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Son fascisti o no?

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No, niente superfisso.Semplicemente il differenziale di benessere è la molla dell' emigrazione, questa continua finchè esiste quella.

Cosa intendi per benessere? A meno che gli immigrati non siano riceventi netti di risorse dallo Stato, cosa che io non credo affatto, un immigrato emigra finche' il suo salario in Italia e' piu' alto di quello che otterrebbe nel paese dal quale viene, anzi, secondo me deve essere molto piu' alto, perche' tutto sommato se e' solo per due lire allora se ne sta a casa sua. Emigrare costa anche psicologicamente, e lo dico da immigrato. Ammettendo che i salari pagati sono competitivi e rispecchiano la produttivita' del lavoro, allora un immigrato e' piu' produttivo in Italia che nel paese di origine. Se, come te dici, gli immigrati sono generalmente meno qualificati (produttivi) degli Italiani, allora quadagneranno meno degli Italiani, ma sempre piu' che a casa loro. Se poi c'e' un meccanismo che riduce la produttivita' con l'aumentare della forza lavoro, allora il differenziale di salario si riduce man mano che gli immigrati arrivano fino ad un punto ottimo per l'economia globale. Quest'ultimo caso e' quello di cui parlava Michele, pero' o cio' accade nel breve periodo perche' il capitale fisico ci vuole tempo per costruirlo, quindi diventa un fattore "fisso", oppure ci sono altri constraints o fattori fissi (terra). Nel secondo caso, come facevo notare a Michele, l'Italia non e' decisamente un paese a densita' troppo alta.

Comunque, se veramente gli africani hanno un capitale umano molto inferiore a quello della popolazione residente in Italia, allora il livello di competitivita' nei confronti della popolazione residente dovrebbe essere basso, magari potrebbero anche essere complementari per alcuni tipi di lavoratori. Quindi i lavoratori gia' residenti non dovrebbero essere troppo preoccupati, o addirittura contenti di avere piu' immigrati. Senza contare che i residenti magari hanno anche un po' di capitale accumulato che con piu' mano d'opera, nel breve periodo, viene remunerato meglio, e quindi ci fanno soldi anche cosi'. Se invece gli immigrati sono qualificati quanto i residenti, allora nel breve periodo, o con fattori fissi, fanno concorrenza ai lavoratori con le stesse qualifiche e ne abbassano il salario.Quindi si puo' anche capire il perche' si possa venire a creare un equilibro politico che sia contro l'immigrazione. Nota pero', che se le cose non sono troppo veloci, ci vuole poco per un residente in Italia per qualificarsi un po' di piu' e sfuggire alla competizione dell'africano e magari porsi in una condizione di avvantaggiarsi del suo lavoro, facendo un lavoro piu' complementare a quello dell'africano. Chi questo l'ha gia' fatto, chi ha accumulato capitale umano, studiando, lavorando in mestieri molto qualificanti attraverso l'esperienza etc... con l'immigrazione ci guadagna, e anche un bel po'. Chi invece non ha investito ora vuole che il proprio lavoro sia protetto contro la competizione di altri non qualificati, e, come giustificazione per la protezione di questa rendita, invoca la sua Italianita'. Come Alitalia insomma. Nel proprio piccolo, tutti questi lavoratori Italiani dipendenti e non qualificati, che a 15 anni hanno smesso di studiare per lavorare e guadagnarsi due lire per comprarsi la moto, la macchina a 18 etc..., sono tante Alitalie che non volgiono la concorrenza.

A me la sorte di questi individui non mi sta ne meno ne piu' a cuore degli altri milioni di Africani che stanno in Africa. Sinceramente non mi convince neanche l'argomento della pace sociale, perche' allora si potrebbe dire che il terrorismo di matrice Islamica e' gia' una reazione allo sbilanciamento di ricchezza tra Ovest e resto del mondo.

 

 

 

No, niente superfisso.Semplicemente il differenziale di benessere è la molla dell' emigrazione, questa continua finchè esiste quella.

Cosa intendi per benessere? A meno che gli immigrati non siano riceventi netti di risorse dallo Stato, cosa che io non credo affatto, un immigrato emigra finche' il suo salario in Italia e' piu' alto di quello che otterrebbe nel paese dal quale viene, anzi, secondo me deve essere molto piu' alto, perche' tutto sommato se e' solo per due lire allora se ne sta a casa sua.

Difficile dire se un' immigato sia o meno ricettore netto di risorse: quasi di certo lo sono i clandestini; sul salario siamo d'accordo con due caveat:uno sui "fringe benfits" tipo assistenza sanitaria e previdenza sociale, l'altro che il salario dev'essere maggiore in rapporto al costo della vita (con standard di vita paragonabili, cosa pessochè impossibile da misurare).

