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Dagli al comunista!

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Re: Mah

michele boldrin 13/6/2009 - 18:48

Mussolini era un grande statista.

Vedi, il problema è che Mussolini lo era, come lo è BS. La sinistra italiana - da sempre convinta (erroneamente) di avere il monopolio sia dell'IQ che della cultura e delle conoscenze - continua ad assumere che i suoi avversari siano dei dementi. Non sono dei dementi, sono molto intelligenti. Alcuni, ti svelo un segreto, hanno pure studiato (non è il caso di BS, ok, ma BS non è l'unico avversario che avete di fronte, figlioli.) Spesso (non nel caso di BS, ma in altri casi sì) hanno pure "ragione" nel senso che hanno operato per favorire lo sviluppo economico ed il benessere degli italiani, mentre le politiche che la sinistra aveva proposto avrebbero sortito effetti opposti. Ma non divaghiamo. Il punto è che la sinistra NON HA e non ha MAI avuto il monopolio del senso dello stato, della capacità di governo, della comprensione del mondo e della capacità d'intendere le cose. Tutt'altro, infatti.

Mussolini era un grande statista, che modernizzò un'Italia che non riusciva ad uscire da una condizione pre-industriale. Mussolini costruì l'identità italiana così come la conosciamo oggi, sia culturalmente, che economicamente, che "statalmente": la struttura dello stato italiano che oggi avete di fronte viene dal ventennio, sopra ci hanno "appiccicato" gli organi repubblicani, ma la struttura interna è quella di Mussolini! Prima di lui solo Cavour e Crispi furono di statura comparabile come statisti di fatto (non "in teoria", che in teoria magari Mazzini era un grande ...). Questo non implica che Mussolini fosse un uomo speciale; spesso quello che si riesce a fare come "statisti" dipende dal caso, dalle circostanze, dai collaboratori, da mille cose. Ma i fatti son fatti. L'Italia contemporanea è ancora, in grossa parte, l'Italia che Benito Mussolini ha definito durante il ventennio. BS parte da lì per ridefinirla a suo modo, secondo i suoi valori, secondo i suoi interessi e quelli dei gruppi sociali che rappresenta. A differenza dei vari Prodi, D'Alema, Veltroni e via dicendo, lo sta facendo.

Il problema che la gente "di sinistra" deve porsi, visto che vuole far politica e non gradisce BS, è quale progetto d'Italia vuole contrapporre a quello di costui. Con limiti enormi e tentennamentei, GF questo problema sembra porselo: il problema NON È se vi (mi) piace o meno. Personalmente lo trovo ancora troppo vago ed impreciso, oltre che "socialista" nel senso italiano del termine, per condividerlo. Ma non è questo il punto: il punto è che GF ci sta provando e per questo è oggetto di attacchi da dentro il PdL!

All'opposizione, invece, NESSUNO CI STA NEMMENO PROVANDO! Ecco il punto su cui volevo far(vi) riflettere. Ma vi volete decidere di dare un calcio in culo ai vostri capi e cominciare a costruire un progetto d'Italia che abbia un minimo di possibilità d'essere preso in considerazione dalla maggioranza dei vostri concittadini?

Meglio che sia un progetto ben definito, pratico, italiano (non scopiazzature di obamismo un giorno e clinton-blairismo un altro!) e che, soprattutto, parta dall'Italia materiale che c'è ora, quella che esiste, quella fatta dai 60 milioni che oggi vivono lì. Smettendola, tanto per usare l'esempio di una signora molto radical-chic e molto emancipata, di postare su Facebook (una vera miniera antropologica) cosine di questo tipo:

Italy se sei Magic facci sparire 'sto governo e tutti gli stronzi che lo hanno votato!

Inqualificabile.

Grazie per l'insulto, perche' non ci ricami sopra?

Quando si sente ancora parlare di Mussolini come un grande statista, di Fini come l'unica opposizione (é lui che a deciso di sciogliersi e stare nel PDL o no?), di Fini come uno che capisce l'economia di mercato (mi é sfuggito il suo programma in economia...che in ogni caso sarebbe piuttosto statalista e nazionalista per tradizione), di uno con un certo senso della legalità e del sociale, ecc. le domande sorgono spontanee: che ci fa con dei banditi? Come pensa di portare avanti il suo programma (ammesso che ce l'abbia). Continuo a pensare che certi sdoganamenti italiani e certi attacchi che ormai definisco ab contrario per la loro logica di individuazione del problema e/o alloristici (tipo vabbeh ma a sinistra non sono meglio, ma allora loro..., ecc.) non possono che contribuire allo status quo, avvalorando la tesi di chi é convinto che si stia facendo bene (tipo BS & Co...), o peggiorare le cose. Se si continua a mettere sullo stesso piano problemi che sullo stesso piano non sono, é difficile fare un ragionamento logico. E ogni volta si torna a concludere, é ma gli altri non sono meglio, si sentono superiori, le toghe sono rosse, le cattedre sono rosse sino a dare del comunista a Paul Krugman o al Financial Times....Meno male che c'é Fini?

