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Il peggio ha da tornare, per l'Italia.

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Credo anche io che Michele risponderà.

Il mio commento non era focalizzato sulle dichiarazioni di Brunetta, ma sulla frase di Michele Boldrin secondo cui il Ministro della funzione pubblica starebbe facendo danni.

Ora se i danni di cui si parla sono relativi a dichiarazioni, la questione mi interessa ben poco.

Se invece, come mi è parso di capire, c'era un riferimento alle sue azioni da Ministro, credo che sarebbe interessante parlarne con un pò di dati, tanto per capire se ci sono i danni di cui si parla, se ci saranno, e che portata avrebbero.

L'invito a studiare lo trovo un tantino antipatico, d'altronde tutti dovremmo studiare di più e meglio.

"Unum scio : nihil scire"

Caro Luigi: si possono fare molti danni dicendo cazzate. E si possono fare danni ancora peggiori pretendendo di aver capito questioni che non si sono adeguatamente studiate, come nel caso del ministro in questione. Mi dispiace che il mio invito, al medesimo, ti sia antipatico ma non posso che ribadirlo: se studiasse un po' di piu' parlerebbe a vanvera un po' di meno.

Il signor ministro Brunetta Renato dice ripetutamente cose altamente improbabili: davvero devo perdere tempo a documentarle? Mi sembrano palesi, come quelle che ho citato ed hanno motivato la mia reazione ... Giulio Zanella ha spiegato abbondantemente perché quelle affermazioni siano completamente insensate. Se proprio insisti, nei mesi a seguire, mano a mano che continuerà a straparlare perché star zitto e lavorare è cosa che mai gli riuscì, le documenterò. Tornare indietro e fare i links alle migliaia di gravi insensatezze che ha profferito da un anno a questa parte richiede del tempo che non ho.

Dire cazzate provoca danni sociali gravi: convince il popolo che è legittimo discutere di politica ed economia sparandola grossa e dicendo cose incoerenti, toglie dignità alla discussione, crea un senso di sfiducia ed irrilevanza nella ricerca e nell'analisi seria, incita al populismo, eccetera. A te non sembrano cose gravi? A me sembrano gravissime.

Non solo, il signor Ministro Brunetta Renato squalifica e sputtana la ricerca nel campo economico, cosa altrettanto grave: non fosse altro perché offre il destro al suo compare, come lui ex-socialista, GT, ma anche perché induce la gioventù (e la non gioventù) a pensare che fare ricerca sia scrivere le banalità di cui il ministro in questione ha riempito il suo lunghissimo ma inutilissimo CV.

Il ministro incita il popolo ad una sorta di manicheo "dagli al dipendente pubblico" come se di una razza inferiore di bastardi da sorvegliare e punire si trattasse. Così facendo sorvola su, ed intenzionalmente assolve, decenni di malgoverno della PA da parte della casta (di cui fa parte da circa 30 anni) che ha male amministrato, che ha gonfiato i ranghi pubblici per comprare voti, che ha strapagato e straviziato il dipendente pubblico, che ha disegnato orrendamente ed a proprio servizio l'intera PA invece di disegnarla a favore e servizio dei cittadini. In sostanza, il signor ministro Brunetta Renato racconta balle sulle ragioni per cui la PA italiana non funziona, e le balle le racconta per NASCONDERE le responsabilità della classe politica, a cui appartiene, nell'aver disegnato, costruito e protetto tale orrenda PA dagli anni '50 (o prima) in poi. Danno gravissimo.

Infine, quando fa finta di fare riforme il suddetto fa solo dannosi proclami. Qui non mi dilungo, perché ho sonno. Il famoso decreto anti-assenteismo NON è un esempio di buona amministrazione: forza gli ammalati ad andare a lavorare (non aumentando la produttività ma, invece, spargendo l'influenza ed il raffreddore anche grazie ai sistemi di aria condizionata che trasmettono virus e batteri) e molto probabilmente fa crescere la spesa pubblica perché i medici legali che fanno le visite a casa costano (sarebbe carino che il ministro medesimo rendesse pubblici i dati in questione, no?). Anche la supposta grande riforma della PA, che Giulio ha discusso qui, è cosa dannosa. Le ragioni le ha spiegate già Giulio, quindi non mi dilungo se non per dire che di sicuro non si riforma la PA costruendo altri livelli burocratici di controllori dei controllori dei controllori.

Il fatto che il ministro Brunetta Renato, self-proclaimed premio nobel in economia ed esperto di economia del lavoro, pensi che gli incentivi a lavorare e fare le cose efficientemente si possano indurre a base di comitati, commissioni e commissioncine è la prova che, ad essere generosi, non ha capito quasi nulla del problema che dovrebbe risolvere.