Se poi c'e' un meccanismo che riduce la produttivita' con l'aumentare della forza lavoro, allora il differenziale di salario si riduce man mano che gli immigrati arrivano fino ad un punto ottimo per l'economia globale.

Ma non di quella italiana, ed i senegalesi non votano in italia.

Quest'ultimo caso e' quello di cui parlava Michele, pero' o cio' accade nel breve periodo perche' il capitale fisico ci vuole tempo per costruirlo, quindi diventa un fattore "fisso", oppure ci sono altri constraints o fattori fissi (terra). Nel secondo caso, come facevo notare a Michele, l'Italia non e' decisamente un paese a densita' troppo alta.

Credo che questo sia il caso, e che gli italiani siano spaventati dalla rapidità dell' emigrazione.

"Senza contare che i residenti magari hanno anche un po' di capitale accumulato che con piu' mano d'opera, nel breve periodo, viene remunerato meglio, e quindi ci fanno soldi anche cosi'."

 

Io questa frase la leggo cosi': "I latifondisti del mezzogiorno, grazie alla manodopera immigrata pagata a nero possono abbassare i costi di produzione dei loro prodotti agricoli. Nel contempo incassano i contributi comunitari che sono calcolati come se ingaggiassero braccianti a paga sindacale e con i relativi contributi. Quindi i latifondisti sono contenti dell'immigrazione, i braccianti autoctoni che ne subiscono la concorrenza no."

Notare che secondo la mia visione nessuno dei protagonisti è razzista o fascista.

quindi?

Rimane il fatto che io la passata di pomodoro la pago meno se il costo del lavoro e' piu' basso per effetto della concorrenza dei lavoratori immigrati. Poiche' per me non c'e' differenza tra autoctoni e Africani, e mi importa solo di pagare meno la passata, io preferisco che ci siano gli immigrati. Poi se ci fossero meno latifondisti disonesti sarebbe anche meglio, ma che sono immigrati quelli? respingere gli immigrati manda via anche loro? Che c'entra?

Comunque, se proprio ti sta a cuore la sorte dei braccianti autoctoni, per qualunque ragione (razza, nazionalita', etc...), io sono anche disposto a pagare una tassa sulla passata per finanziare corsi di formazione (seri) che permettano ai braccianti di ricollocarsi in occupazioni meno esposte alla concorrenza degli immigrati.

 

Magari! Invece in Italia purtroppo nè il prezzo dei prodotti agricoli nè quello del lavoro sono stabiliti semplicemente dalle leggi della domanda e dell'offerta ma sono entrambi in qualche modo "prezzi amministrati" influenzati nel primo caso dalla PAC della UE, nel secondo dalle normative nezionali sul lavoro.

Per inciso quest'ultime promana in ultima analisi dalla Costituzione Italiana (Articolo 36) che recita "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa." I padri costituenti evidentemente non si sono occupati del caso di lavoratori con bassa produttività: un'interpretazione rigida sembrerebbe indicare che questi debbano necessariamente rimanere disoccupati (non sono sicuro di quello che scrivo - eventuali critiche saranno benvenute)

D'altra parte la cronaca sembra indicare che la domanda di manodopera immigrata non sia tanto una domanda a condizioni regolamentate, quanto una domanda a condizioni significativamente peggiori di quelle regolamentate.

http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/cronaca/immigrati-8/rosarno-schiavi/rosarno-schiavi.html

Infine sarei immensamente felice di mandare via i latifondisti disonesti e parecchi altri miei concittadini poco raccomandabili. Pensi che se li mettessimo su un barcone, come fece Fidel Castro con i Marielitos ( http://en.wikipedia.org/wiki/Mariel_boatlift ), e li spedissimo oltreoceano i Canadesi ci potrebbero cascare?

 

...c'è pure di peggio.

Quanto ai costituenti, probabilmente pensavano che i datori di lavoro debbano essere tenuti a far beneficienza verso i lavoratori poco produttivi.

Per inciso quest'ultime promana in ultima analisi dalla Costituzione Italiana (Articolo 36) che recita "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa." I padri costituenti evidentemente non si sono occupati del caso di lavoratori con bassa produttività: un'interpretazione rigida sembrerebbe indicare che questi debbano necessariamente rimanere disoccupati (non sono sicuro di quello che scrivo - eventuali critiche saranno benvenute)

Mica c'e' scritto quanto. I salari sono contrattati dai sindacati e dalle associazioni dei datori di lavoro, mica stabiliti per legge. Certo, e' vero che sono piu' rigidi che, ad esempio, in USA, pero' da qui a dire che in Italia il mercato non esiste... Comunque, anche se fosse vero, non dovremmo discutere di come ristabilire le regole del mercato, piuttosto che dire che dobbiamo tenere gli immigrati fuori perche' non c'e' mercato?

i Canadesi ci potrebbero cascare?

Non e' che poi i Canadesi siano dei geni quando si tratta di slezionare chi entra.