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Dagli al comunista!

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Giovanni, tesoro, mi fai piu' ignorante di quello che sono. Considerati autorizzato, comunque, a parlare di economia quanto vuoi (macedonie incluse) perche' non ho intenzione di smettere di parlar di storia ...

Io capisco che, da buon liberale, tu abbia una certa nostalgia per lo stato liberale italiano pre prima guerra mondiale, ma il fatto e' che il medesimo, in Italia, fu un fallimento che porto', appunto, ai disastri della prima guerra ed a quelli che immediatamente la seguirono, regime fascista incluso. L'Italia giolittiana forse era sulla via di tante belle cose, peccato che la via fosse ancora in costruzione: frano' e venne definitivamente cancellata dalla prima guerra mondiale.

Come ho detto, e ripeto, sara' stato per caso (infatti, credo proprio che SIA stato per caso) ma il processo di industrializzazione avvenne sotto Mussolini, non sotto Giolitti. Che "l'idea IRI" fosse di Beneduce e' irrilevante al dibattito in questione. Certo che lo era, in parte, ma cio' che conta e' che la cosa si fece finche' comandava Benito e perche' a costui andava bene. Il capo era lui, non gli fosse andato bene l'IRI, non sarebbe successo: i motivi delle azioni sono rilevanti per certi argomenti (quelli che studiano l'intenzionalita' ed i meccanismi causali) ma non sono rilevanti nelle constatazioni ex-post. Qui mi sto occupando di constatazioni ex-post: a Nixon, son certo, non piacevano i comunisti vietnamiti e cinesi, ma dal Vietnam e' uscito lui ed a Beijing e' andato lui, non Johnson! Stiamo confrontando cosa venne e cosa non venne fatto sotto questo o quell'altro leader politico, non stiamo dando i premi alle idee. La proprieta' statale dei mezzi di produzione se la invento' (anche) Karletto, ma fu Vladimiro a provarci per primo: ragione per cui Lenin fu un rivoluzionario ed uno statista, mentre Marx rimase un filosofo. Io non sto dando pagelle e voti di approvazione, sto constatando quando successero o non successero certe cose.

La tua terza affermazione proprio non e' corretta, ma vista l'ora ti chiedo venia e mi limito solo ad alcuni esempi. Sul perfetto funzionamento dello stato liberale ha detto Lusiani e, se vuoi, ci roviniamo a citazioni opposte da lunedi' in poi. Sul corporativismo (che, di nuovo, non e' che lo invento' Benito ma, come dire, resuscito' dalle ceneri medievali non ancora spente) idem, assieme al fatto che mi sembra ben vivo e vegeto, il corporativismo intendo dire, non Benito; lui fu appeso per benino ma tardino. Il codice penale (Rocco), il sistema di istruzione pubblica (Gentile), la riforma amministrativa (1927-28 o giu' di li'), la regolamentazione della Corte dei Conti e delle magistrature centrali (tra 1932 e 1934, vari Real Decreti), i Patti Lateranensi e la "riconciliazione" fra stato italiano e chiesa cattolica (con il ruolo che questa incomincio' a giocare ed ancora gioca ... ), la RAI e Cinecitta', ... persino la riorganizzazione delle provincie e del ruolo dei prefetti oltre a quella dell'esercito. L'elenco mi sembra alquanto lungo e quasi tutta questa paccottaglia e' ancora con noi. Come on! Dopo 60+ anni, SESSANTA, di repubblica "antifascista" 2/3 delle istituzioni dello stato italiano hanno ancora la forma disegnata durante il ventennio e la "cultura popolare" idem, come i fatti recenti dimostrano (solo che ora invece di "conquistare" la Libia, la classa politica italiana bacia i piedi al pazzo che la controlla e che il buon Ronnie, per somma sfiga, non fece fuori quella notte del 1986 ...).

Le cose che dice Alberto Lusiani, poi, le condivido. Io NON ho detto che Mussolini fece dell'Italia una potenza industriale, ho detto che "la fece" (relativamente) di piu' di quanto l'avessero fatta i suoi predecessori. In particolare realizzo' (magari anche grazie a quelle due prime coppe del mondo di calcio ...) una forma di unita' nazionale a livello popolare, che sino ad allora era fallita. Poiche', per questioni del tutto personali, l'idea di "Italia" non la trovo poi cosi' geniale, non ci metto un personale segno + davanti a questo risultato. Ma la maggioranza la pensa diversamente da me, quindi metto questo risultato in conto al duce no. 1.

