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Il peggio ha da tornare, per l'Italia.

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I pesi e le misure cambiano a seconda che il soggetto sotto esame sia un guelfo, o un ghibellino.

No, non è vero. Parlo per me, naturalmente, ma io mi sforzo sempre di prescindere dalle mie simpatie personali, sebbene un minimo d'influenza sia certamente ed umanamente innegabile. In particolare, Michele, ti prego di non sovrapporre due piani differenti: il mio giudizio - fortissimamente critico - in merito all'operato globale del governo Prodi e le valutazioni relative a singole persone od azioni, espresse nei momenti in cui parevano foriere di qualche novità condivisibile. Mi spiego. Quando Bersani partì con le famose "lenzuolate", io ne appoggiai le apparenti buone intenzioni, non ostante fosse evidente la quasi irrilevanza delle prime misure. Non rinunciai a dichiarare, anche pubblicamente, che bisognava andare avanti, che quello non poteva che essere il timido inizio di un'azione volta ad incidere sulle reali ingessature del Paese, ma evitai sempre di stroncare i provvedimenti e la persona, nella speranza che la strada portasse da qualche parte.

Così, anche ora - forse da inguaribile ottimista quale sono sempre stato - appoggio la campagna di Brunetta, pur rendendomi conto dell'inadeguatezza delle misure attualmente messe in campo. Tieni costantemente presente quanto sia grave ed incancrenito il problema da affrontare, e quali potenti resistenze sia necessario vincere: questa, a mio avviso, è la chiave di volta del nostro futuro e chiunque s'impegni in tal senso avrà sempre il mio appoggio. L'auspicio è che il sostegno - critico, naturalmente, e denso di suggerimenti implementabili - sia fatto proprio da tutti coloro che posseggono competenze specifiche e desiderio di cambiamento. Ribadisco che trovo inutile la stroncatura, specie quella personale.

Un appunto finale, relativo a Di Pietro. La mia, ovvie battute a parte, non è una valutazione dettata da antipatia, che pure non nego. Gli riconosco, nel corso del suo incarico ministeriale nel passato esecutivo, l'impegno a vincere quelle resistenze che i sempiterni ed ubiqui "comitati del no a qualunque cosa" mettevano (e mettono) costantemente in campo, pur non apprezzando le continue invasioni di campo delle quali si rendeva protagonista. Si tratta, invece, di una valutazione negativa strettamente politica, basata sulla pochezza dei programmi (probabilmente dovuta alla totale e desolante mancanza dei rudimenti stessi di una cultura economica ed alla concezione poliziesca dello Stato) e sulla sua ossessione anti-berlusconiana, che lo porta sempre a ritenere ed affermare esattamente il contrario di quanto provenga da Arcore, a prescindere da ogni altra considerazione. Arrivare ad appoggiare, solo a titolo d'esempio, gli "scioperanti scioperati" di Alitalia - veramente indifendibili - solo per dar contro al "nemico del popolo", ne dimostra l'inadeguatezza in maniera, a mio avviso, eclatante. Non credo, davvero, che sia possibile riporre alcuna speranza in un elemento di tali caratteristiche: so che tu la pensi diversamente - almeno in parte - e considero la cosa del tutto legittima. Semplicemente, abbiamo in merito opinioni differenti, ma siamo entrambi trasparenti ed intellettualmente onesti: non così spesso ci s'imbatte in interlocutori con i quali la discussione si ponga su questo piano, e non sempre il backgound culturale è condiviso. Lo apprezzo.

Franco, una precisazione. Il problema di Brunetta, e di tanti altri in questo governo, non è che sta facendo troppo poco (magari perché incontra resistenze da altri) ma comunque si muove nella direzione giusta. Se fosse così sarei d'accordo con te, sarebbe da appoggiare sperando che riesca a far meglio.

Il problema è che si muove proprio nella direzione sbagliata. Se vuoi riformare la pubblica amministrazione la prima cosa da fare è iniziare a misurare la performance in modo serio e iniziare a punire e premiare soprattutto ai livelli dirigenziali, che sono quelli che veramente possono cambiare le cose. Brunetta ha perso un anno facendo altro, con provvedimenti nel migliore dei casi marginali e nel peggior dei casi ingiusti e dannosi. Tutti noi siamo stati zitti e fermi per vedere cosa faceva, sperando che alla retorica iniziale seguisse qualche provvedimento serio per aumentare l'efficienza della PA. Dopo un anno di farfugliamenti ridicoli, accuse indiscriminate a fannulloni e panzoni, e provvedimenti inutili è bene rompere gli indugi.

In parte sarà forse a causa delle resistenze della politica cattiva (ma lui dov'era?) e dei sindacati cattivi, ma si fa fatica a credere che i limiti culturali dell'uomo non c'entrino proprio nulla.  Nonostante l'alta opinione che ha di sé, Brunetta è uno che non ha mai scritto niente di decente, e il suo CV accademico è li a testimoniarlo. Alla fine queste cose pesano. Per un po' si può anche sperare, senza crederci troppo,  che un ignorante membro della casta faccia delle riforme serie. Ma continuare a sperare contro ogni evidenza non è una buona strategia.

Aggiungo una nota sull' operato di Brunetta: i sindacati sono sicuramente un grosso ostacolo alla riforma della PA, ed i provvedimenti dell' anno scorso sono riusciti nella non facile impresa di dargli argomenti ragionevoli.Non fraintendere: la direzione era condivisibile, la modalità di attuazione indifendibile.

Quanto all' IDV il vero problema IMO non è Di Pietro, ma il resto del partito.Alle europee l'avevo presa in considerazione, ma dopo uno sguardo ai candidati non ce l'ho proprio fatta.Il più "digeribile" per il nordovest era di gran lunga De magistris!

è bene rompere gli indugi

Certamente, ma io non ritengo che ciò debba estrinsecarsi in un attacco a testa bassa che, tra l'altro, offre un magnifico assist a coloro che un cambiamento proprio non lo vogliono. Continuo a sostenere che siano di gran lunga preferibili le proposte alle proteste, e che i suggerimenti - anche se tendenti ad un cambio radicale di rotta - debbano necessariamente avere la credibilità che solo un'analisi professionalmente seria ed una percepibile realizzabilità possono conferire. Anche perché, che facciamo, ci teniamo altri quattro anni - al contrario del "prodino" questo governo durerà, amici miei! - di vecchie e nuove misure non convincenti, dicendo tutto il male possibile del suo ideatore ed invocandone le dimissioni, oppure cerchiamo di dare un contributo nella direzione che auspichiamo?

L'unica cosa certa, imho, è che la situazione attuale deve cambiare. Il gioco del "tanto meglio, tanto peggio", così caro all'italica lotta politica - tutta un muro contro muro - non fa parte del mio modo d'essere. Non ho mai apprezzato il "muoia Sansone con tutti i Filistei" ..... :-)