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Son fascisti o no?

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Non è completamente ovvia perché non è ovvio che effettuare rimpatri - ovvero respingere alla frontiera le persone che non possiedono i requisiti di legge per entrare nel paese - sia atto tanto barbarico quanto alcuni lo fanno apparire. Lo si fa negli aeroporti USA, ed in quelli del resto del mondo, tutti i giorni: provate a sbarcare in quel di Pechino senza visto e magari senza passaporto. Lo si fa, ovviamente, alle frontiere terrene di ogni paese. Cosa c'è di diverso nel farlo al confine marittimo fra Italia ed i paesi del Nord Africa, Libia in particolare? Li riportano a casa sani e salvi, non li abbandonano di certo in mezzo al mare ... Fino qui, quindi, niente di male, a mio avviso.

Non sono d'accordo. Un eventuale asilante ha il diritto di fare domanda e lo fa ovviamente alla frontiera, alle autorità preposte. Ci sono prassi da rispettare, sulla base di convenzioni internazionali.
Mandare indietro un barcone con 200 persone è sbagliato perché tra i 200 potrebbero esserci 20 legittimi richiedenti d'asilo.
Il loro respingometo alla cieca puo' mettere a rischio la loro vita ed in effetti non è ammesso il respingimento nel paese di provenienza.
E' possibile eventualmente, dopo aver esaminato il caso, respingerlo ma mai nel paese da cui proviene, se in quei paesi vige la pena di morte, la tortura ed i diritti umano non sono rispettati.
Ma come si fa ad esaminare il caso se l'intero lotto di emigranti viene respinto?
Mi spiace ma l'atto è barbarico ed indegno di un paese civile.

Ma qui lo sappiamo, ... non svelo certo un segreto se dico che non lo siamo. No?

Francesco

 

 

non so granche del diritto d'asilo, quindi chiedo per capire.

Francesco, dici che

Un eventuale asilante ha il diritto di fare domanda e lo fa ovviamente alla frontiera, alle autorità preposte. Ci sono prassi da rispettare, sulla base di convenzioni internazionali.
Mandare indietro un barcone con 200 persone è sbagliato perché tra i 200 potrebbero esserci 20 legittimi richiedenti d'asilo.

Allora non capisco. Un eventuale asilante ha diritto di fare domanda, ma per farla deve arrivare alla frontiera. Ma se alla frontiera non ci arriva, il problema non si pone no? o mi sto perdendo qualcosa nel ragionamento?

Mi spiego: come diceva Michele, se io arrivo in US ho diritto a fare domanda per entrare, e lo faccio alla frontiera presentando il passaporto e magari il biglietto di ritorno, se non un visto. Ma se alla frontiera non ci arrivo perche al mio aereo non viene dato il permesso di atterrare, il problema non si pone nemmeno. Io non ho nemmeno fatto domanda di entrare.

Anche io non so molto del diritto internazionale sul diritto d'asilo. La prassi (che non so se ha fondamento di diritto) sembra essere quella che descrive Antonio: se metti un piede sul mio territorio allora puoi chiedere asilo, ma se ti becco in acque internazionali posso scaricarti da qualunque parte e tu non hai diritto a nulla.

Questa è, per esempio, la wet feet/dry feet policy che gli USA sotto Clinton hanno adottato verso l'emigrazione cubana, e che hanno mantenuto finora: un cubano che arriva sul territorio statunitense può chiedere asilo e questo gli viene concesso, se invece il cubano lo si trova per mare lo si riporta a casa sua o da qualche altra parte.

Non so quanto la politica ha scoraggiato l'immigrazione; di sicuro ha modificato i percorsi, dato che ora i cubani anziché affrintare il braccio di mare con la Florida su imbarcazioni precarie preferiscono andare in Messico e poi traversare la frontiera via terra.

Credo che alla fine succederà la stessa cosa anche da noi. Nonostante il rumore che si è fatto finora il numero di migranti intercettati per mare è molto basso rispetto all'entità del flusso migratorio irregolare (per quel che ne possiamo sapere; ovviamente i dati non sono molto precisi). Se la politica di intercettazione continuerà, i flussi migratori troveranno altre strade. Altrimenti, dopo la solita scorpacciata propagandistica pre-elettorale, si tornerà allo status quo.

Per quanto riguarda il fascismo degli italiani sul tema, non saprei. A me sembra che la xenofobia come strumento propagandistico funzioni più o meno dappertutto, anche se con alterne fortune. I periodi di crisi sono sempre stati periodi in cui la xenofobia cresce; vale per gli operai britannici che scioperano per mandar via gli italiani e vale per gli italiani che decidono di ignorare il possibile diritto all'asilo dei migranti.

Dunque mi sono messo a cercare sul sito del UNHCR. Ho trovato questo documento, che disciplina il soccorso in mare. Tra le altre cose leggo (pagina 8):

Diritto internazionale dei rifugiati
Se le persone soccorse in mare rendono nota l’intenzione di chiedere
asilo, devono essere applicati i principi fondamentali sanciti nel
diritto internazionale dei rifugiati. Il comandante della nave non è
responsabile della determinazione dello status delle persone a
bordo, ma egli deve comunque essere a conoscenza di tali principi

 

Quindi deve essere il richiedente a fare presente che vuole l'asilo politico?