Sempre per essere generoso lo consiglio, quindi, di studiare. Piaccia o meno, studiare fa bene sia ai ministri che ai comuni mortali. Poi, ovviamente, occorre anche essere in grado di capire, ma quella è tutta un'altra storia.

Visto che il termine è sdoganato da un Professore, come umile studente mi sento autorizzato ad usarlo.

Non mi interessano le cazzate dette, sebbene abbiano la loro importanza . Ma, Michele, converrai che l'indice di dannosità delle cazzate fatte rimane abbondanetemente superiore a quello delle cazzate dette.Ma non trovo interessante dissertare sulle "verba", vediamo le cose.

Non so come viene percepito dagli States, ma qui non c'è nessun linciaggio verso il dipendente pubblico, i cittadini italiani si lasciano infervorare ben poco da queste questioni e non sta me giudicare se sia un bene o un male.

Completamente sbagliato trovo il concetto espresso da Michele, secondo cui il Ministro Brunetta Renato dia la colpa dell'inefficienza della PA italiana ai dipendenti che in essa e per essa lavorano.Capisco che la distanza dal luogo del dibattito possa creare delle asimmetrie, ma non c'è stata una risposta del Ministro su questo argomento che non sia stata introdotta dalla frase :" ... i problemi della PA che stiamo affrontando oggi sono il frutto degenerato dell'unione di cattiva politica e cattivo sindacato...".

Quindi non assolve un bel niente, anzi. Attribuisce in pieno alla politica (insieme al sindacato, che altro non è che politica travestita) la responsabilità di questa situazione.

Di fatti ne vedo solo 2 : il provvedimento anti ammalati immaginari, e il decreto legislativo.

Sul secondo direi che sarebbe opportuno verificare che impatto avranno i decreti attutivi, trattandosi di provvedimenti misurabili almeno a medio termine.

Sulla storia dei fannulloni-ammalati, invito a leggere con attenzione i dati delle assenze, e a notare come puntualmente esse raggiungevano picchi di massimo in corrispondenza di feste comandate (natale, pasqua e ferragosto).

Penso sia pacifico che va combattuta questa prassi, se poi non si ritiene che lo strumento utilizzato sia il più efficace (io credo che lo sia), invito a proporne uno alternativo. O meglio : mi piacerebbe che cominciasse a passare il concetto che chi critica, soprattutto se chi critica è una persona che ha studiato tanto e bene, proponesse delle valide alternative. In modo tale che a volte anche il criticante diventi criticabile.

 

 

 

Sarò franco: non ho capito COSA tu vada cercando con questi interventi.

Come capita spesso, eviti di affrontare i fatti e gli argomenti che ti vengono portati (sia nella mia risposta che in quella di Giulio) e insisti nella tua "opinione" la quale, purtroppo, non si basa né su fatti né su analisi logiche, solo su (appunto) la tua "opinione".

Siccome ho la mia regoletta (ci tento per due volte, poi quando la gente fa solo finta di discutere mentre in realtà cerca polemica lascio stare) riprovo per la seconda volta. Se hai argomenti e fatti bene, altrimenti valga per te quanto vale per il signor ministro BR.

1) Dire cazzate e predicare cose false non ti sembra grave? Buon pro ti faccia. A me sembra grave. A quasi tutte le persone sembra grave. Nella grande maggioranza dei paesi occidentali ai politici con cariche pubbliche che dicono pubbliche bugie viene chiesto, anzi imposto, di dimettersi. Non servono grandi bugie, spesso ne bastano di ben più piccole di quelle che il ministro BR proferisce.

Sta quindi a te spiegare quale regola della convivenza civile implichi che i politici possano mentire in pubblico impunemente ogni volta che fa a loro piacere.

2) Scrivi che

Completamente sbagliato trovo il concetto espresso da Michele, secondo cui il Ministro Brunetta Renato dia la colpa dell'inefficienza della PA italiana ai dipendenti che in essa e per essa lavorano.Capisco che la distanza dal luogo del dibattito possa creare delle asimmetrie, ma non c'è stata una risposta del Ministro su questo argomento che non sia stata introdotta dalla frase :" ... i problemi della PA che stiamo affrontando oggi sono il frutto degenerato dell'unione di cattiva politica e cattivo sindacato...".

Quindi non assolve un bel niente, anzi. Attribuisce in pieno alla politica (insieme al sindacato, che altro non è che politica travestita) la responsabilità di questa situazione.

Ti sfido a dimostrarmi che BR ha davvero e pubblicamente attribuito la situazione della PA ai governi precedenti, incluso quelli precedenti di BS o dei suoi amici e protettori Craxi e De Michelis. Attendo l'evidenza. Nel frattempo, a contraddire le tue affermazioni (specialmente la parte in neretto) ecco qualche link: uno, due, tre, quattro, ...

Attendo la TUA prova di quanto affermi. Per il momento le tue perentorie affermazioni sono solo parole in libertà ... come quelle di BR, per altro.