Mussolini era un grande statista, che modernizzò un'Italia che non riusciva ad uscire da una condizione pre-industriale.

Ci sono dati che consentono di misurare il grado di successo di questa modernizzazione mussoliniana? In passato ho sentito i dati sulla produzione di aerei durante la seconda guerra mondiale, da cui emerge tutta l'arretratezza e l'infimo livello dell'economia italiana dell'epoca fascista (ho trovato dei dati che mi sembrano attendibili su taphilo.com):

United States 297.199
Russia 158.218
United Kingdom 131.549
Germany 119.871
Japan 76.320
Italy 11.508

In assenza di altri dati mi sembra che Mussolini abbia portato l'Italia alla seconda guerra mondiale in una drammatica condizione di inferiorita' economica rispetto agli altri Paesi.

Se si vuole trovare qualche merito per Mussolini io direi che e' riuscito a coinvolgere in qualche modo nello Stato italiano la maggioranza delle masse popolari, specie quelle meridionali prima totalmente assenti, guadagnando anche complessivamente un consenso maggioritario.  Ovviamente ottenne questi risultati coi metodi brutali e populisti che conosciamo, e grazie al concorso decisivo delle malefatte dei socialisti del tempo e della corruzione, incompetenza e inettitudine dei moderati del tempo. Quelle due componenti politiche combinate assomigliano in qualche modo ai cattocomunisti odierni che hanno sospinto al potere SB, tra l'altro.  Oltre a sfruttare i difetti dei suoi avversari e ad usare metodi violenti, non andrebbe dimenticato che Mussolini sfrutto' ancora piu' dei predecessori le strutture dello Stato per l'acquisizione del consenso, inquadrando in particolare grandi numeri di meridionali come impiegati pubblici.

A parte la conquista del potere e del consenso con metodi disdicevoli, e a parte il merito di aver mobilitato come non mai prima le masse popolatri (merito peraltro di dubbio valore perche' indirizzato alla competizione militare molot piu' che al benessere economico e civile della popolazione) non credo si possano trovare altre doti o "meriti" ascrivibili a Mussolini.

Re(2): Mah

Marcks 13/6/2009 - 20:52

Se si vuole trovare qualche merito per Mussolini io direi che e' riuscito a coinvolgere in qualche modo nello Stato italiano la maggioranza delle masse popolari, specie quelle meridionali prima totalmente assenti, guadagnando anche complessivamente un consenso maggioritario.

Si quello lo fece, ma esautorando le forme istituzionali embrionali e assai gracili dello stato "liberale" italiano dei primi anni del '900. Quella mobilitazione, che è poi divenuta una costante del secolo scorso, ha prodotto così tante sciagure che non mi sembra si possa annoverarla fra le cose buone di Mussolini.

Comunque, sul resto hai ragione. Molti carrozzoni statalisti hanno preso avvio allora; la grande industria e così via.

Sospetto però che Michele con la sua affermazione su Mussolini volesse dire che, si Mussolini non ci piace, ma almeno aveva un progetto politico che lo ha reso (nel male, a mio avviso) una figura di statista vero...piaccia o non piaccia.

Col che forse intende paragonarlo a BS? Anche lui con un progetto svilito, ridicolizzato, sottovalutato, ma poi alla fine capace di lasciare un segno (buono o cattivo è un altro paio di maniche) ? Era questo che volevi dire?

 

Sui giudizi di Fini sullo stesso statista, invece io dico che il suo giudizio è "sbagliato", nella misura in cui possano esserlo asserzioni del genere, in ragione del fatto che il suo era un giudizio politico e non storiografico, finalizzato a capitalizzare consenso intorno alla disposizione filo-fascista esplicita di una parte dell'elettorato a cui guardava. Quindi l'affermazione di Fini era in malafede sicura, perchè non era il tentativo di analisi, ma solo il desiderio di rivolgersi al suo elettorato solleticandolo nel suo credo. Cosa che fece svariate volte.

 

Sul PD. Michele, ma non noti quante bastonate sta prendendo il PD ad ogni tornata? A me sembra che quelli del PD qualche prezzo lo stiano pagando, eccome se lo stanno pagando.

Sulla spocchia della sinistra. Non lo diremo abbastanza che la sinistra ha un complesso di superiorità, ma non tanto morale, quanto culturale. Voglio dire, la battaglia per la moralità e la legalità anche a sinistra è affari di pochi: non credo che D'Alema e Bassolino puntino alla loro marcata differenza morale per distinguersi dalla destra. Ma sulla cultura invece, lì si che li vedi, convinti di essere più "studiati" degli altri...c'è tutto il discorso del collateralismo dei proff universitari a questo proposito.

