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Il peggio ha da tornare, per l'Italia.

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Domanda molto interessante, Marco. La letteratura sulla durata della disoccupazione e' vastissima (vedi google scholar) e sappiamo che sono molte le possibili cause del fenomeno, sia dal lato dell'offerta sia da quello della domanda di lavoro.

Dal lato dell'offerta la teoria (search theory) suggerisce che differenze in variabili come la durata e l'ammontare dei sussidi/assicurazione di disoccupazione sono candidati naturali per spiegare le differenze nella durata della disoccupazione. L'evidenza empirica conferma questa predizione, vedi qui per esempio. In generale, minore e' la differenza tra quello che si puo' guadagnare lavorando e non lavorando maggiore sara' la durata della disoccupazione. Quindi altre variabili potenzialmente importanti sono i livelli di tassazione del lavoro (di cui stiamo discutendo in altro post) e la struttura familiare (posso prendermela comoda se genitori o parenti mi mantengono), ad esempio. Importante e' anche il grado di mobilita' geografica del lavoro e dei posti di lavoro (se i disoccupati sono al sud e i posti di lavoro al nord e nessuno si sposta verso l'altro, la disoccupazione durera' piu' a lungo). Potrebbe anche essere, come suggerisci, che la qualita' di un lavoratore disoccupato si deteriori piu' rapidamente in certi paesi che in altri.

Dal lato della domanda e' indubbiamente importante, come suggerisco nel post, la regolamentazione del rapporto di lavoro. La possibilita' di utilizzare contratti flessibili (cioe' di assumere e licenziare con relativa facilita') favorisce la creazione di posti di lavoro e quindi, a parita' di altre condizioni, riduce la durata della disoccupazione.

E sto sicuramente tralasciando molti altre spiegazioni, inclusa l'efficienza del sistema di intermediazione per l'incontro di domanda e offerta.