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Le previsioni di Bertolaso

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Mah, devo dire che anche a me il tutto sembra un classico nido di vespe nel quale è rischioso infilarsi. Questo non toglie che Bertolaso dica cose improbabili e che, forse, avrebbe dovuto dare un peso maggiore a quanto il funzionario sosteneva di poter prevedere. Nell'incertezza, ovviamente, si sta zitti ma si cerca di indagare più a fondo, cosa che se capisco non sembra esser stata fatta.

Ad ogni buon conto, trattasi di problema arduo su cui non me la sento di prendere posizione.

Invece, tanto per non star fuori di polemica, qualcosa mi sembra possibile dire su questo, ossia sul fatto che le regole di edificazione antisismiche in Italia sono o ridicole o regolarmente ignorate con il consenso degli organi dello stato. L'osservazione la devo a mia moglie che me l'ha fatta ieri sera comparando il tutto proprio a Los Angeles, come leggo fare al presidente della commissione Grandi Rischi, Barberi.

Ho dato un'occhiatina rapida e l'ultimo terremoto grande, in LA, è stato del 6.7 Richter (quello abruzzese era del 6.3). Avvenne il 17 Gennaio 1994. Nonostante la maggiore densità abitativa di quella zona rispetto all'Abruzzo - e le tecnologie più vecchie di 15 anni - i morti furono al più 1/3 di quelli di oggi (60, conto finale, mentre il Corriere dà 179 ed ovviamente cresceranno).

In Giappone, il grande terremoto di Kobe del 1995 era del 6.9 (la scala Richter è esponenziale) e fece 5000 morti, ma la densità della zona in cui avvenne è altissima. Anche lì, nel caso di un paio di edifici la cui caduta provocò un grande numero di morti, si parlò comunque di violazione delle regole di costruzione antisismiche.

Ecco, questo mi sembra il tema su cui gli italiani dovrebbero discutere. Ha due implicazioni politiche, una più immediata e l'altra più di fondo.

La immediata è che invece di fomentare la speculazione e la miseria con la estensione della casetta fai-da-te, il demagogo BS potrebbe spingere un piano antisismico nel meridione. Altro che ponte di Messina, questi sarebbero soldi pubblici con un rendimento sociale positivo.

La meno immediata è che la corruzione politico-amministrativa, l'arrangiarsi, la continua violazione di regole e leggi, l'arretratezza socio-economica ed anche civile, insomma il modus vivendi italico e dell'Italia meridionale in particolare, non sono cose "neutre" a cui far spallucce. Fanno male per davvero ed a molti: si pagano a mezzo di una vita quotidiana miserabile ma, a volte, anche con centinaia di morti e grande desolazione. I teorici dell'arrangiarsi e del "la corruzione non è il problema" (ossia, quelli che passano il tempo a criticare i "giustizialisti" come me) dovrebbero essere forzati a confrontarsi con le conseguenze delle loro scelte, che sono in parte anche queste. Ma non succederà, ovviamente. L'Italia mica cambia per un terremoto appenninico ... per parafrase il burocrate citato sopra "Bisogna saper convivere con le caratteristiche socio-morali del paese in cui si vive[va] ...". O no?

Da quel che ho sentito stamane il terremoto de L'Aquila era piu' lieve, 5.9, ma si e' manifestato piuttosto in superficie. Aggiungo: la cosa sconfortantemente italiana e' che si facciano polemiche sull'aver ignorato la possibile soluzione "miracolosa" ("il terremoto poteva essere previsto!") quando sarebbe molto piu' produttivo indagare seriamente le condizioni degli edifici nelle zone a rischio sismico elevato.

il terremoto de L'Aquila era piu' lieve, 5.9

Mi dispiace ma secondo il sito web dell'USGS che riporta i terremoti di tutto il mondo in diretta, quello delle 3:32 del mattino del 6 Aprile era proprio 6.3 Richter.

Un altro burocrate (Lunardi), diceva che con la mafia bisogna conviverci..

In effetti ho sentito ieri qualcuno in tv dire che, per la scossa che c'è stata, i danni sono apparsi estremamente pesanti. In particolare che anche le case nuove, che teoricamente avrebbero dovuto essere costruite come si deve in quelle zone, probabilmente non lo erano.

Il dibattito sul potere prevedere/non prevedere è probabilmente fuorviante (a un convegno qualche anno fa avevo sentito qualcuno dire che, per quello che era lo stato dell'arte, un terremoto poteva essere previsto al massimo mezz'ora prima).

Il punto vero non è tanto quello che fa lo "stato" dopo i terremoti (cioè arriva 5 minuti dopo ecc.), ma quello che fa nei periodi di "quiete". Esistono credo a bizzeffe dati sui rischi sismici dell'Italia ma, appunto, non mi pare vengano sistematicamente portati avanti piani di messa in sicurezza del territorio. Bertolaso, che dovrebbe conoscere bene questi problemi, non ha nulla da dire?

