Titolo

Son fascisti o no?

3 commenti (espandi tutti)

Sulla regolarità dell'atto Maronista, i commenti precedenti hanno ragione: non si possono rimandare indietro quelli che chiedono asilo politico. Ergo, si sarebbe dovuto (e si dovrebbe) portare tutti a terra, scremare, e poi rimpatriare quelli che non hanno diritto all'asilo.

Sul razzismo: secondo me l'italiano medio più che razzista è un po' lento di comprendonio, in grado di abituarsi solo piano piano alla presenza dell'altro. Devo però dire che non posso portare prove particolarmente schiaccianti, solo aneddotiche. Però è un'intuizione che mi piaceva condividere, magari ha senso anche per qualcun altro.

Comincio con la mia esperienza idiosincratica e soggettiva: nei paesini della campagna veneta prima gli immigrati provenienti dall'africa erano "cattivi ruba-lavoro", poi semplicemente vicini di casa, colleghi, compagni di scuola. Magari son ancora strani, ma "xe anca boni fioi". Simile destino anche per chi veniva dall'Albania, mentre per il leghista medio il nemico oggi sono i Rumeni.

Aggiungo alcuni dati in ordine sparso:

Oggi, l'integrazione dei gruppi più vecchi tipo gli albanesi è molto superiore al passato --> vedi .

Inoltre il senso di discriminazione percepito dai non-italiani è meno alto di quanto uno si aspetterebbe, almeno tra coloro che sono regolari --> vedi .

Insomma, noi italiani siamo provinciali, e quando il mondo ci fa visita, ne abbiamo paura... ma poi alla fine capiamo che non è tutta sta tragedia (anche se molto lentamente e con un ciclo diverso per diverse categorie, tipo "overlapping generations" per capirci).

Ciò non vuol dire che va tutto bene perchè tanto domani i Rumeni saranno lasciati in pace perchè sostituiti da qualche altra etnia/nazionalità. Vuol però dire che l'italiano medio, prima sospettoso e propenso a veder il diverso come un nemico, diventa più insensibile alla diversità, e quindi incline ad accettare i non-italiani o gli italiani figli di non-italiani senza problemi, mano a mano che questi vengono integrati.

Certo, se da un lato questo lascia campo libero a chi cavalca il segmento crescente della "curva del razzismo" (il cui livello è destinato a restare grazie all'arrivo della generazione successiva di immigrati), dall'altro lato dice che la situazione non è irrecuperabile: aumentando l'integrazione non si danno solo agli immigrati i diritti che spettano loro, ma si diminuisce anche il razzismo dell'italiano medio.

A mi pare un punto di vista da considerare almeno come working hypothesis...

Francesco

Condivido l'idea, ma non so se sia così centrale nel problema.

E' ragionevole ipotizzare che in tutte le società, e non solo quella italiana, qualunque livello di sospetto/avversione verso un certo gruppo sia attenuato dalla sua progressiva integrazione. L'adattamento è nella natura umana.

Temo che quello che differenzia una società da un'altra sia piuttosto la curva di questo adattamento, e (forse soprattutto) il livello di disagio iniziale da cui parte.

Sono s'accordo, ma il mio punto era che forse in italia siamo più veloci di quanto sospettiamo.

A fronte di un meccanismo come questo:

più si spinge per leggi che mettono l'immigrato in condizione di portare avanti chiamiamola "una vita normale" --> più questa normalità avrà effetto sul "livello di accezione" degli abitanti dell'italico suol;

il mio punto era che in Italia questo meccanismo potrebbe avere un effetto più significativo che in altri paesi, e dunque investire in questo tipo di interventi poteva essere una soluzione privilegiata per diminuire i costi dovuti all'immigrazione.