Titolo

Son fascisti o no?

8 commenti (espandi tutti)

Io penso, innanzitutto, che la domanda retorica posta come titolo è sbagliata: il fascismo era una cosa, il rifiuto della multietnicità è arrivato molto dopo, ed in ossequio all'alleato germanico,

Perdonami Marco ma ti sbagli. Il fascismo ha sempre rifiutato la multietnicità.Fin dall'inizio il suo scopo era quello di creare una "identità italica" che si rifacesse alle "comuni radici romane".

Un progetto, magari storicamente inesatto, ma molto logico: l'Italia in quanto nazione esisteva da poco e, al di là della retorica risorgimentale, non era "sentita" molto nè nel Nord-Est nè al Sud bisognava cioè "fare gli italiani".

Da subito il fascismo si è battuto per l'utilizzo di termini italiani al posto di termini stranieri e, siccome non sempre poteva occuparsene D'annunzio, abbia avuto gli orribili: "cialdino" per "cachet", "coda di gallo" per "cocktail" e "Luigi Braccioforte" per "Louis Armstrong"!

Nel nord-est si è tentato di italianizzare i cognomi di origine slovena-crota (o presunti tali) e per quello che hanno fatto in Alto Adige "c'è la menano"ancora.

Sul razzismo vero e proprio, ed in particolare l'antisemitismo, hai ragione è effettivamente arrivato dopo per l'influenza dell'alleato germanico. Però la mia mamma diceva sempre che uno gli amici se li sceglie, e se l'amico ti dice di buttarti nel pozzo non sei mica obbligato a farlo.

Intendo dire:la Bulgaria era alleata con l'Asse ma non ha perseguitato gli ebrei, ne tantomeno il suo Re ha firmato leggi razziali (solo i Savoia hanno questo imbarazzante primato).

Quindi la domanda ("siamo fascisti?") non mi sembra mal posta.

 

 

 

 

 

Mah, il fascismo era nazionalismo, e su questo non ci piove, quindi le varie affermazioni dell'italianità facevano parte della retorica del regime. Ma non c'era il rifiuto della multietnicità, c'era il mito dell'impero, della supremazia di Roma e ciarpame simile, ma l'impero (?) stesso era multietnico, a Napoli c'era un intero quartiere dedicato alle "genti d'oltremare", la provincia di Latina fu "colonizzata" dai veneti e dai libici (con risvolti quasi comici, tutt'oggi un borgo di Latina si chiama Borgo Sabotino e un altro Ansur el Axam...), nè poteva essere altrimenti, visto che l'Impero Romano (a cui il fascismo traeva ispirazione) era un impero assolutamente multietnico.

Cosa diversa è il razzismo, il Manifesto sulla difesa della razza è del 1938 (se non ricordo male), e quello di oggi mi sembra molto di più razzismo, piuttosto che fascismo. Da qui la mia contestazione.

cialdino" per "cachet", "coda di gallo" per "cocktail" e "Luigi Braccioforte" per "Louis Armstrong"!

Non le conoscevo queste traduzioni: 'so forti 'sti fascisti...

Sul razzismo siamo d'accordo ma forse io intendo la multietnicità come aspetto culturale.

Il fatto che a Napoli ci fosse un quartiere delle genti d'oltremare o che i libici abbiano fondato una città nell'agro pontino sono prove della natura non razzista del primo fascismo (soprattuto paragonata a quello che c'era in giro per l'Europa ai tempi) ma la multietnicità, intesa come rispetto della cultura forestiera e commistione con essa penso proprio fossero aborriti dal fascismo che si sforzava di creare "un italianità" ed un "orgoglio patrio" che non esisteva, ed in parte c'erano anche riusciti.

A riprova porto il tentativo di italianizzare il sud-tirolo. Che fossero austriaci di nascita non importava ,quindi non era una questione razziale, l'importante era che si comportassero in tutto e per tutto come italiani quindi una questione culturale, un rifiuto della multietnicità (almeno finche non subentro Hitler nella questione).

A proposito di razzismo: che fai i veneti li conti come stranieri ?:-o

la provincia di Latina fu "colonizzata" dai veneti e dai libici

 

la multietnicità, intesa come rispetto della cultura forestiera e commistione con essa penso proprio fossero aborriti dal fascismo che si sforzava di creare "un italianità" ed un "orgoglio patrio" che non esisteva, ed in parte c'erano anche riusciti.