3) Scrivi anche:

Penso sia pacifico che va combattuta questa prassi, se poi non si ritiene che lo strumento utilizzato sia il più efficace (io credo che lo sia), invito a proporne uno alternativo.

Congiuntivi a parte, mai sentito parlare di visite randomizzate con severe punizioni a chi non è in compliance? Mai sentito dell'adozione di misure di produttività, quantificabili e verificabili, ai vari livelli della piramide, con premio/punizione del responsabile di livello che fa bene/male?

Ora, anche in questo caso, attendo dimostrazione del fatto che PUNIRE automaticamente TUTTI i dipendenti assenti, compresi quelli ammalati per davvero, a priori e senza verifica (a questo aumenta la decurtazione immediata delle varie voci dello stipendio) sia il metodo più efficace per dare ai lavoratori, pubblici o privati che siano, gli incentivi giusti per lavorare e produrre. L'hai detto tu, provalo. Mostrami un'azienda privata di grandi dimensioni dove il capo del personale si sia inventato una cazzata del genere, per esempio.

4) Scrivi anche che

O meglio : mi piacerebbe che cominciasse a passare il concetto che chi critica, soprattutto se chi critica è una persona che ha studiato tanto e bene, proponesse delle valide alternative. In modo tale che a volte anche il criticante diventi criticabile.

Ecco appunto ...

Il ministro incita il popolo ad una sorta di manicheo "dagli al dipendente pubblico" come se di una razza inferiore di bastardi da sorvegliare e punire si trattasse. Così facendo sorvola su, ed intenzionalmente assolve, decenni di malgoverno della PA da parte della casta (di cui fa parte da circa 30 anni) che ha male amministrato

Non sono d'accordo con questa valutazione dell'opera di Renato Brunetta.  RB e' sicuramente parte della Casta, corresponsabile quindi dello sfascio odierno dello Stato italiano, ma contrariamente a buona parte della Casta stessa non spara le usuali balle che circolano nel circo mediatico italiano, secondo cui:

  • tutti i problemi dell'Italia potrebbero essere risolti unicamente facendo pagare le tasse agli imprenditori evasori del Nord-Est (secondo alcuni magari incarcerandoli e incamerando le loro fabbrichette nel settore parastatale)
  • le strutture dello Stato italiano e i loro dipendenti pubblici sono irreprensibili lavoratori che non evadono neanche un eurocent, lavorano alacremente e pressoche' gratuitamente per il bene superiore della societa' italiana (che include per estensione ogni potenziale immigrato da tutto il mondo, cui la nostra Costituzione garantisce illimitati diritti sociali positivi), e provvedono fantastici servizi pubblici universali di ottima qualita' che i dannati privati mai potrebbero garantire.

Questa propaganda politica e' alla base della rovina economica e civile dello Stato italiano, quindi benvenuto RB che almeno a parole (ma con buon effetto mediatico) la combatte e molto correttamente individua nel settore pubblico, nei dirigenti pubblici, in certa politica e certe pratiche sindacali come elementi dominanti del regresso economico e civile dello Stato italiano.

Riguardo poi i provvedimenti finora attuati, si tratta di una serie di insulsi ukaze statal-centralisti, incorniciati nella struttura borbonica della legislazione e dell'amministrazione statale italiana. Tuttavia, meglio qualcosa rispetto a nulla e in ogni caso vanno valutati i risultati a consuntivo, e non credo siamo in grado di farlo bene oggi.  Inoltre il principio che sta cercando di attuare, della valutazione capillare, e' un principio assolutamente positivo: aspetto l'implementazione pratica e anche qui i risultati a consuntivo.

 

Alberto, il tuo argomento in difesa del BR mi sembra alquanto tortuoso, anzi illogico e non basato sui fatti. Mi spiego.

Poiché, graziaddio, i fatti per te son fatti (altri negano pure quelli) e tu sei d'accordo che:

1) BR sia parte organica della casta da 30 anni a questa parte (e tralasciamo i dettagli della sua carriera universitaria oltre che nella casta, perché sarebbe come sparare sulla croce rossa);

2) i provvedimenti sinora attuati siano una serie di "insulsi ukaze statal-centralisti ..." dannosi ed inutili nel loro approccio al problema;

non vedo come tu possa dare un'opinione positiva del suo operato! Tu condividi pure, lo dici onestamente in un altro commento, che gli interventi di BR in materia economica siano spesso erronei e denotino palese incompetenza (o, aggiungo io, malafede perché essere così tanto incompetenti è difficile davvero!). Questi, da soli, sono tre fatti gravi che, in altri paesi, porterebbero chiunque a ritenere il signore in questione altamente inadeguato al proprio ruolo.