 

Re(1): Mah

13/6/2009 - 19:57

Michele sono curioso di capire quali sono i risultati dell'Italia del ventennio che ti fanno concludere che - limitatamente alle riforme interne suppongo - Mussolini abbia contribuito all'avanzamento del Paese.

Le riforme di stampo "liberale" durarono fino al '26, quando De Stefani fu messo alla porta. La "battaglia del grano" non contribui' neanche lontanamente a modernizzare l'agricoltura italiana. La struttura industriale alla fine del ventennio era meno concorrenziale di prima, con un peso dello Stato (leggi IRI) che se inizialmente era sceso, fini' per aumentare esponenzialmente. La questione meridionale rimase sostanzialmente irrisolta. La struttura corporativa si è adattata tanto bene alle menti degli italiani che ce la ritroviamo ancora tra le scatole. La riforma Gentile contribui' all'alfabetizzazione di massa ma ci regalo' anche la centralità delle materie umanistiche che fa ancora vittime ovunque, e io tra queste. I risultati nella costruzione di un'identità nazionale sono sotto gli occhi di tutti.

Insomma non sono un antifascista militante, cerco di usare una prospettiva storica, ma se vogliamo vedere al ventennio come ad un'occasione per costruire le basi di un paese moderno, direi che l'occasione fu sprecata abbastanza malamente. Ma le mie letture sono piuttosto superficiali quindi aspetto lumi.

Ok, dipende da cosa intendi per grande statista, e il fatto che tu includa BS in questo gruppo temo implichi che abbiamo una definizione diversa in mente.  E concordo sul fatto che buona parte della sinistra ritenga di avere il monopolio della cultura, ma questo non e' un problema solo italiano: lasciando perdere la francia, sto seriamente pensando di cancellare l'abbonamento al new yorker, perche' ci sono dei limiti... Il che rende il dialogo pressoche' impossibile: buona parte della sinistra non considera la possibilita' di parlare con chiunque non la pensi gia' come loro. (vedi la signora radical chic di cui sopra).

Cio' detto, almeno in ambito economico, l'approccio corporativo della seconda meta' del ventennio credo sia assolutamente l'ultima cosa di cui l'italia ha bisogno adesso (e mi stupirei di sentire pareri contrari su questo sito). Ora,  da quel che ricordo di Fini, l'approccio generale del personaggio non era assolutamente critico di questo tipo di pensiero anti-liberale, ed anzi andava assolutamente in questa direzione. E' possibile, certo, che il personaggio abbia avuto davvero un'epifania e si sia ravveduto, ma lo ritengo improbabile. Mi sembra piuttosto che adesso complementi perfettamente l'attengiamento berlusconico, facendo si' che il PdL abbia uno span in grado di attirare un'ampia parte di elettori. Sara' pessimismo, ma non credo che, almeno in economia, sia facile che le persone abbiano un cambiamento di approccio cosi' radicale.

Re(2): Mah

Luca Neri 13/6/2009 - 22:43

My 2 cents. Fini e' stato via via espulso verso la marginalita' nel suo partito. Non dimentichiamoci che Berlusconi ha gia nominato il suo cavallo come successore (ricordate le dichiarazioni su Alfano dell'anno scorso? Un chiaro messaggio a Fini). Gia' dal 2005 in AN si e' stata rafforzata la corrente dai colonnelli Berlusconiani (cosa sono Gasparri e La Russa se non questo?) e le lotte intestine nel partito sono state intense anche se sotterranee.

Fini, dopo la fusione, si e' trovato nella necessita' di ridefinire il suo futuro politico. Non poteva piu' aspettarsi la successione per investitura. Ha dovuto puntare ad una successione di conquista. E la sta preparando. Il suo unico mezzo per puntare ad una futura leadership nella destra dall'interno del nuovo partito e' quello di costituire una sua nuova corrente; Fini si tiene ai margini dell'azione governativa perche' scommette che il peggio deve ancora venire. Sa che il governo non riformera' il paese. La crisi colpira' duro sull'occupazione nella seconda meta' della legislatura. Se la scommessa e' fondata le nuove condizioni gli consentirebbero di tentare la scalata al partito nel 2013.

Lo spazio politico lasciato libero dall'arretramento del PD sui temi dei diritti civili e la radicalizzazione del PdL sulle posizioni leghiste gli consente di occupare quell'area di centro-destra moderata lasciata libera e di allargarsi a parte del centro-sinistra insoddisfatto dalle incertezze del partito di riferimento. Inseguire la deriva estremista non gli conviene. Quello spazio e' gia' saldamente occupato. Lo spostamento al centro gli consentirebbe di uscire dal PdL e allearsi con UDC portando in dote i voti della sua corrente se dovesse fallire la scalata nel 2013.