Io invece ho guardato il sito della US Coast Guard. Dicono, tra le altre cose, questo:

Protection from political persecution and torture are important concerns for the U.S.  During the course of migrant interdictions, Coast Guard crews may encounter migrants requesting protection. The Department of State (Bureau of Population, Refugees, and Migration) and the Bureau of Citizenship and Immigration Services establish the policies in this area and handle all potential asylum cases on our cutters.

Ho provato a cliccare sui due links ma non ho trovato nulla. A me sembra di capire che ci sia un notevole margine di discrezionalità. Per esempio credo sia considerato accettabile che, qualora il migrante affermi che corre rischi in caso di rimpatrio, allora venga scaricato in un paese terzo.

per quel che so io, ha diritto di asilo politico chi è in grado di provare che nel proprio paese è vittima di discriminazioni, minacce, segregazione, tortura, detenzione o in ogni caso rischia l'incolumità, la libertà o la vita per motivi diversi dall'essere un criminale comune (scelte politiche, motivi religiosi, orientamento sessuale e simili).

chi sia in grado di provare ciò ha diritto di chiedere asilo per motivi politici o umanitari presso qualsiasi rappresentanza diplomatica italiana in tutto il mondo, comprese quelle presenti nel suo paese, e l'Italia ha il dovere, qualora ve ne siano le condizioni, di accogliere e proteggere il rifugiato.

di conseguenza, il somalo, maliano, senegalese, nigeriano può chiedere asilo politico all'Italia all'ambasciata italiana del suo paese, o a quella di uno qualunque dei paesi che attraversa per arrivare su una spiaggia libica, Tripoli compresa.

non è responsabilità dell'Italia (o di alcun altro paese terzo) ciò che gli accade nel tragitto, né è dovere della marina italiana di scortare in un porto italiano una qualunque imbarcazione trovata alla deriva in acque internazionali (in acque italiane invece sì).

respingere i barconi di clandestini, anche senza accertarsi della presenza a bordo di potenziali rifugiati, è un atto che a molti può parere brutale barbarico razzista e "fascista", ma di pure opinioni si tratta, in quanto perfettamente in regola con il diritto internazionale.

p.s.: siamo stati l'unico paese al mondo ad avere IL fascismo DOC, con appoggio entusiasta di gran parte dell'Italia per almeno 15 anni. quelli di adesso non sono fascisti, non ne sono nemmno capaci, anche se lo vorrebbero tanto (e non parlo soltanto dei partiti di governo, d'Alema e di Pietro sarebbero ottimi ducetti, ignoranti e arroganti il giusto). infatti, la versione moderna della legge Acerbo fa gola quasi a tutti......

Non vedo perchè preoccuparsi della vita solo dei presunti asilanti e non degli altri poveracci la cui vita è messa a repentaglio sui barconi. D' altra parte maggiore è il numero dei barconi che vengono accolti, maggiore è l' incentivo a intraprendere la rischiosa traversata del Sahara, a subire le angherie dei libici e i rischi mortali di tragiche traversate. Respingere i barconi all' origine, evitando che intraprendano la pericolosa traversata è in questa ottica un atto umanitario. L' origine di tutto questo sta nel rifiuto di aprire le frontiere a tutti quelli che vogliano entrare in Italia. Se l' Italia non ponesse ostacoli all' immigrazione dall' Africa sub-sahariana, invece di affrontare i gravi pericoli e gli ingenti costi della traversata, i poveracci che da noi vogliono immigrare potrebbero comprare sicuramente a prezzo molto inferiore  un biglietto aereo (magare di charter) e arrivare da noi senza incorrere pericolo alcuno. Per quelli poi che non sono in grado nemmeno di potersi pagare il biglietto potrebbe essere organizzato un ponte aereo. Ma perchè aspettare che coloro che hanno diritto all' asilo, in quanto soggetti a regimi crudeli e oppressivi che non rispettano i diritti fondamentali della persona, si presentino alle nostre frontiere? Se gli offrissimo l' asilo e l' immigrazione in punti di raccolta predeterminati, l' arduo e pericoloso tragitto potrebbe essere evitato. Ad esempio potremmo organizzare un punto di raccolta in Kenya per i 10 milioni circa di Somali o in Zambia per gli 11 milioni disgraziati abitanti dello Zimbabwe, o in un paese vicino per le seicentomila e passa vittime del terribile regime della Guinea Equatoriale. Se non siamo disposti a questo, protestare perchè fra i disgraziati nei barconi ci può essere qualcuno con diritto di asilo (ma perchè devono venire proprio da noi ad esercitarlo, invece che in uno dei paesi da loro attraversati prima di arrivare alla costa del Mediterraneo?) è pura sciagurata ipocrisia.