fa. Quando piove all'improvviso, i cinesi che vendono ombrelli spuntano sempre, o no? Idem in questo caso. L'onere della prova è tuo: devi provare che le auto elettriche sono economicamente convenienti e che non nascono solo perché manca la mano pubblica che elimina una qualche deficienza dei mercati. Quale, poi?

- Di nuovo, davvero ragazzi, lasciamo stare il povero Maynard su queste cose! Mi scoccia fare il professore, ma trovo veramente fuori posto attribuirgli tutto ed il contrario di tutto a nostro piacere.  Ripeto: ne ha dette tante e si è anche contradetto spesso, ma non le ha dette TUTTE! Che io sappia non è mai stato un sostenitore dell'infant industry argument (che è quello che tu sostieni, se capisco bene). Non che siano mancati i sostenitori di tale argomento (già Adam Smith li criticava nelle parti finali della Wealth of Nations) ma io non ricordo testi di JMK dove sostenesse questa posizione. Ovviamente non ho letto tutto quanto ha scritto, quindi sono disposto a ricredermi di fronte all'evidenza, ma il "meglio" che ho trovato è questo

“I sympathize, therefore, with those who would minimize, rather than those who would maximize, economic entanglement between nations. Ideas, knowledge, art, hospitality, travel—these are the things which should of their nature be international. But let goods be homespun whenever it is reasonably and conveniently possible; and, above all, let finance be primarily national.”

Un po' pochino, no?

Non ti rispondo ulteriomente sui brevetti: abbiamo modi diversi di intendere le cose su questo punto (io, personalmente sono favorevole all'accorciamento della vita dei brevetti, anche questo l'ho fatto presente), ma il mondo è bello perchè è vario, guai se la pensassimo tutti allo stesso modo.

Sulla "sfida" alla dimostrazione della convenienza a produrre auto elettriche ti potrei anche rispondere, ma l'argomento è lungo, tocca molti aspetti legislativi e non, però sulla parte finale della domanda ti dico questo: già ho detto, e vari autorevoli comentatori hanno riportato note qui su NFA, che il collo di bottiglia "tecnico" e non tecnologico, è "il carburante": le batterie: sono pesanti, lente di ricarica, costose. Allo stato attuale solo un sistema di "battery exchange" potrebbe far funzionare il sistema: si stanno scaricando le batterie, vado in una stazione di rifornimento, lascio le mie batterie, me ne danno altre già cariche, vado via. Tralascio tutti gli altri sistemi intermedi (le ricarico a casa, in ufficio, in area di sosta). Questo tipo di sistema , denominato battery exchange service, (l'unico al momento che sembra degno) ha bisogno della politica: leggi che regolino il sistema, lo tutelino, parlino dello smaltimento, diritti, etc., con il solo accordo volontario delle case costruttrici e di distribuzione non funzionerebbe. Questa è la deficienza da eliminare, sic et simpliciter, il resto già c'è. Anche il mercato già c'è, manca solo questo dettaglio senza il quale nessuno si muove, o esplora strane strade (toyota-prius, un non-sense).

Nella prima parte del mio commento originale ho riportato già un caso di "creazione" di un mercato a causa di una decisione politica, se ti interessa ho risposto anche a quelle che per me sono fantasise ricostruzioni (ed avendo partecipato ai primi sviluppi della tecnologia a R410 sono anche sorpreso della fantasia di Greenpeace, o eravamo tutti citrulli, o noi il complotto non lo abbiamo mai visto).

Sulla discussione su JMK ti rimando al post di AB sul derby, lì troverai tutte le risposte, e altre ne arriveranno -).

la risposta sull'auto elettrica è molto semplice : allo stato attuale l'auto elettrica non conviene, così come non conviene lo scooter elettrico e non conviene la bici elettrica .