Cerchiamo di capirci ed evitiamo di ragionare stile BS. Il fatto che Mussolini sia stato un "grande" statista vuol solo dire che sotto il suo regime l'Italia e' cambiata radicalmente e che molti di quei cambiamenti permangono. Questo non implica che siano "buoni" e mi piacciano, implica solo che sono riusciti e definiscono (in parte, ma una parte grossa) il paese nel quale ora vivete ed io vengo in vacanza. Insisto, se ragionassimo come BS - a cui Gheddafi sembra un genio perche' e' rimasto al potere per 40 anni (con il quale criterio non so cosa pensi di Fidel o della dinastia al potere in Korea del Nord: che dopo Putin, Gheddafi e Chavez siano questi i suoi futuri amiconi all'estero?) - arriveremo a dare giudizi di valore, cosa che non sto facendo. Sto solo facendo delle banali constatazioni, senza alcun giudizio di valore su Mussolini e tutto il resto.

della storia, intendo. ma visto che sono un r.. precisino

i) il rapporto VA manifatturiero/PIl è "cresciuto" dal 12.5% al 14.5% dal 1861 al 1895. Durante il periodo giolittiano, fino al 1913, è salito al 19% (serie Fenoaltea). Secondo le serie Fuà (lievemente diverse e peggiori) è cresciuto dal 22% 1913 ad un massimo del 25.5% nel 1925 (tre anni dopo la marcia su Roma). Poi Mussolini si è inventato quota Novanta (invece che 120), ha soffocato le esportazioni italiane e nel 1938 il rapporto era bloccato al 25%. Non confondiamo poche grandi imprese sussidiate con l'industria, please - che altrimenti bisogna rivalutare la chimica degli anni Sessanta

ii) l'entrata in guerra dell'Italia prima guerra mondiale fu un colpo di stato del re sfruttando lo Statuto Albertino. Approfittò di un periodo di vacanza dal potere di Giolitti per far negoziare segretamente il trattato di Londra (Aprile 1915) che ci impegnava ad entrare in guerra. La maggioranza parlamentare era contraria -tanto che circa 300 deputati lasciarono il biglietto da visita a Giolitti. Quest'ultimo, appreso del trattato, decise di non forzare un voto per patriottismo

iii) il corporativismo fascista fu una riforma del parlamento, che sostituiva la Camera eletta con una Camera dei fasci e delle corporazioni selezionata su base professionale. Quest'ultima, in pratica non contò nulla. Nulla a che vedere con il corporativismo attuale e/o il consociazionismo, che comunque risale agli anni Settanta

iv) in effetti, molte leggi importanti furono approvate durante il ventennio. Bisognerebbe fare un discorso più articolato dell'impatto di ciascuna di esse (ed io non no ho la competenza). Tutte però modificavano punti specifici all'interno di un apparato statale centralizzato, basato sui prefetti, che risaliva al Piemonte pre-unitario e in ultima analisi al Code Napoleon.  

Non nego che Mussolini abbia avuto un impatto profondo e duraturo sull'Italia, ma ritengo che nel complesso il suo regime sia stato un disastro - e per questo non lo chiamerei "statista". Per me quasta parola ha una connotazione positiva - e non vorrei chiamare "statisti"  Hitler e Stalin, che pure hanno avuto un impatto  enorme sui loro paesi e sul mondo

Un ultimo punto per riallacciarsi al discorso iniziale di Michele. Lui critica i DS per l'incapacità di fare politica tenendo in giusto conto le inclinazioni del popolo italiano. Concordo. Proprio per questo ritengo che Giolitti sia stato un grande statista, secondo solo a Cavour. Infatti riuscì a gestire un rapido processo di modernizzazione economica e sociale sfruttando le caratteristiche  del sistema politico ricordate da Alberto. Dava i soldi ai Mastella del tempo, ma perlomeno li faceva votare come diceva lui inivece di farsi condizionare. Analogamente Cavour riuscì a unificare l'Italia sfruttando la situazione politico-diplomatica del 1859-1861 mentre Mazzini fallì miseramente.

 Scusate la lunghezza

 

Il problema é che paradossalmente si é ragionato esattamente come Berlusconi, e oramai non ce ne se accorge più. Le categorie di riferimento  e logiche son quelle, e si dice che Mussolini ha cambiato l'Italia é un grande statista, esattamente come BS dice che Gheddaffi é inteligentissimo perché é al potere da 40 anni sic! Poi si dice che Fini non é male salvo non dire perché sta con dei banditi. Non basta essere un po' meglio degli altri bisogna anche dimostrarlo nei fatti....

Quando leggo certe argomentazioni penso sempre al nostalgico di turno o la persona che ragiona per frasi fatte.

A mio modo di vedere, Mussolini non inventò nulla. Non fu certo l'inventore delle pensioni. Sicuramente il regime contribuì ad un ammodernamento del paese, ma il fatto che fosse un regime totalitario a farlo depone male per l'Italia. Gli effetti perversi del resto li conosciamo tutti.

Molto più importante per "l'italianizzazione" dell'Italia fu -lo sanno tutti- la TV. Il ventennio ci lasciò con lo schifo per la parola "patria", tanto è vero che ci fu chi propose -giustamente- di ri-appropriarsi del termine.