A riprova porto il tentativo di italianizzare il sud-tirolo. Che fossero austriaci di nascita non importava ,quindi non era una questione razziale, l'importante era che si comportassero in tutto e per tutto come italiani quindi una questione culturale, un rifiuto della multietnicità (almeno finche non subentro Hitler nella questione).

Certamente il Fascismo aborriva la multietnicità ma mi domando quale Stato (con forse la sola eccezione della Svizzera) a quei tempi non coltivasse il nazionalismo e aborrisse la multietnicita' al suo interno. Non va dimenticato che G.Mazzini considerava (per iscritto) i sudtirolesi di lingua tedesca ma "facili ad italianizzare". Quello era lo spirito dei tempi.

L'affermazione della multi-etnicita' come qualita' positiva e' fenomeno molto recente, forse lo si puo' far risalire agli anni dopo il 1960 negli USA. S.Huntington mostra a mio parere in maniera convincente che gli USA erano una nazione con fortissima identita' etnico-religiosa WASP ad inizio 1900. Non mi ricordo le date dell'evoluzione multi-etnica secondo SH, ma io le collocherei dopo il 1960.

Ritornando al Fascismo, sarebbe corretto caratterizzarlo per gli elementi da cui si differenziava dai sistemi politici coevi, senza prendere a riferimento la realta' odierna che e' molto diversa.  Gli elementi che distinguevano il Fascismo sono disprezzo e abolizione della democrazia multi-partitica, il concetto di Stato etico e corporativo e cosi' via. C'erano pulsioni razziste nel Fascismo ma ripeto bisognerebbe confrontare coi regimi coevi per vedere se erano caratteristiche che distinguevano veramente il Fascismo. Anche i socialdemocratici svedesi avevano e implementavano programmi eugenetici in passato.

Ritornando al Fascismo, sarebbe corretto caratterizzarlo per gli elementi da cui si differenziava dai sistemi politici coevi, senza prendere a riferimento la realta' odierna che e' molto diversa.  Gli elementi che distinguevano il Fascismo sono disprezzo e abolizione della democrazia multi-partitica, il concetto di Stato etico e corporativo e cosi' via. C'erano pulsioni razziste nel Fascismo ma ripeto bisognerebbe confrontare coi regimi coevi per vedere se erano caratteristiche che distinguevano veramente il Fascismo. Anche i socialdemocratici svedesi avevano e implementavano programmi eugenetici in passato.

Ribadisco quanto rispondevo a Marco. Sono perfettamente d'accordo che il fascismo non fosse (almeno inizialmente) caratterizzato dal razzismo. Però era contrario alla multietnicità, come altri ma qui stiamo parlando del fascismo, perchè la sua "missione" era la creazione di un sentimento "patrio" (che sarebbe stato funzionale al corporativismo), ergo la domanda di Michele non mi sembra fuori luogo.

Non va dimenticato che G.Mazzini considerava (per iscritto) i sudtirolesi di lingua tedesca ma "facili ad italianizzare".

Dopo "Quaresma è il nuovo C.Ronaldo" è la previsione più sballata che abbia mai sentito.... :-D

C'erano pulsioni razziste nel Fascismo ma ripeto bisognerebbe confrontare coi regimi coevi per vedere se erano caratteristiche che distinguevano veramente il Fascismo.

Concordo. Non a caso tutti si ricordano e giustamente condannano le leggi razziali contro gli ebrei, ma nessuno si ricorda che per le colonie fu emanato un corpus legislativo rigidamente segregazionista, che prevedeva tra l'altro l'obbligo di vivere in quartieri separati, il divieto di servirsi degli stessi mezzi pubblici, il divieto per i cittadini italiani di vivere con  "soggetti" di colore, predisponeva una istruzione limitata per gli indigeni e così via.

Norme oggi aberranti, ma perfettamente in linea con quanto esisteva nelle colonie della altre potenze.

 

proposito di razzismo: che fai i veneti li conti come stranieri ?:-o

Assolutamente sì ! Essendo un fedele del Regno delle Due Sicilie per me tutto ciò che è al di là di Gaeta è straniero -).

Se venite a Napoli portatevi il passaporto...

A proposito di razzismo: che fai i veneti li conti come stranieri ?:-o

 

-----

 

"Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali".
La relazione così prosegue: "Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni
che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

Il testo è tratto da una relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=117881

(enfasi aggiunta)

 

:)