Sui campi da golf invece le auto elettriche convengono così come convengono i muletti elettrici nelle fabbriche . Che io sappia non esistono agevolazioni fiscali o interventi dello stato in questi ultimi 2 casi

Spero di non intervenire a sproposito sulla questione ma proprio in questi giorni mi son trovato a leggere un libro molto interessante che credo sia noto alla gran parte dei presenti vale a dire Thinking Strategically Avinash K. Dixit, Barry J. Nalebuff, in un capitolo del libro si affronta il "caso QWERTY" cioè quella particolare disposizione delle lettere sulle tastiere che inizialmente fu introdotta per particolari vantaggi che essa presentava sulle macchine da scrivere. Successivamente questa tecnologia si è trasferita anche ai PC nonostante fosse venuto meno il vantaggio iniziale, e nonostante alcuni studi dimostrino che disposizioni diverse siano più efficenti. Questo effetto sembra essere dovuto a quello che gli autori definiscono "l effetto dello stare dalla parte del più forte" in cui nessun singolo utilizzatore vuole sopportare il costo del cambiamento( se il 90% di dattilografi usa QWERTY e il 90% di tastiere sono QWERTY il singolo dattilografo non ha convenienza a specializzarsi su altre disposizioni, "credo sia questa l idea intuitivamente"). Da tutto ciò quindi sembra potersi ricavare una conclusione di questo tipo:

-l innovazione tecnologica si sviluppa tramite un procedimento del tipo "trial and error" , il mercato seleziona le innovazioni economicamente vantaggiose  scartando quelle inefficenti; il vantaggio che inizialmente ha consentito l affermarsi di una certa tecnologia potrebbe nel tempo venir meno(ad esempio per QWERTY  viene meno il problema di incastro dei martelletti della macchina da scrivere) a questo punto però la grande diffusione raggiunta da tale tecnologia rende non vantaggioso per i singoli agenti adottare individualmente tecnologie migliori, si rende dunque necessario un coordinamento che il mercato da solo (sembrerebbe) non consentire.

Nel nostro caso delle "tecnologie verdi" potremmo trovarci in una situazione simile? E se fosse cosi provvedimenti politici come incentivi, stimoli ecc. potrebbero aiutare a superare l impasse o esistono soluzioni migliori?

-l innovazione tecnologica si sviluppa tramite un procedimento del tipo "trial and error" , il mercato seleziona le innovazioni economicamente vantaggiose  scartando quelle inefficenti; il vantaggio che inizialmente ha consentito l affermarsi di una certa tecnologia potrebbe nel tempo venir meno(ad esempio per QWERTY  viene meno il problema di incastro dei martelletti della macchina da scrivere) a questo punto però la grande diffusione raggiunta da tale tecnologia rende non vantaggioso per i singoli agenti adottare individualmente tecnologie migliori, si rende dunque necessario un coordinamento che il mercato da solo (sembrerebbe) non consentire.

In realta' una tastiera diversa dalla QWERTY presenta vantaggi molto marginali, anche perche' tutti ormai si sono abituati a usare quella. L'ultima cosa che vorrei e' un decreto che rende obbligatorio per legge l'uso di una tastiera ABCDEF o di quella Dvorak, che ogni qualche decennio viene ritirata fuori tra l'indifferenza generale; accetterei magari incentivi pecuniari a usarla, ma esattamente da dove lo stato prenderebbe i soldi per convincermi?

In realta' una tastiera diversa dalla QWERTY presenta vantaggi molto marginali, anche perche' tutti ormai si sono abituati a usare quella.

Magari! tutti i giorni mi tocca fare QWERTY -> AZERTY and back! appena mi distraggo un po' metto q ovunque.

Questo é un punto di vista. Altri, con argomenti solidi, sostengono tesi diverse.

Il libro di Avinash e Nalebuff è pieno di cose interessanti, ma l'eternamente ripetuta storia della tastiera QWERTY è un mito metropolitano, diffuso purtroppo anche da accademici quali Paul David, con quasi nessuna base reale.

Mentre è vero che le ragioni della scelta di QWERTY sono ora scomparse assieme alla macchina da scrivere, è vero che la presunta superiorità dello switch over a un'altra disposizione di tasti è pura fantasia, come hanno dimostrato gli unici due che sono andati a fare i conti seriamente, ossia Liebowitz e Margolis.

Più in generale, mentre esiste una vasta letteratura TEORICA sulle possibili inefficienze del mercato nella selezione e sviluppo delle tecnologie in presenza di esternalità di rete ed alti costi di coordinamento, letteratura a cui a suo tempo io pure contribuii, esiste scarsissima o quasi nulla evidenza EMPIRICA che tali fenomeni si manifestino in realtà ed in modo persistente.

Detto altrimenti: mentre è teoricamente vero, sembra succedere per valori dei parametri che non corrisposdono a quelli del mondo in cui viviamo. Questo non vuol dire che non succede mai, vuol solo dire che l'onere della prova è su chi sostiene che stia succedendo. Questo vale per le macchine elettriche come per le tastiere "alternative".