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Il peggio ha da tornare, per l'Italia.

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Credo che, finchè non ci saranno dati attendibili sul PIL e sull'evasione a livello territoriale, anche le deduzioni che se ne potranno trarre saranno sbagliate (pure a livello aggregato).

A tal proposito un articolo interessante sul tema: http://stampa.comune.pisa.it/rassegna/Viewer.aspx?ID=2009053112898887

Al di là del fatto che la divisione per province dà una misura inevitabilmente grossolana, l'articolo de "La Stampa" non fa che convalidare, con una diversa modalità d'indagine, quanto già è noto - anche all'Agenzia delle Entrate, come è stato confermato dai vertici veneti in mia presenza - e che pure qui in nFA si è spesso evidenziato e discusso: il fenomeno dell'evasione fiscale acquisisce sempre maggiore rilevanza via via che ci si sposta verso Sud.

Purtroppo, esattamente il percorso inverso compie l'intensità dei controlli.

Articolo interessante, Moreno, grazie per la segnalazione. I diversi livelli di evasione nelle diverse aree del paese pero' non invalidano, di per se', le speculazioni che stiamo facendo. Per due ragioni.

Primo, la stima del PIL tiene gia' conto dell'evasione. Vedi ad esempio questa nota ISTAT, di cui riporto i passaggi salienti:

Tale componente [economia sommersa] è già compresa nella stima del prodotto interno lordo e negli aggregati economici diffusi correntemente dall’Istat [...]. La contabilità nazionale italiana, al pari di quella degli altri paesi dell’Unione Europea, segue gli schemi e le definizioni dell’ultima edizione del Sistema europeo dei conti (Sec95) che impongono di contabilizzare nel Pil anche l’economia non direttamente osservata. 

Secondo, se l'evasione nel Nordest fosse minima questo minimizzerebbe anche la distorsione nella stima dei tassi di crescita in quell'area, sui quali stiamo speculando.

Nel merito dell'articolo, anche se la mappa riproduce grossomodo quello che gia' sappiamo dalle stime dell''evasione, ho qualche dubbio sulla rilevanza degli indicatori. Il tasso di crescita dei depositi bancari, ad esempio, e' da un lato una misura relativa (se ho dieci euro in banca quest'anno e quindici il prossimo anno il mio deposito e' cresciuto del 50% ma sempre poveraccio sono) e dall'altro e' semmai una misura (inversa) di sofisticazione finanziaria. Sui litri di benzina, a Ragusa i trasporti pubblici sono peggiori che a Milano e quindi la gente sostituisce trasporto pubblico con trasporto privato. E cosi' via per gli altri indicatori.

Sarebbe interessante sapere con precisione come calcolano il sommerso. Io ci ho provato due volte, a capirlo, ma ne ho ricavato solo una vaga idea. A questo punto mi interesserebbe sapere se questa stima viene fatta aggregando stime regionali

Come giustamente fa notare Giulio (non ci avevo neanche pensato), non è per niente facile trovare degli indicatori certi per stimare l'evasione (e per sgamare gli evasori).

Sarebbe appunto interessante sapere come viene calcolata e se gli strumenti a cui pensa il governo (dichiarazioni dei redditi fatte agli uffici comunal) dopo l'introduzione del federalismo fiscale saranno, alla fine, efficaci. Ho più di qualche dubbio, al lato pratico, però...

Questione molto interessante, Andrea, meriterebbe un post a parte -- mi sono sempre fatto anch'io la stessa domanda.

Dopo una rapida ricerca ho selezionato questi tre documenti che mi sembrano utili:

(1) a href="

(2) Working Paper di Roberta Zizza, Banca d'Italia, dicembre 2002.

(3) Handbook dell'OECD sulla stima dell'economia sommersa, del 2002, dove si dedicano ben quattro pagine all'"approccio italiano"

Dal (3) si apprende che la correzione per il sommerso in Italia rende la stima del PIL italiano un caso a parte tra i paesi OECD -- un punto interessante per le implicazioni sui raffronti internazionali.

Quello che capisco e' che la stima segue un misto di criteri regionali e di settore.