Ma vi è di più: tu neghi che BR stia facendo solo una volgare campagna mediatica basata sulla provocazione e l'insulto, tesa ad acchiappare voti con il metodo Sgarbi. Questa negazione mi sorprende, alla luce delle decine di apparizioni televisive in cui il signore in questione non fa altro che dire cose senza capo né coda ma uniformemente tese ad agitare gli animi. Alla luce di una tale esposizione mediatica, perdippiù articolata in quella forma, come sostenere che la mia accusa di populismo verbale sia falsa? Dove sono i fatti di governo, oltre alle parole, che provino il mio torto?

I fatti, tu mi dirai, aspettiamoli e poi giudicheremo. Permettimi di farti osservare che, come tu stesso riconosci, i fatti da un lato ci sono già e sono orrendi e, dall'altro, essendo passati 13 mesi (ossia circa 400 giorni) da quando BR è andato al suo ministero, mi sembra ovvio che un altro fatto sia oggi palese: l'uomo o non lavora o è altamente improduttivo. In questi 13 mesi ha prodotto un decreto punitivo e populista oltre ad una legge che, per quanto ci è dato capire, è borbonica. La speranza che i decreti attuativi trasformino la legge di BR in una cosa utile è una speranza troppo pia per essere credibile. Questo costituisce un altro, indiscutibile fatto: BR lavora pochissimo e lavora male.

Sommati a quelli precedenti siamo a cinque (5) fatti che sostengono la mia tesi. L'evidenza obiettiva suggerisce che BR sia, in realtà, un fannullone chiaccherone il quale ama andare in TV e farsi intervistare, cose che invece dovrebbe evitare di fare, o fare solo dopo aver lavorato. Prima il dovere e poi il piacere, diceva mia madre che la pasta e fagioli sapeva farla per davvero.

Prima di venire all'ultimo punto, ossia chi sia "la casta" responsabile dello sfascio della PA, vorrei farti una domanda: tu DAVVERO credi che il principio di base per far funzionare la PA sia quello "della valutazione capillare"? Potresti da un lato spiegare COME tale metodo possa mai far funzionare i tribunali, i ministeri, i provveditorati, l'esercito, le forze di polizia, la corte dei conti, quella costituzionale, gli organi parlamentari, l'INPS, ... ? Lo chiedo seriamente, perché la "valutazione capillare" richiede sia osservabilità immediata e diretta della relazione "sforzo-effetto", sia capacità dell'utilizzatore terminale (carino questo neologismo) di distribuire punizioni/premi. Dato che il 90% delle funzioni svolte dalla PA sono coperte da informazione privata, distacco dall'utilizzatore finale (peggio che distacco: invisibilità totale), opacità delle procedure (le quali non dipendono MAI dal singolo dipendente della PA ma sempre da tantissimi livelli complessi della medesima), eccetera, vorrei proprio capire come un principio che è adeguato per punire o premiare i camerieri dei ristoranti possa far funzionare il corpo di polizia! Cos'è l'idea? Quando il poliziotto arresta il "tuo" ladro o assassino tu (o i tuoi familiari in caso di decesso) date un punto + al poliziotto? Suvvia!

Insomma, se tu riesci a spiegarmi come quel principio possa funzionare, te ne sarei grato. Nel frattempo, essendo parte del mio lavoro studiare questioni del genere, posso solo dirti che, da quanto mi è dato capire, questa cosa è l'ulteriore prova che BR dovrebbe studiare e studiare parecchio. Nonostante si auto-proclami "economista del lavoro", sembra ignorare l'ABC della letteratura su incentivi, osservabilità, organizzazioni complesse e gerarchiche, e via dicendo. Che è ampia ed alla quale hanno contribuito anche economisti del lavoro, veri.

Infine, la casta. Perdonami Alberto, ma temo che anche tu stia cadendo nella trappola di BS (a costruire la quale, ovviamente, BR contribuisce) ossia che la colpa di quanto va male in Italia sia tutta dei "comunisti" e dei "sindacati". Errato. La colpa è equamente divisa fra tutti i membri della casta, ed essa include BR, BS ed i loro predecessori o gruppi politici di riferimento. Ragion per cui i tuoi primi due "bullet points" li ignoro per carità di patria: mi sembrano dettati da spirito di parte e non da fatti obiettivi. La PA italiana l'hanno costruita, con buona pace di BR e BS, i fascisti, l'hanno evoluta i democristiani ed i socialisti e, negli ultimi 15 anni, anche loro due (oltre, ovviamente, ai loro analoghi dall'altra parte). La maniera migliore per mantenere in vita i sindacati è quella di mentire sulle loro responsabilità facendo finta che la colpa sia tutta loro. Dannosa e grave bugia.

L'ennesimo fatto a riprova che non ho torto nell'affermare che BR sta facendo solo danno, al momento.

