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Il peggio ha da tornare, per l'Italia.

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si, si: l'argomento e' chiaro, quello che ho detto e' che a me non sembra plausibile che il prodotto marginale di un immigrato nel nordest sia talmente minore del prodotto medio da abbassare significativamente quest'ultimo.

ecco due conti per spiegare perche'. in questo momento non ho tempo di cercare i numeri esatti, quindi vado per eccesso in modo da avere una stima conservativa, diciamo cosi'.

la domanda e': quale dev'essere il prodotto medio degli immigrati in una certa area per annullare un guadagno di produttivita' del 10% in quell'area?

assumiamo che gli occupati nativi siano il 50% della popolazione nativa, e che gli immigrati siano tutti occupati e costituiscano il 10% della stessa. quindi gli immigrati sono un quinto degli occupati nativi.

normalizziamo la popolazione a 200. abbiamo quindi 100 occupati nativi e 20 immigrati. assumiamo che il prodotto medio di un nativo sia pari a 1, e che sarebbe cresciuto del 10% senza gli immigrati. chiamiamo x la produttivita' media di questi ultimi. quanto deve essere x per far si che

se non ci fossero stati gli immigrati avremmo osservato un aumento di produttivita'. ?

la risposta (correggimi se sbaglio) e' la soluzione di (110 + 20x)/120 = 1, ossia x = 0.5.

ecco, a me pare implausibile che la produttivita' media degli immigrati nel nordest sia al massimo la meta' della produttivita' media dei nativi prima che arrivassero gli immigrati.

Però alla luce del buon senso, non certo della dottrina che in questa materia che mi manca quasi completamente, io dico: se aveste ragione voi, come si spiega il massiccio afflusso di immigrati in certe zone del paese in cui non cresce o cresce meno il PIL pro-capite?
Facciamo un esempio. Mettiamo a confronto due zone nella prima delle quali, chessò, in cinque anni si passa dal un PIL complessivo 100.000 e un PIL pro-capite 1, a un PIL complessivo 120.000 e un PIL pro-capite 1,2, rimanendo la popolazione stazionaria a quota 100.000; nella seconda invece partendo dalla stessa popolazione 100.000, stesso PIL 100.000 e stesso PIL pro-capite 1, si passasse in cinque anni ad un PIL 140.000, ad una popolazione 120.000 e ad un PIL pro-capite 1,16. In termini assoluti la seconda zona sarebbe cresciuta molto di più, ma non dal punto di vista del PIL pro-capite. Io ipotizzo che la seconda zona sia stata in effetti ecomicamente più dinamica, tanto da offrire di che vivere ad altre 20.000 persone. Inoltre il tasso di attività, e la produttività a quel che capisco, si misura in rapporto alla popolazione in età lavorativa, mentre nel calcolo del PIL pro-capite rientra tutta la popolazione. Sappiamo bene che il tasso di natalità tra gli immigrati è molto maggiore a quello degli italiani, e in certe zone dove, diciamo, il tasso di immigrati è al 10% nelle classi elementari quello dei figli degli immigrati raggiunge magari il 20% o il 30%.

come si spiega il massiccio afflusso di immigrati in certe zone del paese in cui non cresce o cresce meno il PIL pro-capite?

Si spiega (ma non è l'unica possibile spiegazione) come nel modello di Malthus. In quelle zone c'è carenza di manodopera, quindi potenziale reddito per gli immigrati. Loro arrivano ma la loro produttività (che non dipende solo dalle loro caratteristiche ma anche dalle "condizioni di contorno", che gli economisti chiamano TFP) non è sufficiente a far aumentare il reddito medio. Quindi nonostante l'economia sia dinamica e riesca a sfamare i nuovi arrivati, il reddito pro-capite non cresce se le "condizioni di contorno" non migliorano a un tasso superiore a quello di immigrazione (assumendo che siano solo gli immigrati a contribuire agli aumenti di forza lavoro).