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E rimetti a noi i nostri debiti ...

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Raccontare che una pessima situazione è invece eccellente, implicando quindi che al più sono necessari interventi marginali senza toccare l'impianto generale, è cosa che ha veramente conseguenze funeste.

Si tratta di posizioni conservatrici insensate e stupide, estremamente stupide una volta che si misura empiricamente e quantitativamente il declino dell'economia italiana dalla fine degli anni '80 ad oggi rispetto ad altri Paesi con mercati del lavoro funzionanti meglio, basta pensare al modello danese ma anche solo a Francia e Germania, tutti Paesi che sono cresciuti negli ultimi 15 anni circa quasi l'1% piu' dell'Italia ogni anno, in media.

Colgo l'occasione per fare alcuni commenti alla recente intervista in questione di Brunetta.

una mia convinzione: il mercato del lavoro italiano, al di là delle sue contraddizioni, è mirabile, funzionale, efficiente, flessibile, reattivo, intelligente, e a modo suo equo. Molto "italian", ma con più luci che ombre. Con tanta gente che rischia e troppi privilegi, d'accordo. Ma, per come è andato costruendosi nel dopoguerra, con un insieme di pesi e contrappesi, sotto l'influenza di forze imprenditoriali e sindacali, istituzioni, territori, culture, è il più efficace d'Europa. Relazioni industriali e ammortizzatori sociali compresi. Marco Biagi diceva che era il peggior mercato del lavoro

Io sto con Marco Biagi: il mercato del lavoro italiano e' tra i peggiori dei Paesi avanzati, forse il peggiore.

Si puo' concedere che, pur con uno Stato malfunzionante e male amministrato, pur con normative di pessima qualita' e spesso demenziali, il mercato del lavoro italiano ha comunque trovato un suo equilibrio, grazie anche al lassismo e l'inefficienza dello Stato nell'assicurare il rispetto delle sue stesse norme.

Ma con quale faccia tosta si puo' affermare che e' il piu' efficace d'Europa? Chiedo a Brunetta, su quali parametri? Il prodotto diviso il numero di abitanti in eta' da lavoro e' tra i peggiori d'Europa, la frazione di occupati (sommerso incluso, secondo le stime ISTAT) e' tra i peggiori d'Europa, come anche lo squilibrio tra occupazione maschile e femminile. La frazione di lavoro sommerso e' la maggiore d'Europa, e nell'economia non statale di terzo del Paese (il Sud) e' semplicemente mostruosa, dal 60% all' 80%, comparabile solo a realta' africane afflitte da grave sottosviluppo. Gli squilibri territoriali per disoccupazione e per incidenza del lavoro sommerso sono i peggiori d'Europa. La disoccupazione complessiva nazionale e' in tempi recenti inferiore a quella tedesca e francese, tuttavia c'e' una netta differenziazione territoriale che porta il Sud Italia (il 37% circa del Paese) ad avere la disoccupazione (dichiarata beninteso, parte importante sono lavoratori in nero che incassano o sperano in sussidi) piu' elevata di ogni altra macroarea comparabile in grandezza nel resto d'Europa.

In Italia lavorano in 22 milioni. Il tasso di occupazione media e quello femminile è un po' sotto lo standard europeo; ma, se si aggiungono i 3 milioni e mezzo del sommerso, siamo in pari.

Per quanto capisco, Brunetta sta farneticando. Nei rapporti ISTAT degli anni recenti si parla di 22-23 milioni di lavoratori, inclusivi di ~3 milioni in nero. E' vero che mentre le stime ISTAT parlano di un ~15% di sommerso, ci sono articoli di Schneider che stimano al 27% la frazione sommersa dell'economia italiana, quindi ci potrebbero essere altri 3 milioni di occupati in nero non conteggiati dall'ISTAT. Tuttavia l'economia sommersa non viene solo da lavoratori al 100% in nero, ma anche da lavoratori, specie pubblici, che fanno secondi lavori in nero (basta pensare alle lezioni private degli insegnanti). Secondo la CGIA di Mestre, anzi, i doppi lavori in nero sono addirittura responsabili della parte preponderante dell'evasione fiscale in Italia.