P.S. Vorrei anche farti notare che ho aspettato un anno per dare un giudizio sull'operato di BR e che all'inizio l'ho persino difeso. Mi sembra ora, alla luce dei fatti cumulati, un ministro indifendibile.

Alberto ...... sottovoce, che non ci senta Michele. Non vorrai finire dietro la lavagna, tra la riprovazione generale, mi auguro ...... :-)

Penso anch'io che sia necessario giudicare i risultati, anziché istruire un processo agli atteggiamenti - davvero, talvolta, sopra le righe - ed alle carenze che BR presenta, come tutti - ed in particolare la grandissima parte degli esponenti della politica - del resto. Mi pare ovvio, data la complessità dell'operazione, che tale valutazione richieda un tempo ben superiore a quello trascorso dall'inizio della campagna anti-fannulloni, quindi - pur non trascurando la possibilità che tutto ciò a nulla serva e che, bartalianamente, sia "tutto sbagliato e tutto da rifare" - al momento a BR va il mio incitamento a portare avanti la sua battaglia, in attesa di opportuna verifica. Credo sia del tutto inutile, inoltre, richiedere la dimissioni - per ignominia e correità, sembrerebbe intendere Michele - anziché proporre aggiustamenti e finanche concreti provvedimenti alternativi, nell'ottica di contribuire alla bisogna utilizzando pragmaticamente le strade percorribili.

Non v'è dubbio, infatti, sull'utilità di una correzione di rotta che, sfruttando il momento di popolarità - e dopo la prima fase di spettacolarizzazione dell'intervento - punti a rendere più efficiente il lavoro dei dipendenti pubblici, quelli recuperati alle commissioni personali fuori ufficio e quelli che ne svolgono abitualmente il (poco) lavoro, incidendo su organizzazione e - soprattutto - responsabilizzazione, cercando di valutare il rendimento di ciascuno e di legarne ad esso il trattamento economico e l'avanzamento di carriera, avendo cura di considerare le specificità delle singole amministrazioni. Accidenti, il lavoro da fare è pazzesco, io davvero non me la sentirei, ma se non lo s'inizia - tenendo ben presente la possibilità di correggere il tiro - non vedo possibilità di concluderlo (Max Catalano non avrebbe saputo dirlo meglio .....).

Concordo anche sull'importanza del tener desta l'attenzione sul fenomeno dell'assenteismo nella PA, che nessuno può negare abbia assunto, nel tempo, dimensioni francamente insopportabili e di cui ciascuno di noi può raccontare un buon numero di testimonianze dirette. Tale scelta, a mio avviso, è fondamentale per evitare che anche le migliori intenzioni, come s'usa dire, passino in cavalleria, com'è regolarmente avvenuto in passato. Ciò comporta, certamente, qualche - non di poco conto, talvolta - forzatura nei toni e nei contenuti, ed io considero accettabile persino qualche emerita sciocchezza - pensa un po' - se consente di ottenere quella pressione mediatica che serve a supportare il tentativo - che c'è, Michele, dai ..... - di migliorare la situazione, specie facendo parte di un governo la cui componente maggioritaria si sta meridionalizzando, ma il cui boss  è molto sensibile agli umori dell'elettorato, oltre che agli istinti primordiali .......

Poi, Michele, mi permetterei di segnalarti - sempre sommessamente, s'intende ..... :-) - che l'attribuzione di responsabilità a quello che BR definisce l'insieme di "cattiva politica e di cattivo sindacato" è davvero un mantra ricorrente. Io stesso l'ho sentito pronunciare questa frase molte volte ed anche sui giornali - compresi i fogli a lui contrari - l'hanno riportata ripetutamente. Prova solo a googlare ........ :-)

Tu dici - correttamente e lapalissianamente - che l'uomo è correo in quanto appartenente alla stessa casta cui attribuisce le colpe della situazione in essere. Bene, quindi che facciamo? Qual è l'utilità di una posizione di chiusura totale, secondo cui questo fa solo danni e quell'altro pure, e non è pensabile che si possa ottenere un risultato men che esecrabile? Non è più produttivo sostenere la battaglia - difficilissima, non dimentichiamolo, a causa delle enormi resistenze che incontra - per conseguire l'obiettivo al quale BR dice di voler puntare ed a cui noi - con assoluta certezza - non possiamo che ambire? Non è più utile e razionale provare - per chi ne ha le competenze, il tempo e la voglia - ad avanzare proposte?

Mi permetto di riportare questo link da Lavoce.info, con un'analisi della riforma Brunetta:

http://www.lavoce.info/articoli/-lavoro/pagina1001143.html

Mi sembra che il giudizio sia a meta': ci sono aspetti positivi della riforma e ci sono cose che non sono fatte bene. In particolare, i meccanismi di incentivo delle organizzazioni sono carenti, come sottolineato da Michele, perche' si basano sulla performance del singolo, invece che del gruppo a cui appartiene. Infatti non e' il singolo impiegto che da solo puo' far funzionare bene un processo, ma, appunto, il suo gruppo.