 

Anche io vorrei trattenermi dal fare polemiche: quei poveri anziani sdraiati in ripari di fortuna con una coperta sulle spalle, consapevoli che tutto quello che è rimasto loro sono solo gli indumenti che  hanno addosso mi fanno una pena e una tenerezza enorme... eppure, è proprio come dici tu:

La meno immediata è che la corruzione politico-amministrativa, l'arrangiarsi, la continua violazione di regole e leggi, l'arretratezza socio-economica ed anche civile, insomma il modus vivendi italico e dell'Italia meridionale in particolare, non sono cose "neutre" a cui far spallucce. Fanno male per davvero ed a molti: si pagano a mezzo di una vita quotidiana miserabile ma, a volte, anche con centinaia di morti e grande desolazione. I teorici dell'arrangiarsi e del "la corruzione non è il problema" (ossia, quelli che passano il tempo a criticare i "giustizialisti" come me) dovrebbero essere forzati a confrontarsi con le conseguenze delle loro scelte, che sono in parte anche queste. Ma non succederà, ovviamente. L'Italia mica cambia per un terremoto appenninico ... per parafrase il burocrate citato sopra "Bisogna saper convivere con le caratteristiche socio-morali del paese in cui si vive[va] ...". O no?

Da cittadino meridionale trovo quelle righe abbastanza veritierie: si pensa davvero che i nostri mezzucci siano non il modo con il quale perpetuiamo la nostra condizione di sottosviluppo, di cui dunque siamo in parte responsabili, bensì l'inevitabile attitudine che mostriamo per auto-risarcirci dei torti che, nell'autocommiserazione tipica del sud mentale in cui viviamo, riteniamo di aver sempre subito.

Sulle norme anti-sismiche io dico: passi pure che non le avessero le abitazioni private...ma la Prefettura? L'Ospedale? Le scuole? Ma se i centri nevralgici che istituzionalmente sono preposti a gestire l'emergenza sono essi stessa nell'emergenza che si fa?

Voglio vedere se si faranno i processi per stabilire chi come e perchè non ha fatto i lavori a norma, sempre che, ovviamente, una volta arrivati a sentenze di condanna, non si scopra come accaduto per casi analoghi, che alcuni imputati sono coperti dall'indulto.

Quando c'è stato il terremoto a San Giuliano di Puglia ho passato qualche giornata a chiedere ai miei amministratori dati sulle costruzioni scolastiche che frequentavano i miei figli, senza gran costrutto. Veramente non mi era mai venuto in mente che delle scuole potessero non essere costruite correttamente e con le apposite vie di fuga. Poi hanno fatto per un paio d'anni le esercitazioni.

Ora ho la figlia maggiore che frequenta un liceo cittadino. "Location" splendida in centro storico, con giardino interno, logge e terrazzi sui tetti, non c'è che dire. Se solo prende fuoco un cestino sono tutti in trappola, gran parte delle aule sono mansardate col tetto di legno e UNA sola uscita, sempre una sola è l'uscita per ogni piano, i corridoi sono stretti e lunghi e, dulcis in fundo, le finestre al piano terra sono munite di inferriate. Diversi muri sono pieni di crepe da cui cola una misteriosa gelatina verdastra (l'ho vista!).

Io lavoro in biblioteca, ho tonnellate di carta ferma, un impianto elettrico esterno in canalina e un piccolo estintore. Le finestre sono alte e c'è una sola uscita.

Non continuo. Solo una cosa: sono in provincia di Treviso, nell'ex-mitico Nord-Est.

 

 

Sono in Italia questi giorni e ho notato appesi sui muri del paesello i seguenti manifesti della Lega Nord

 

http://jordigalbiati.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/15158/basta_cemento2.gif

 

Pare li abbiano appiccicati un po' in tutta la Lombardia. Siccome questi signori sono nel governo che propone il cosidetto piano-casa, non sapevo bene se ridere o piangere. Poi l'Inter ha vinto, e mi sono messo a ridere.

concordo, con un paio di distinguo.

E' opportuno, come sempre e meritoriamente si fa su questo sito, avere un pò di dati in più. Ferma restando la prassi italica - esacerbata al meridione - di strabattersene delle regole, mi piacerebbe sapere quante delle case crollate sono 'storiche' (costruite diciamo prima del 1945?) e quanto sono 'moderne'. I crolli dei centri storici dei paesini sono infatti difficilmente da imputare alla corruzione e al mancato ottemperamento delle misure antisismiche. Per fare un'analisi seria del problema bisogna a mio avviso ottenere dati su: percentuale case 'vecchie'/case 'nuove'; popolazione residente nei due tipi di case; numero di decessi/feriti nei due tipi di case, etc.