Sostanzialmente si fanno tre cose:

(1) Si prendono le survey sull'offerta di lavoro assumendo che rivelino sia l'occupazione "bianca" sia quella "nera". Si attribuisce poi a tutti il prodotto medio per lavoratore "bianco" (assumendo che abbiano la stessa produttivita' media)

(2) Si corregge il valore aggiunto con una metodologia basata sulla prevalenza di piccole imprese (dopo aver corretto i costi intermedi con tre metologie che nella descrizione Istat sono un po' oscure). Si utilizzando survey di imprese e si assume che il datore di lavoro non possa guadagnare meno della media dei dipendenti. Se il profitto di impresa e' inferiore a quest'ultimo si aggiusta verso l'alto.

(3) Si adegua il valore della produzione dal lato dell'offerta (che e' quello sottostimato) a quello della domanda (cioe' coi dati sulla spesa delle famiglie)

Non so in che ordine si facciano queste tre operazioni, ma secondo l'Istat nel 2006 la (2) contava per il 53% del sommerso, la (1) il 38%, la (3) solo il 10% (da cui inferisco che viene utilizzata come integrazione residuale).

A me (1) e (2) sembrano discutibili (i lavoratori in nero sono presumibilmente meno produttivi di quello in bianco per le diverse caratteristiche dei due gruppi, per dirne una, e le piccole imprese possono anche essere in perdita in certi anni, per dirne un'altra), ma d'altronde di stime si tratta. Due cose pero' sono degne di nota:

(a) non si riesce a capire cosa esattamente faccia l'Istat senza consultare fonti non Istat (e anche in questo modo ci si fa solo un'idea)

(b) il livello e la dinamica del Pil italiano sono distorti (difficile da dire in che direzione) da metodologie discutibili che rendono difficile il confronto con altri paesi.

Ho scritto il mio commento sotto senza aver letto il tuo, che condivido. I punti (2) e (3) non sono pero' specifici della correzione per il sommerso, come lo e' il punto (1). Il punto (3) in particolare e' un "bilanciamento" per rendere i due modi di calcoalre il PIL "consistent". Concordo con te sul fatto che i lavoratori in nero potrebbero avere una produttivita' minore degli altri, il che produrrebbe un bias nella stima del PIL aumentandolo troppo. Tuttavia ci sono anche altri fattori che possono introdurre bias in queste stime, che normalmente vanno nel senso contrario. Ad esempio, secondo me, anche dalle indagini sul lavoro risultano meno occupati di quanti ce ne siano veramente. Molti lavoratori sanno di non essere "regolari" e intervistati potrebbero essere scettici nel dare informazioni veritiere.

i lavoratori in nero sono presumibilmente meno produttivi di quello in bianco per le diverse caratteristiche dei due gruppi, per dirne una

Probabilmente se parliamo di lavoratori dipendenti, come mi pare di capire da (1) si.

Ma il fenomeno è molto variegato: qui finchè è arrivata la crisi quasi tutti gli operai facevano da 5 a 15 ore di nero la settimana, con circa la stessa produttività delle altre; inoltre ci sono un sacco di professionisti che non rilasciano fatture: medici, dentisti, maghi, idraulici,estetiste... spesso le ultime 2 sono evasori totali, ma dubito abbiano una produttività minore di quella del lavoratore medio.

Sarebbe interessante sapere con precisione come calcolano il sommerso.

Il sommerso viene calcolato sulla base del confronto tra statistiche sul lavoro e statistiche sulle imprese. Le statisctiche sul lavoro si basano a loro volta su indagini campionarie condotte trimestralmente intervistando circa 80,000 persone ogni trimestre (se ricordo bene). Normalmente, dalle statistiche dul lavoro risultano molti piu' dipendenti nei vari settori (branche) dell'economia, e nelle varie provincie (quindi si, ci sono sicuramente dati territoriali, se uqesto e' quello che ti chiedevi).  A questi dipendenti in eccesso rispespetto alle statistiche che vengono dalle imprese, viene imputato un valore aggiunto per unita' di lavoro corrispondente al settore al quale appartengono, aumentando cosi' la stima del PIL. Questo aumento del PIL e' appunto dovuto al sommerso, visto che si ritiene che l'unico motivo per cui questo eccesso di dipendenti non risulta dalle statistiche delle imprese e' che le imprese mentono all'Istat come mentono al fisco.

Questa e', credo, la procedura a grandi linee.