Invece mi piace il punto sollevato da Franco: ci sono politici che fanno parte della casta e che dicono di voler fare le riforme che la casta non ha mai fatto. Per intenderci, penso che quasi tutti i maggiori politici Italiani cadano in questa categoria. La domanda e': questi sono i soldati che abbiamo per combattere la guerra, gli diamo fiducia oppure no?
In un mondo ideale, no! Politici arrivati al potere secondo il meccanismo di incentivi della casta (again gli incentivi!) non meritano fiducia, perche' non hanno dimostrato di avere le qualita' necessarie per cambiare in meglio il sistema. E' un po' il discorso che si fa coi premi Nobel: perche' un premio Nobel per la fisica dovrebbe essere considerato degno di fiducia anche se parla di architettura? Il principio di autorita' sicuramente non funziona al di fuori del campo di attivita' dell'autorita' in questione, e anche dentro, e' sempre meglio essere critici e ragionare con la propria testa.
Il problema e' che non viviamo in un mondo ideale e in particolare:
1. Questi politici abbiamo e questi politici ci dobbiamo tenere, perche' non sembra che ci possano essere grossi cambiamenti nel futuro prossimo. Per cui, visto che loro staranno li' a governare e noi non ci potremo fare niente, allora possiamo o girarci dall'altra parte e rifiutarli "in toto", oppure concedere a loro il beneficio del dubbio e a noi quello della speranza. Un po' come dicevo in un altro commento: e' qualcosa di molto vicino a sforzarsi di credere che le cose potranno andare meglio per addolcirci la pillola e sopportare la situazione attuale in Italia. Non e' necessariamente un atteggiamento sbagliato, basta conservare la propria onesta' intellettuale ed essere razionalmente consapevoli con se' stessi che e' improbabile che le cose miglioreranno e che la speranza a cui ci aggrappiamo e' legata alla sfera irrazionale
2. La storia ci insegna che alcune volte ci sono stati uomini interni a un regime che hanno cambiato il regime stesso (e.g. Gorbachev oppure la Thatcher) lavorando dall'interno, quindi ogni tanto qualche bella sorpresa puo' succedere. Certo bisogna riconoscere che ci sono anche quelli che hanno peggiorato le cose...

Vorrei, cari amici "sommessi", che provaste ad usare argomenti del genere quando al governo ci sono i "comunisti" ... ditemi che risultati otterreste. Occorre avere la capacità di usare gli stessi pesi e le stesse misure per i due schieramenti e per i loro esponenti. E non mi fate gli offesi, ragazzi: è proprio così! I pesi e le misure cambiano a seconda che il soggetto sotto esame sia un guelfo, o un ghibellino. Se penso a quanto vedo scrivere, anche qui, su uno come Di Pietro, che di corbellerie ne dice molte, ma molte meno di BR ...

Tutto questo voler essere positivi, speranzosi, fattivi, costruttivi, pronti ad attendere e di dare un'altra opzione, e via andando, non l'ho visto quando governava la mortadella dal volto umano. Se le urla e le assurdità che BR profferisce ad ogni due per due le dovesse profferire, tanto per fare un nome, Di Pietro, tratteresti il tutto con la stessa equanime distanza?

Dice Michele:

2. La storia ci insegna che alcune volte ci sono stati uomini interni a un regime che hanno cambiato il regime stesso (e.g. Gorbachev oppure la Thatcher) lavorando dall'interno, quindi ogni tanto qualche bella sorpresa può succedere. Certo bisogna riconoscere che ci sono anche quelli che hanno peggiorato le cose...

Certo, t'immagini! Il problema NON è proprio questo, tant'è che ho aspettato più di un anno per dare un giudizio su BR (sulla signorina Carfagna, invece, non ho atteso due ore). Avrei gradito se avesse fatto le cose bene ed avesse dimostrato sia serietà che competenza? Certamente. Se cercate nei primi mesi ero certamente favorevole alle sue dichiarazioni d'intenti. I risultati sono disastrosi.

Non solo, vorrei insistere su un punto che nessuno sembra voler capire e che, invece, è crucialissimo. Predicare bene e razzolare male è gravissimo, specialmente in un paese alla frutta come l'Italia. Annunciare sconvolgimenti e riforme e tutto il resto, per poi produrre leggi borboniche che NON migliorano ma peggiorano la situazione (mentre si continuano ad emettere le grida in pubblico) è ALTAMENTE DANNOSO. Meglio far nulla, meglio star zitti. In un paese alla frutta come l'Italia, con il livello di cinismo che tutti manifestano, uno come BR che dichiara che farà miracoli e poi fa quel che ha fatto sino ad ora è oggettivamente dannoso. Piaccia o meno a chi vota per la sua parte politica: oggettivamente dannoso.