Anche fosse l'occupazione italiana comparabile con quella nord-europea, rimane che mediamente si tratta di occupazione meno produttiva, meno pagata (soprattutto al netto di tasse e contributi) e mediamente piu' sommersa.

domanda: Del sommerso c'è poco da rallegrarsi, non crede?
«Il sommerso è stato una scelta sociale implicita, che svolge una funzione soprattutto nei tempi di crisi. Il sommerso è un grande ammortizzatore sociale. Attenzione: non grido "viva il sommerso". Prendo atto della realtà».

Non capisco perche' Brunetta ritenga che il sommerso un ammortizzatore sociale. Sarebbe interessante mirurare se il sommerso aumenta in periodi di crisi, dagli studi di Schneider risulta estremamente costante negli ultimi anni. In periodi di crisi i profitti diminuiscono, e a me sembrerebbe che quindi diminuiscano anche gli incentivi a passare dall'economia legale a quella sommersa.

A me sembra piuttosto che il sommerso sia semmai un cinico grado di liberta' che l'economia italiana sfrutta piu' che in altri Paesi, in presenza di uno Stato tanto esoso come pressione fiscale e contributivo, tanto scadente nelle normative, quanto inefficiente e/o indolente nel far applicare le sue stesse leggi, almeno nella parte centro-meridionale. L'unico "merito" del sommerso italiano corrisponde al fatto che mentre in Germania e Francia ci sono elevati numeri di disoccupati sussidiati dallo Stato, in Italia molti dei sedicenti disoccupati in realta' lavorano in nero, ricevendo dallo Stato sussidi che sono nettamente inferiori o nulli.

«Noi abbiamo un buon sistema di ammortizzatori sociali. Certo, con figli e figliastri. Però capace di distinguere, di adeguarsi, di coprire tipologie diverse: i lavoratori delle imprese industriali, quelli del settore agricolo, i lavoratori a termine, gli autonomi, ognuno ha i propri strumenti: cassa integrazione ordinaria, cig straordinaria, cgis in deroga, indennità di mobilità, indennità di disoccupazione, ammortizzatori in deroga... Resta fuori un pezzo dei cocopro».

Oltre ai cocopro restano fuori anche i circa credo 3 milioni di lavoratori autonomi. Inoltre credo anche che siano beno poche protezioni, spesso nessuna, per i lavoratori delle piccole imprese.

Concludo concordando nella sostanza con le osservazioni di Brunetta contro la proposta di un sussidio generalizzato per la disoccupazione nell'Italia di oggi.  A causa delle drammatiche differenze regionali di produttivita', di livelli die prezzi, di occupazione e disoccupazione, un susssidio generalizzato sarebbe necessariamente troppo elevato a Sud e insufficiente a Nord. In particolare, nel Sud solo il 20-40% dell'economia non statale impiega lavoratori in regola, in prima approsismazione.  Se esistesse un sussidio generalizzato, buona parte di questa residua economia legale nel Sud Italia sarebbe sospinta ad incassare il sussidio e passare in nero. Essendo le risorse dello Stato limitate, il sussidio generalizzato sarebbe basso e inappropriato per il centro-nord Italia.

Tutto cio' non significa che un sussidio generalizzato, possibilmente regionale, non sia uno strumento appropriato e civile. Ma si tratta di uno strumento utile e non controproducente solo se 1) lo Stato controlla ad un livello decente la legalita' dell'economia, 2) se il livello viene fissato in misura appropriata alle condizioni economiche, regione per regione o provincia per provincia. In Italia, per non incentivare una parte del paese a vivere alle spalle dell'altra fornendo in cambio supporto alla peggiore classe politica dell'Europa e forse del mondo, sarebbe anche opportuno che il finanziamento del sussidio fosse strettamente locale e non centralizzato a Roma.