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A bientôt, Oscar

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@DoktorFranz:

1) "senza favori ai soliti noti e, soprattutto, in presenza di una seria legislazione antitrust e di una rigorosa applicazione delle norme."

E che c'entrano casa, popolo delle libertà, padrone delle libertà e Libero (solo di nome visto che è il servilissimo e feroce manganello cartaceo del suo padrone) con le tue per altro degnissime opinioni?

2)Se Giannino vuole difendere il mercato senza predicare così così e razzolare malissimo potrebbe fare come montanelli ai tempi della voce. così ci dimostrerà se nel mercato ci sa stare, sempre che poi un mercato editoriale ci sia davvero. ma io rispondo di si ricordandomi di svariati commenti ed articoli che, in tempi non sospetti e su questo sito, dichiaravano la sostanziale mancanze di barriere d'ingresso nel mercato editoriale (presupponendo quindi l'esistenza di un mercato che alle regole del mercato risponde e non a quelle di RCS, De Benedetti o del padrone delle libertà altrui). quindi che Giannini dimostri quello che vale (e quello che valgono le sue idee in termini di vendite perchè, come dici tu, non bisogna per forza sostenere l'obbligo di pubblicazione).

P.S.: se Giannino si sente offeso dal trattamento che si dimetta. così non contribuirà come vice direttore a farsi stipendiare da un giornale che "si dichiara liberista e poi si trasforma in cooperativa per prendere i soldi nostri". insomma, stare in mezzo ai briganti e fingere di essere un nobile ed illuminato borghese ottocentesco non è la mossa giusta.

E che c'entrano casa, popolo delle libertà, padrone delle libertà e Libero (solo di nome visto che è il servilissimo e feroce manganello cartaceo del suo padrone)

Io ero rimasto che Libero era di proprieta' della Famiglia Angelucci, la stessa che e' proprietaria anche de "il Riformista" e che tento' di comperare anche "l'Unita'" a fine 2007.

Ti stai riferendo a loro, quando parli del "suo padrone"?

 

 

 

Chissà...

Corriere della Sera, 21 giugno 2006: ...Feltri dice che Angelucci è un editore rispettoso: «I miei rapporti con la famiglia sono corretti e cordiali. Non è mai successo che mi stoppassero qualcosa. Se vado a Roma ho a disposizione una casa e sono trattato come un principe. Da parte loro non c’è nessuna intromissione sulla linea del giornale. Cosa può volere di più un direttore? Anch’io cerco di essere corretto: sto molto attento in tema di sanità, non voglio ostacolare il loro lavoro. Insomma, siamo uomini di mondo, la libertà non è un valore assoluto. Così io sulle supposte non metto lingua. Dico la verità: non ne ho neanche voglia».
Anni fa, però, il direttore di Libero scrisse un editoriale per rispondere al collega del Tempo , Franco Bechis, che aveva realizzato un’inchiesta sulla sanità chiamando in causa gli Angelucci. Poi Bechis ha raccontato: «Giampaolo Angelucci mi disse "guai a toccare la mia famiglia, noi abbiamo Feltri e se si scatena lui..."». Feltri ricorda: «Bechis attaccò, furibondo, noi e i proprietari della testata. Io sono intervenuto per dirgli che nemmeno lui era figlio di nessuno. Ma poi, in Italia, quale giornale lo è?». E ancora, sempre senza scomporsi: «La frase di Angelucci a Fitto, "disponi di me come credi"? Io l’avrò detto 5 o 6 mila volte al telefono "sono a tua disposizione"». I soldi? «Ho scoperto oggi che anche noi abbiamo dato un contributo a Fitto: 75 mila euro, regolarmente a bilancio. Forse per quei 500 mila euro si poteva evitare l’arresto, chissà. Io cos’è successo non lo so, Giampaolo non l’ho sentito. Di solito discuto un paio di volte al mese col padre [1] , che ha la mia età, e ogni tanto con i figli. Si parla di giornale, promozioni, assunzioni, come con tutti gli editori che ho avuto. Ai quali, per altro, è successo di tutto. All’ Indipendente finì in manette l’amministratore, dopo poco che dirigevo il Giornale fu arrestato Paolo Berlusconi. Patacconi suicida. Ora Angelucci...

[1]

Il padre

Antonio Angelucci (Wiki)

Antonio Angelucci (Camera dei deputati)

 

Angelucci Bank, di Paolo Biondani, l'Espresso, 15 novembre 2007
Un rapporto di Bankitalia: dai re delle cliniche 200 mila euro estero su estero a Renato Farina.

Ora l'operazione misteriosa è nel mirino dei pm di Roma