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Dagli al comunista!

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Alberto, hai detto bene: proposte in passato scritte bene e del tutto ragionevoli. Chiediamoci perché Pagliarini se ne sia andato sbattendo la porta, e consideri la Lega di oggi un partito statalista.

Il grande Pagliarini se ne e' andato a gennaio 2007, quindi non molto tempo fa, facendo poco rumore mediatico, ma spiegando invece per bene a Bossi perche' lo faceva. E sul suo sito web scrive:

Nel 2007, a gennaio, dopo il Congresso della Lega Lombarda,

ho lasciato la Lega ma sono rimasto leghista nell’anima e nella testa e ho continuato, in totale indipendenza, a diffondere le idee federaliste. In Comune a Milano sono entrato nel Gruppo Misto. Sono diventato presidente della sottocommissione per il (cosiddetto) Federalismo Fiscale.

Ho sempre considerato Pagliarini una persona seria. La lettura di quanto ha scritto al Senatur non fa che confermarlo.

Come sempre, il problema è che individui di tal fatta non trovano il modo d'incidere, perché vengono emarginati.

La questione secondo me, poi, non è solo di "politica economica"; io ho constatato che la lega, almeno dalle mie parti (dove è rinata a partire dalle ultime politiche, come in tutto il nord; nelle ultime elezioni provinciali ha preso circa il 23%) ha deciso di adottare modalità di azione e propaganda dai connotati neanche velatamente fascisti, intercettando i consensi di una buona parte di qualunquisti/tifoserie violente/nostalgici vari. I "moderati", qui, non la votano più. Nel milanese e nel varesotto mi risulta esista ancora una buona tradizione di leghismo (credo ci siano ancora parecchie di giunte "verdi" con sindaci giovani e realmente interessati a fare "solo" buona amministrazione); ma qui (sud lombardia, ma credo che la cosa si possa tranquillamente allargare a tutto l'est della regione) il rinnovato successo secondo me nasce dall'aver intercettato il consenso di un elettorato orfano del Fini "fascista" (e comunque della versione di "lotta" di AN), oltre che di molti giovani che normalmente non avrebbero votato.

Inutile dire che nel '94 o giù di li, sempre da queste parti, aveva un elettorato completamente diverso e raccoglieva le simpatie di tutt'altro genere di persone. Ormai la lega, secondo me, è una sorta di destra sociale; temo sia illusorio sperare che faccia valere il proprio peso per cambiamenti in senso liberale, perché non credo siano liberali gli elettori a cui deve rispondere.

Di fronte a un'evoluzione del genere, che a me sembra palese dal momento in cui vedo chi sono i suoi nuovi militanti e dirigenti locali, non mi stupisco che una persona per bene come mi sembra Pagliarini abbia deciso di andarsene (senza offesa ovviamente per un'altra persona per bene come Alberto Lusiani che nella Lega, mi pare di capire, ci crede ancora).

Concordo, ma con un caveat: senza essere liberali un federalismo serio lo potrebbero pretendere, tra le ovazioni degli elettori attuali ed il voto a naso turato dei moderati.Purtroppo la dirigenza ha altri obiettivi.

L'elettorato della Lega e' cambiato e il partito con esso. La domanda e': dove e' finito quell'elettorato dei primi anni 90?

Sul federalismo invece non sono preparato: che tipo di federalismo e' quello da poco votato in Parlamento?

L'elettorato della Lega e' cambiato e il partito con esso. La domanda e': dove e' finito quell'elettorato dei primi anni 90?

Ritengo che l'elettorato della Lega non sia cambiato significativamente, perche' e' rimasto maschile, pedemontano, concentrato fuori dai centri cittadini come lo e' sempre stato. L'avanzata nelle regioni rosse non e' ancora importante rispetto ai voti transpadani.  Se la Lega prendesse percentuali maggiori nelle regioni rosse rispetto alla Transpadania allora sarebbe un cambiamento totale di elettorato, ugualmente se prendesse piu' voti a Sud piuttosto che a Nord.

In generale ogni movimento politico italiano con successo di massa ha iniziato prendendo voti nel centro-nord, per poi progressivamente passare ad una prevalenza di voti meridionali e opposizione al centro-nord mentre manteneva il potere centrale: e' successo cosi' per la monarchia, per la sinistra dello Stato liberale ai tempi di Filippo Turati, per il Fascismo, per la DC e il PSI e tale processo e' ben avviato anche per i comunisti. Tale processo non e' invece iniziato ancora per la Lega.

