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Economie ad alta intensità di conoscenza: il supermoltiplicatore.

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Professore, benvenuto, io e Axel Bisignano (gli unici due keynesiani del sito, almeno fino ad oggi -) si sentono meno soli).

Però io non credo che sia interessante un WRO, quanto una minore durata dei diritti, altrimenti entreremmo in una altra trappola: quella di chi vuol vendere brevetti, magari prossimi alla scadenza, o brevetti semplicemente inutili, con accordi sottobanco, per cui potremmo cadere dalla padella nella brace: le lobby intorno al WRO per rifilare di tutto, oltre che rischiare che paesi "emergenti", ma di fatto già produttori planetari, come la Cina, facciano la parte del leone.

Invece una minore durata dei brevetti (cinque anni, ad esempio) renderebbe tutto più fluido e semplice, io impresa avrei interesse a "spremere" il brevetto con prezzi concorrenziali e non monopolistici, per gli altri, volendo, cinque anni non sono niente.

Sullo stimolo della domanda aggregata, tramite una condivisione della conoscenza, inoltre, esprimo un dubbio: siamo in un momento di "trappola della liquidità", almeno per le PMI, le banche hanno soldi, ma non li mollano nemmeno per sbaglio, che me ne faccio io di "brevetti pubblici" se il mio problema è pagare i debiti ? Ovviamente, dal mio punto di vista, questo vale anche per altre politiche "pensate" e discusse: abbiamo dato i denari alle banche, che se li sono tenuti, stiamo dando il denaro ai costruttori di auto, che forse stimoleranno la domanda a breve, ma non sappiamo quanto la deprima alla lunga, non è che stiamo agendo dal lato sbagliato dell'equazione ?

A mio parere, l'unica "pensata" keynesiana in questo periodo è quella del Presidente Obama, che intende "sovvenzionare" un mercato (quello ambientale) di scarso appeal, ma soprattutto dai profitti ancora incerti, e dai costi ancora elevati. Non sarebbe il caso di approfondire questo stimolo di una domanda (ambientale) attualmente bassa ? Non porterebbe questo a un moltiplicatore keynesiano ?

Invece una minore durata dei brevetti (cinque anni, ad esempio) renderebbe tutto più fluido e semplice, io impresa avrei interesse a "spremere" il brevetto con prezzi concorrenziali e non monopolistici, per gli altri, volendo, cinque anni non sono niente.

Probabilmente dipende, andrebbe considerato caso per caso. E' chiaro che, in generale, inprimo luogo diminuendo la durata dei brevetti diminuisce il guadagno atteso dagli investimenti in ricerca e sviluppo. In secondo luogo, non capisco perchè "spremere" il brevetto significa fare prezzi concorrenziali... semmai potrebbe essere l'esatto contrario. In terzo luogo, non c'è un po' di contraddizione tra il sostenere che cinque anni per chi detiene il brevetto sono "abbastanza" per farlo fruttare adeguatamente, mentre sono "niente" per chi deve aspettare... ancora una volta, dipenderebbe dai casi specifici e, ancora una volta, per determinare la durata ottimale di ciascun brevetto servirebbe moltissima informazione.

A mio parere, l'unica "pensata" keynesiana in questo periodo è quella del Presidente Obama, che intende "sovvenzionare" un mercato (quello ambientale) di scarso appeal, ma soprattutto dai profitti ancora incerti, e dai costi ancora elevati. Non sarebbe il caso di approfondire questo stimolo di una domanda (ambientale) attualmente bassa ? Non porterebbe questo a un moltiplicatore keynesiano ?

 

Hehehe... ci riproviamo? ;-)

La mia proposta non pretende affatto di essere l'unica per fronteggiare la crisi e la strada ambientale é certamente interessante (anche se lo spettacolo dei produttori di automobili diventati estremisti ecologisti mi lascia davvero perplesso anche perché dovrei rottamare la mia opel astra che ha solo 15 anni e a cui sono molto affezionato). 

Le lobby (di proprietari IPR come quelle di recenti ecofurbi) sono sempre un problema ogni volta che si cerca di intervenire nell'economia ma penso che sarebbe possibile trovare una soluzione magari seguendo il filo di quanto indicato da Matteo dell'Amico.

Non capisco invece l'argomento relativo allo scarso stimolo sulla domanda aggregata. L'iniezione di liquidità va direttamente a finanziare imprese produttive e innovative (saltando la trappola di assorbimento di liquidità delle banche) che, se vendono gli ipr, sono poi costrette a investire rapidamente da una rivitalizzata concorrenza mentre la imprese concorrenti si trovano con del nuovo capitale intellettuale disponibile a costo zero (che ha chiari effetti espansivi).

Accorciare il tempo dei brevetti senza negoziato e senza compenso non mi trova in linea di principio affatto contrario ma non sarebbe affatto opportuno in una situazione di crisi: per esempio porterebbe ad un immediato ulteriore crollo azionario delle imprese detentrici dei brevetti.