Infatti, si continua a non discutere sul merito: dove sono i risultati? È passato più di un anno! Il decreto sull'assenteismo è pernicioso, degno di un paese dittatoriale del terzo mondo; la nuova legge quadro è borbonica nella concezione e prova la sua mancanza di competenza specifica, come ho già detto e svariati hanno spiegato; quando parla di economia straparla e fa solo propaganda populista; le sue urla sui fannulloni sono lì per tutti da vedere e purtroppo da ascoltare. Infine, ho googlato come suggerito e non ho trovato NESSUN POSTO dove BR riconosca la relazione fra casta (ripeto, quella a cui appartiene da 30 anni), compera dei voti ed inefficienza della PA. Dov'è la denuncia? Dov'è l'analisi?

Eppoi, cosa potrebbe denunciare uno che invece di dimettersi per decenza dal suo posto all'università è in aspettativa eterna? Non basta forse questo scandaloso comportamento per qualificare il personaggio? La coerenza fra valori annunciati/predicati e comportamenti personali, siano essi privati o pubblici, è requisito essenziale per essere un politico credibile e degno di rispetto. Almeno nel mio libro.

I pesi e le misure cambiano a seconda che il soggetto sotto esame sia un guelfo, o un ghibellino.

No, non è vero. Parlo per me, naturalmente, ma io mi sforzo sempre di prescindere dalle mie simpatie personali, sebbene un minimo d'influenza sia certamente ed umanamente innegabile. In particolare, Michele, ti prego di non sovrapporre due piani differenti: il mio giudizio - fortissimamente critico - in merito all'operato globale del governo Prodi e le valutazioni relative a singole persone od azioni, espresse nei momenti in cui parevano foriere di qualche novità condivisibile. Mi spiego. Quando Bersani partì con le famose "lenzuolate", io ne appoggiai le apparenti buone intenzioni, non ostante fosse evidente la quasi irrilevanza delle prime misure. Non rinunciai a dichiarare, anche pubblicamente, che bisognava andare avanti, che quello non poteva che essere il timido inizio di un'azione volta ad incidere sulle reali ingessature del Paese, ma evitai sempre di stroncare i provvedimenti e la persona, nella speranza che la strada portasse da qualche parte.

Così, anche ora - forse da inguaribile ottimista quale sono sempre stato - appoggio la campagna di Brunetta, pur rendendomi conto dell'inadeguatezza delle misure attualmente messe in campo. Tieni costantemente presente quanto sia grave ed incancrenito il problema da affrontare, e quali potenti resistenze sia necessario vincere: questa, a mio avviso, è la chiave di volta del nostro futuro e chiunque s'impegni in tal senso avrà sempre il mio appoggio. L'auspicio è che il sostegno - critico, naturalmente, e denso di suggerimenti implementabili - sia fatto proprio da tutti coloro che posseggono competenze specifiche e desiderio di cambiamento. Ribadisco che trovo inutile la stroncatura, specie quella personale.

Un appunto finale, relativo a Di Pietro. La mia, ovvie battute a parte, non è una valutazione dettata da antipatia, che pure non nego. Gli riconosco, nel corso del suo incarico ministeriale nel passato esecutivo, l'impegno a vincere quelle resistenze che i sempiterni ed ubiqui "comitati del no a qualunque cosa" mettevano (e mettono) costantemente in campo, pur non apprezzando le continue invasioni di campo delle quali si rendeva protagonista. Si tratta, invece, di una valutazione negativa strettamente politica, basata sulla pochezza dei programmi (probabilmente dovuta alla totale e desolante mancanza dei rudimenti stessi di una cultura economica ed alla concezione poliziesca dello Stato) e sulla sua ossessione anti-berlusconiana, che lo porta sempre a ritenere ed affermare esattamente il contrario di quanto provenga da Arcore, a prescindere da ogni altra considerazione. Arrivare ad appoggiare, solo a titolo d'esempio, gli "scioperanti scioperati" di Alitalia - veramente indifendibili - solo per dar contro al "nemico del popolo", ne dimostra l'inadeguatezza in maniera, a mio avviso, eclatante. Non credo, davvero, che sia possibile riporre alcuna speranza in un elemento di tali caratteristiche: so che tu la pensi diversamente - almeno in parte - e considero la cosa del tutto legittima. Semplicemente, abbiamo in merito opinioni differenti, ma siamo entrambi trasparenti ed intellettualmente onesti: non così spesso ci s'imbatte in interlocutori con i quali la discussione si ponga su questo piano, e non sempre il backgound culturale è condiviso. Lo apprezzo.

