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Son fascisti o no?

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Il principio di non respingimento, traduzione di "non refoulement", comprende l'impossibilità per gli stati di respingere i migranti, regolari o irregolari, verso stati in cui corrano rischio di morte, tortura, trattamenti disumani o degradanti. Deriva da alcune convenzioni internazionali, tra cui la Convenzione Europea sui diritti dell'uomo e la Convenzione di Ginevra sui rifugiati, ma ha un suo status autonomo nel diritto internazionale consuetudinario. Ovviamente l'applicazione di questo principio richiede che il respinto possa argomentare che nel paese verso cui sta venendo instradato questi rischi esistono. Parrebbe, ma non è certo, che l'attuale linea del Governo sia ritenere il principio inapplicabile, dando per scontato che la Libia sia un paese sicuro, e che quindi ogni domanda in questo senso di individui provenienti dalla Libia sia manifestamente infondato, il che è quello che succede se un cittadino comunitario presenta richiesta di asilo in un altro paese dell'UE. È al momento pendente presso la Corte Europea dei Diritti Umani un ricorso presentato da alcuni cittadini libici sommariamente respinti nel 2006 senza che le loro domande fossero esaminate (qui preò stiamo parlando di richieste di asilo, non di generici respingimenti).

Lo status di rifugiato viene effettiamente riconosciuto solo nel caso che la giustificata paura di persecuzione da parte di un individuo sia originata da agenti statali, de iure o de facto. Solo alcuni stati ammettono che la persecuzione da cui si fugge possa essere originata da agenti non statali, contro cui però lo Stato non possa o non voglia agire in maniera efficace. Non è possibile, ai sensi del diritto internazionale, chiedere lo status di rifugiato a causa di condizione economiche, di salute, ambientali, o limitate libertà democratiche. Notare che però la Costituzione Italiana prevede che possa divenire rifugiato chiunque non goda nel proprio paese di tutte le libertà democratiche che la Repubblica garantisce. L'impossibilità materiale di attuare questo dettato costituzionale ha sempre prevenuto l'emanazione di un legislazione con esso coerente.

Grazie per le spiegazioni. Alcuni commenti a quanto scrivi:

Ovviamente l'applicazione di questo principio richiede che il respinto possa argomentare che nel paese verso cui sta venendo instradato questi rischi esistono.

Non direi proprio che in generale sia richiesto che il respinto possa argomentare in tutti i casi in cui lo Stato di provenienza sia ritenuto soddisfacente secondo certi standard che per es. l'Italia soddisfa (pur assommando piu' condanne presso la corte di giustizia europea di tutti gli altri membri UE15 messi insieme).

Parrebbe, ma non è certo, che l'attuale linea del Governo sia ritenere il principio inapplicabile, dando per scontato che la Libia sia un paese sicuro, e che quindi ogni domanda in questo senso di individui provenienti dalla Libia sia manifestamente infondato, il che è quello che succede se un cittadino comunitario presenta richiesta di asilo in un altro paese dell'UE.

Questo dovrebbero chiarire Frattini in primo luogo e poi Maroni e Berlusconi.