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Il partito di Pangloss

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Interpreto il tuo accenno alla sostenibilità – relativamente alle pensioni – come un tuo disaccordo con il catastrofismo che su questi temi si è fatto da qualche anno a questa parte. Non so se da parte mia sia una forzatura.

"Sostenibilità" comunque è un concetto utile, a mio avviso. Sai, se dovessimo prendercela con le parole perché se ne fa abuso, non ce ne resterebbero per parlare.

Quanto alla produttività, ci andrei piano. Parliamo un attimo solo dell'Italia. Se escludiamo gli ultimi pochi anni (prodromi e sviluppo della crisi), la situazione com'è stata dipinta è la seguente.

La popolazione italiana, nel complesso, diminuisce. Non ricordo quando qualcuno ha decretato che il processo si era arrestato (non nel senso che stava di nuovo aumentando, ma che si era fermata la decrescita) a causa dell'immigrazione. Non è molto, forse un paio di anni. La popolazione attiva diminuisce pure, e direi di più, per due fattori: uno è quello di cui parliamo (la gente va in pensione alla stessa età, ma campa più a lungo). L'altra è la diminuzione relativa della popolazione attiva giovane. La disoccupazione non racconta bene questo fenomeno, per come è stimata (non considera disoccupato chi non cerca lavoro, pur non avendolo). Trascuriamo per ora, per semplicità, la questione immigrazione.

Il PIL, però, cresce sempre, sia pur con fasi alterne di recessione/ripresa. Questo non è vero per l'attuale depressione, ma consideriamola, in questo contesto, un'anomalia (temporanea, si spera). Dunque il PIL pro capite cresce ancora di più.

Mi riesce difficile interpretare tutto questo se non come un aumento della produttività del lavoro, o quanto meno dei fattori. Può darsi che la produttività del capitale sia cresciuta di più (tralasciando la vexata quaestio se anche questa non vada ricondotta a quella del lavoro, e il fatto che è sarebbe un fenomeno negativo che andrebbe corretto). In ogni caso questo significa che le risorse globali, e quelle pro capite, aumentano, e questo pur essendo già in atto il fenomeno di prolungamento della vita in vecchiaia di qui siamo parlando. Anche se il Pil da salario diminuisse, essendo sovracompensato da quello da capitale, si tratterebbe solo di spostare il prelievo verso la fiscalità generale (cosa alla quale ha accennato Bersani proprio in questi giorni).

Tra l'altro, mi pare che tutto questo sia confermato, se non interpreto male i significati, anche dai dati ISTAT che si trovano qui: http://www.istat.it/dati/dataset/20071005_00/

Penso in generale che le motivazioni che stanno dietro le affermazioni non siano un fatto indifferente. Se si sostiene la necessità di una riforma (c'è qualcosa che non necessiti di essere riformato, visto che il tempo passa e tutto cambia?) bisogna anche dire il perché, cosa che fa parte del dire con quale priorità, e “verso dove” si vuole andare, senza di che la parola riforma diventa anch'essa una parolaccia. Ora è un fatto che alcuni hanno sostenuto a lungo non solo che il sistema pensionistico italiano non era sostenibile (c'è tornato sopra Draghi, e qualcuno nel dibattito che mi hai indicato lo cita), ma che erano in generale i sistemi pensionistici basati sul patto intergenerazionale garantito dalla Stato ad essere non sostenibili. Tutti, anche quelli dei paesi i cui sistemi pensionistici costano, rispetto al PIL, la metà dell'Italia. Sarebbero invece sostenibili, non si sa perché, quelli basati sulla capitalizzazione. E così i fondi pensione, invece di toglierli dove ci stanno, sono stati introdotti dove non c'erano. Addirittura gestiti dai sindacati (qui da noi, perlomeno) il che è una pura follia. Io la riforma del TFR non l'avrei fatta. Più che riforma, mi sembra una controriforma. Lasciandoli in azienda almeno avrebbero contribuito alla sua liquidità.

Questa ideologia ha provocato dei veri e propri disastri nella testa delle giovani generazioni alle prime occupazioni (uso il plurale perché è così). Convinti che non avranno nessuna pensione, sentono i contributi (e le tasse) come un sopruso (difficile dargli torto con questa premessa), e sono spinti ad un modo disperato di approcciare il lavoro, attanagliati tra rassegnazione e acquiescenza, e arrivismo becero. Inoltre, sono pronti (speriamo gli ultimi eventi gli abbiano aperto gli occhi) a fare la parte del pollo dei mercati finanziari.

La questione di fondo, mi pare, sia quella che sollevi tu, dell'equilibrio (tra diverse sezioni dello stato sociale). Non capisco però cosa tu intenda con “distorsioni del mercato del lavoro”. Alludi al maggior costo del lavoro? Se è così, il problema è però generale, non dipende molto da questa o quella voce, ed è quindi un soggetto che richiede una discussione più generale, dei rapporti tra oneri sociali e fiscalità generale, dell'efficienza dei servizi pubblici e della corrispondente spesa, ecc. ecc.

Mi riesce difficile discutere il costo del sistema pensionistico senza un'analisi di come sia fatto. Perché da noi costa il doppio? Dove va, questo doppio? Per quanti sforzi abbia fatto, non sono riuscito a trovare niente oltre a tiritere giornalistiche.

 

Non so se da parte mia sia una forzatura.

Lo è. I concetti insensati, insensati sono. Non è questione di parole, ma di concetti ripeto. Se un concetto è insensato non va usato. Se vuoi definirmi "sostenibilita'" in modo coerente, magari poi ne parliamo.

La produttività in Italia non cresce da un decennio: se leggi le tabelle che tu stesso citi ne trovi la conferma. In particolare, guardati la tavola 3: la produttività reale del lavoro nel 2006 era INFERIORE a quanto fosse nel 2000! Oggi è probabilmente ancora peggio. La crisi italiana (mancanza di crescita) è un fatto di lunga durata, nulla ha a che fare con la particolare crisi mondiale degli ultimi due anni.

Sul resto, non capisco il tuo argomento. Di nuovo, abbiamo scritto cose chiare sull'argomento: dove sbagliamo?

Il costo del lavoro è alto SOPRATTUTTO per il costo delle pensioni. Certo, non tutto, ma soprattutto. Piaccia o meno. Poi ci sono, ovviamente, altri costi dell'inefficiente stato italiano, ma non vedo come riconoscere quelli (apparato burocratico inefficiente e costoso, trasferimenti a varie aree e gruppi oltre ai pensionati, eccetera) modifichi l'argomento. Se hai tre tumori che ti ammazzano, ed uno è più grosso e più grave degli altri, beh io direi di cominciare a curarlo invece di continuare a ripetere che ci sono anche gli altri due, di tumori.