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Il peggio ha da tornare, per l'Italia.

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Questione molto interessante, Andrea, meriterebbe un post a parte -- mi sono sempre fatto anch'io la stessa domanda.

Dopo una rapida ricerca ho selezionato questi tre documenti che mi sembrano utili:

(1) a href="

(2) Working Paper di Roberta Zizza, Banca d'Italia, dicembre 2002.

(3) Handbook dell'OECD sulla stima dell'economia sommersa, del 2002, dove si dedicano ben quattro pagine all'"approccio italiano"

Dal (3) si apprende che la correzione per il sommerso in Italia rende la stima del PIL italiano un caso a parte tra i paesi OECD -- un punto interessante per le implicazioni sui raffronti internazionali.

Quello che capisco e' che la stima segue un misto di criteri regionali e di settore.

Sostanzialmente si fanno tre cose:

(1) Si prendono le survey sull'offerta di lavoro assumendo che rivelino sia l'occupazione "bianca" sia quella "nera". Si attribuisce poi a tutti il prodotto medio per lavoratore "bianco" (assumendo che abbiano la stessa produttivita' media)

(2) Si corregge il valore aggiunto con una metodologia basata sulla prevalenza di piccole imprese (dopo aver corretto i costi intermedi con tre metologie che nella descrizione Istat sono un po' oscure). Si utilizzando survey di imprese e si assume che il datore di lavoro non possa guadagnare meno della media dei dipendenti. Se il profitto di impresa e' inferiore a quest'ultimo si aggiusta verso l'alto.

(3) Si adegua il valore della produzione dal lato dell'offerta (che e' quello sottostimato) a quello della domanda (cioe' coi dati sulla spesa delle famiglie)

Non so in che ordine si facciano queste tre operazioni, ma secondo l'Istat nel 2006 la (2) contava per il 53% del sommerso, la (1) il 38%, la (3) solo il 10% (da cui inferisco che viene utilizzata come integrazione residuale).

A me (1) e (2) sembrano discutibili (i lavoratori in nero sono presumibilmente meno produttivi di quello in bianco per le diverse caratteristiche dei due gruppi, per dirne una, e le piccole imprese possono anche essere in perdita in certi anni, per dirne un'altra), ma d'altronde di stime si tratta. Due cose pero' sono degne di nota:

(a) non si riesce a capire cosa esattamente faccia l'Istat senza consultare fonti non Istat (e anche in questo modo ci si fa solo un'idea)

(b) il livello e la dinamica del Pil italiano sono distorti (difficile da dire in che direzione) da metodologie discutibili che rendono difficile il confronto con altri paesi.

Ho scritto il mio commento sotto senza aver letto il tuo, che condivido. I punti (2) e (3) non sono pero' specifici della correzione per il sommerso, come lo e' il punto (1). Il punto (3) in particolare e' un "bilanciamento" per rendere i due modi di calcoalre il PIL "consistent". Concordo con te sul fatto che i lavoratori in nero potrebbero avere una produttivita' minore degli altri, il che produrrebbe un bias nella stima del PIL aumentandolo troppo. Tuttavia ci sono anche altri fattori che possono introdurre bias in queste stime, che normalmente vanno nel senso contrario. Ad esempio, secondo me, anche dalle indagini sul lavoro risultano meno occupati di quanti ce ne siano veramente. Molti lavoratori sanno di non essere "regolari" e intervistati potrebbero essere scettici nel dare informazioni veritiere.

i lavoratori in nero sono presumibilmente meno produttivi di quello in bianco per le diverse caratteristiche dei due gruppi, per dirne una

Probabilmente se parliamo di lavoratori dipendenti, come mi pare di capire da (1) si.

Ma il fenomeno è molto variegato: qui finchè è arrivata la crisi quasi tutti gli operai facevano da 5 a 15 ore di nero la settimana, con circa la stessa produttività delle altre; inoltre ci sono un sacco di professionisti che non rilasciano fatture: medici, dentisti, maghi, idraulici,estetiste... spesso le ultime 2 sono evasori totali, ma dubito abbiano una produttività minore di quella del lavoratore medio.