Franco, una precisazione. Il problema di Brunetta, e di tanti altri in questo governo, non è che sta facendo troppo poco (magari perché incontra resistenze da altri) ma comunque si muove nella direzione giusta. Se fosse così sarei d'accordo con te, sarebbe da appoggiare sperando che riesca a far meglio.

Il problema è che si muove proprio nella direzione sbagliata. Se vuoi riformare la pubblica amministrazione la prima cosa da fare è iniziare a misurare la performance in modo serio e iniziare a punire e premiare soprattutto ai livelli dirigenziali, che sono quelli che veramente possono cambiare le cose. Brunetta ha perso un anno facendo altro, con provvedimenti nel migliore dei casi marginali e nel peggior dei casi ingiusti e dannosi. Tutti noi siamo stati zitti e fermi per vedere cosa faceva, sperando che alla retorica iniziale seguisse qualche provvedimento serio per aumentare l'efficienza della PA. Dopo un anno di farfugliamenti ridicoli, accuse indiscriminate a fannulloni e panzoni, e provvedimenti inutili è bene rompere gli indugi.

In parte sarà forse a causa delle resistenze della politica cattiva (ma lui dov'era?) e dei sindacati cattivi, ma si fa fatica a credere che i limiti culturali dell'uomo non c'entrino proprio nulla.  Nonostante l'alta opinione che ha di sé, Brunetta è uno che non ha mai scritto niente di decente, e il suo CV accademico è li a testimoniarlo. Alla fine queste cose pesano. Per un po' si può anche sperare, senza crederci troppo,  che un ignorante membro della casta faccia delle riforme serie. Ma continuare a sperare contro ogni evidenza non è una buona strategia.

Aggiungo una nota sull' operato di Brunetta: i sindacati sono sicuramente un grosso ostacolo alla riforma della PA, ed i provvedimenti dell' anno scorso sono riusciti nella non facile impresa di dargli argomenti ragionevoli.Non fraintendere: la direzione era condivisibile, la modalità di attuazione indifendibile.

Quanto all' IDV il vero problema IMO non è Di Pietro, ma il resto del partito.Alle europee l'avevo presa in considerazione, ma dopo uno sguardo ai candidati non ce l'ho proprio fatta.Il più "digeribile" per il nordovest era di gran lunga De magistris!

è bene rompere gli indugi

Certamente, ma io non ritengo che ciò debba estrinsecarsi in un attacco a testa bassa che, tra l'altro, offre un magnifico assist a coloro che un cambiamento proprio non lo vogliono. Continuo a sostenere che siano di gran lunga preferibili le proposte alle proteste, e che i suggerimenti - anche se tendenti ad un cambio radicale di rotta - debbano necessariamente avere la credibilità che solo un'analisi professionalmente seria ed una percepibile realizzabilità possono conferire. Anche perché, che facciamo, ci teniamo altri quattro anni - al contrario del "prodino" questo governo durerà, amici miei! - di vecchie e nuove misure non convincenti, dicendo tutto il male possibile del suo ideatore ed invocandone le dimissioni, oppure cerchiamo di dare un contributo nella direzione che auspichiamo?

L'unica cosa certa, imho, è che la situazione attuale deve cambiare. Il gioco del "tanto meglio, tanto peggio", così caro all'italica lotta politica - tutta un muro contro muro - non fa parte del mio modo d'essere. Non ho mai apprezzato il "muoia Sansone con tutti i Filistei" ..... :-)

Michele:

Non solo, vorrei insistere su un punto che nessuno sembra voler capire e che, invece, è crucialissimo. Predicare bene e razzolare male è gravissimo, specialmente in un paese alla frutta come l'Italia. Annunciare sconvolgimenti e riforme e tutto il resto, per poi produrre leggi borboniche che NON migliorano ma peggiorano la situazione (mentre si continuano ad emettere le grida in pubblico) è ALTAMENTE DANNOSO. Meglio far nulla, meglio star zitti. In un paese alla frutta come l'Italia, con il livello di cinismo che tutti manifestano, uno come BR che dichiara che farà miracoli e poi fa quel che ha fatto sino ad ora è oggettivamente dannoso. Piaccia o meno a chi vota per la sua parte politica: oggettivamente dannoso.

Mi ricordo il Pippo Chennedy Show di 10 anni fa. Avevano fatto una battuta che, secondo me, conteneva una grande verita' sulla natura umana e che diceva piu' o meno cosi': non importa se quello che dici e fai e' sbagliato, se la gente vedra' che continuerai a dirlo e a farlo per un po', allora pensera' che e' normale e tutto sommato accettabile, visto che lo dici e lo fai, anche se non dovresti.

Vi ricordate la geniale pubblicita'?
(Persona a capotavola rutta)
(Uno dei presenti): "Ma questo non si puo' fare"
(Persona a capotavola): "E invece si', nella casa delle liberta'!"
(Parte canzone di Brigitte Bardot...)