 

Re(1): Mah

Zamax 13/6/2009 - 21:44

Mi pare che con "grande statista" Boldrin (lo chiamo "Boldrin" finché non mi cancella dalla lista dei clerico-fascisti-pavloviani) intenda semplicemente indicare una personalità che ha "modellato" in profondità in nostro paese, anche peggio di come possa farlo l'orrido BS, e in tutti due i casi comunque riuscendo in qualcosa a differenza di quegli acchiappanuvole - nel miglior dei casi - della sinistra.  Nel merito sono piuttosto d'accordo con Giovanni Federico, quando indica in Giolitti il maggior "statista" italiano, nel senso positivo del termine. Non a caso forse gli restò la nomea di "ministro della malavita" che il radicalismo di sinistra gli cucì addosso, proprio lui che durante tutta la sua vita politica lavorò con prudenza e costanza per "costituzionalizzare" i socialisti. Giovanni Ansaldo scrisse un bel libro per riabilitarlo dal titolo "Il ministro della buona vita", che consiglio a tutti quelli che hanno tempo libero da buttare via o lavorano poco per scelta filosofica.

Tuttavia se davvero "BS parte da lì per ridefinirla [l'Italia] a suo modo, secondo i suoi valori, secondo i suoi interessi e quelli dei gruppi sociali che rappresenta" non da tifoso, ma anche solo razionalmente, non vedrei la cosa solo in negativo. Infatti, non c'è alcun dubbio che i gruppi sociali su cui ha costruito il consenso elettorale sono tutt'altro che la storica nomenklatura italiana, dalla grande industria, alla grande finanza, ai sindacati, alla burocrazia della pubblica ammnistrazione, che gli sono stati per lustri e lustri contro (e non vedo chi possa negarlo). In questo la sua vittoria ha rappresentato una rottura nella storia recente d'Italia, indipendetemente dall'uso che ne farà, ma quella nomenklatuta ne è risultata indebolita, e questa è una democratizzazione reale nel paese, pur se il paesaggio morale e civile a qualcuno continuerà a far schifo.

La sinistra non ha un progetto, perché continua ad essere giacobina, nonostante il nome "democratico", sennò non sarebbe ossessionata dal demone dell'antiberlusconismo, che è divenuto una specie di ancora di salvataggio per ritrovare una qualche forma di unità al suo interno. Qualcuno alzerà il sopracciglio, perché oramai certe cose non si dovrebbero dire più, ma sbaglia. Che ci posso fare se nell'Anno Domini MMIX la sinistra italiana è ancora così? Il fatto è che in una società regolata politicamente da normali prassi democratiche il marxismo o il giacobinismo restano mistiche della minoranza, proprie delle esperienze settarie. Il marxismo o il giacobinismo hanno senso solo in una prospettiva rivoluzionaria, quando in un paese stremato e logorato da ben concentrate pressioni esteriori, che sono solo un simulacro di volontà popolare, il potere passa di mano, nel miglior dei casi, attraverso sconquassi istituzionali, non certo col voto libero della maggioranza del corpo elettorale. Il giacobinismo è fondamentalmente il perfezionamento politico della vecchia strategia di acquistare potere attraverso minoranze organizzate, in nome di una solidarietà negativa entro e fra i vari strati sociali che fa premio su qualsiasi altra considerazione. E’ per questo che in Italia abbiamo assistito a un doppio fenomeno: come in una piramide rovesciata, tanto più la base elettorale della sinistra si è ristretta, tanto più il suo potere reale nel paese si è ampliato e ramificato.

Re(2): Mah

massimo 15/6/2009 - 08:51

"Il marxismo o il giacobinismo hanno senso solo in una prospettiva rivoluzionaria, quando in un paese stremato e logorato da ben concentrate pressioni esteriori, che sono solo un simulacro di volontà popolare, il potere passa di mano, nel miglior dei casi, attraverso sconquassi istituzionali, non certo col voto libero della maggioranza del corpo elettorale. Il giacobinismo è fondamentalmente il perfezionamento politico della vecchia strategia di acquistare potere attraverso minoranze organizzate, in nome di una solidarietà negativa entro e fra i vari strati sociali che fa premio su qualsiasi altra considerazione."

 

Sarebbero le "scosse" di cui ha parlato domenica D'Alema a "in mezz'ora"?

Re(3): Mah

Zamax 15/6/2009 - 14:03

Voilà. Ogni tanto, involontariamente o per disperazione, il vecchio istinto salta fuori. E' la strategia di Repubblica da quando è nata: generare un militantismo abbastanza vasto e compatto da sommuovere e intimidire il paese. Ma è una strategia che porta all'isolamento e all'inaridimento progressivo della base elettorale. A sinistra non lo vogliono capire e perdono voti, giorno dopo giorno, da trent'anni.