Non per salvare nessuno dalle proprie responsabilità, né per sollevar il paese da una critica giustissima (le cose non si fanno, si fanno male, e poi si pagano le conseguenze); ma per fare un'analisi seria del problema.

Una discussione di questo tipo - sul patrimonio urbanistico italiano vecchio, recente, moderno, futuro - ha sicuramente molto più senso di un piano casa alla 'fatti il piano in più'. Ed è necessaria, in un paese in cui il patrimonio abitativo 'antico' è comunque rilevante e in cui, per ragioni socio-culturali, esiste una netta preferenza per abitare e/o lavorare in edifici storici nei centri storici delle città. In questo i pur sensati confronti con LA e con Tokyo hanno a mio avviso poca rilevanza: L'Aquila nel 2009 non è 'tecnologicamente 15 anni avanti' a LA nel 1994; Almeno per la parte storica, L'Aquila (e a maggior ragione i paesini intorno) è la stessa di 15 anni fa, se non si tengono in conto interventi di consolidamento/ristrutturazione.

Insomma, c'è da lavorare e da discutere. Per quanto sia ovvio - almeno ai miei occhi - che il piano casa è un salto nella direzione sbagliata, non è altrettanto ovvio - di nuovo, a me - cosa sia bene fare per avere un territorio sicuro ma che salvaguardi il patrimonio immobiliare esistente, e non solo i castelli, ma le casette dei nostri mille borghi (quando valga la pena salvaguardarlo).

Mia moglie, che da ragazzina ha vissuto il bradisismo dei Campi Flegrei (scosse continue ogni giorno, per 1-2 anni), mi racconta che periodicamente venivano visitati da ingegneri civili statali che verificavano (con quale grado di accuratezza, non so dire) la staticità degli edifici, le crepe, i rischi di crollo. In funzione di queste segnalazioni si sfollavano famiglie, si prevedevano interventi di consolidamento o di demolizione.

Nel caso di cui stiamo parlando, il territorio abbruzzese è sottoposto da mesi a continue sollecitazioni. Su Repubblica scrivono: "negli ultimi mesi, l'aquilano era già stato toccato da un centinaio di scosse, una ventina delle quali tra i 2 e i 3.9 gradi della scala Mercalli" (link). Peraltro l'intera catena appenninica è zona sismicamente a rischio, da sempre. La domanda da un milione di euro allora, forse, non è chiedersi quanti abusi edilizi, quanta edilizia scadente sotto il profilo antisismico c'era in zona (che poi, molti edifici sono vecchissimi e costruiti con pietra di montagna, che li rende inelastici alle sollecitazioni meccaniche). Ma il sistema dei controlli preventivi, non attivato dalle previsioni di questo sig. Giuliani e dalle sue analisi del radon, ma dalle continue scosse sismiche osservate, dov'era? Esiste in Italia una procedura preventiva di controllo del territorio? Oppure, si ritiene che controli stringenti in fase di rilascio del permesso a costruire, bastino per far sì che la qualità del construito rimanga elevata negli anni?

Vallo a dire a Berlusconi e a chi lo ha votato!
Ora c'è anche l'iniziativa di devolvere i soldi risparmiati con un election day ai terremotati che è lodevole. Tuttavia perché questa logica non la si applica sempre? Perché non esiste mai un'analisi costi benefici della spesa e degli investimenti pubblici incluso un elenco di priorità? Ma tempo fa non era crollato un tetto di una scuola? Non mi pare che si sia fatta una verifica di certe costruzioni ed edifici pubblici fatiscenti. Mi pare ovvio che invece di rilanciare l'economia con un piano casa elettorale che non serve a nulla i soldi si devono mobilizzare per la sicurezza e l'efficienza energetica non per dare 20% in più di cubatura (abusiva e non antisismica) alle villette...Ma se le priorità sono sempre altre, inclusi ponti sullo stretto e centrali nucleari in zone sismiche, non ci lamentiamo poi. Ma votando recentemente per Berlusconi, gli abruzzesi hanno sposato queste politiche o no? Si deve esser chiari: si preferisce ricostruire case ed edilizia popolare o chiese? Ristrutturare villette o costruire bene e mettere in sicurezza scuole ed edifici pubblici? Le risorse non sono infinite, bisogna dirlo a Berlusconi. Perchè un terremoto in Italia non è un Black Swan at http://mgiannini.blogspot.com/2009/04/is-earthquake-in-italy-really-black.htm

Il problema non e' un altro, e' sempre lo stesso

E non e' concentrato solo nel meridione: nell'alluvione dell'autunno '94 in Piemonte, gli stabilimenti della Ferrero che finirono allagati erano costruiti all'interno degli argini golenali, dove nessuno sano di mente andrebbe a costruire perche' durante le piene vengono allagati (ed erano stati ricostruiti esattamente dove erano stati allagati nel '48 anni prima, quindi non si poteva parlare di "imprevisto").