Va sottolineato che l'elettorato di opinione che vota razionalmente in Italia non supera secondo me il 4-5%, il 95-96% degli elettori italiani vota per appartenenza (specie centro-nord) e/o per clientelismo (specie sud). Il voto alla Lega era e rimane un voto diffuso nelle aree di sub-cultura cattolica e di provincia, che corrispondono alle aree pedemontane della Transpadania, ben identificate storicamente da agricoltura povera e lavoro-intensiva, concordia sociale, piccola proprieta' diffusa e funzione positiva intermediatrice della Chiesa cattolica.

Ai tempi in cui c'erano Miglio, Pagliarini, Gnutti la Lega non prendeva nei centri cittadini significativamente piu' di quanto prende ora. Forse prendeva qualche voto in piu' ma numericamente insignificante. Questa e' l'Italia...

Sul federalismo invece non sono preparato: che tipo di federalismo e' quello da poco votato in Parlamento?

Si tratta, come scrive un po' troppo generosamente G.Pagliarini, di una legge "delega utile e ben fatta, ma che malgrado il nome di “federalismo fiscale” non ha assolutamente nulla a che vedere con il federalismo".  Puoi leggere qui cosa ne ho scritto su nFA quando e' stata approvata la prima bozza.

l'elettorato della Lega non sia cambiato significativamente, perche' e' rimasto maschile,

Alberto, tu sai dove trovare dati affidabili sulla composizione del voto maschile e femminile? Io ho sempre avuto l'impressione che in Italia, a differenza degli USA, non ci sia molta differenza, ma è solo una impressione.

Alberto, tu sai dove trovare dati affidabili sulla composizione del voto maschile e femminile?

Caro Sandro, da dilettante quale sono mi limito a leggere quanto passano i giornali, i dati sulle ultime elezioni li ho trovati se ricordo bene sul Corriere, scritti da Mannheimer.  Non c'era nulla di nuovo, le casalinghe votano Berlusconi e gli uomini votano i partiti estremi, di cui la Lega fa parte assieme all'estrema destra e all'estrema sinistra. C'e' stato pero' un calo della propensione delle casalinghe per SB, che mi sembra statisticamente significativo, che io collego con le sue recenti vicende familiari e private. In passato ho letto un libro pubblicato sempre da Mannheimer sulla Lega dagli inizi al 1995 se ricordo bene.

 

La questione secondo me, poi, non è solo di "politica economica"; io ho constatato che la lega, almeno dalle mie parti (dove è rinata a partire dalle ultime politiche, come in tutto il nord; nelle ultime elezioni provinciali ha preso circa il 23%) ha deciso di adottare modalità di azione e propaganda dai connotati neanche velatamente fascisti, intercettando i consensi di una buona parte di qualunquisti/tifoserie violente/nostalgici vari. I "moderati", qui, non la votano più.
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Inutile dire che nel '94 o giù di li, sempre da queste parti, aveva un elettorato completamente diverso e raccoglieva le simpatie di tutt'altro genere di persone.

Queste osservazioni dirette sono veramente utili per comprendere meglio cosa accade in Italia, grazie Filippo.  Non credo pero' che gli elettori della Lega/2008 siano molto diversi da quelli della Lega/1994 nel Sud della Lombardia come in Emilia Romagna.

Tu parli di "(sud lombardia, ma credo che la cosa si possa tranquillamente allargare a tutto l'est della regione)". Il Sud della Lombardia, la bassa padana in generale inclusa l'Emilia Romagna non sono terre di moderati, non lo sono mai state storicamente. Sono invece aree storicamente di accesi conflitti sociali, popolate un tempo di anarchici, repubblicani, socialisti rivoluzionari, poi di fascisti e infine di comunisti.  Ogni partito che raccolga consenso popolare massa nella bassa padana non puo' che avere tratti fascistoidi, quantomeno nei suoi elettori, che si chiami Lega del 1994, Lega del 2009 o anche che si chiami PCI. E' possibile che la Lega prendesse i (molto pochi) voti moderati in passato e ora non piu', ma se prendeva il 23% in passato e il 23% ora, il 90% degli elettori sono gli stessi.

Per quanto riguarda la Lombardia dell'Est, a parte la bassa bresciana si tratta di un territorio diverso, pedemontano e cattolico, che e' quello tipico di radicamente leghista, molto diverso dal territorio della bassa padana come passato politico e anche come attitudine fascistoide. Sono aree come quelle di Vicenza e Treviso dove - documenta lo storico Vivarelli (Storia delle origini del fascismo: l’Italia dalla grande Guerra alla marcia su Roma) - negli anni '20 non si trovavano volontari per le squadre di azione, e i fascisti dovevano essere fatti affluire dal Polesine e dalla Venezia Giulia.

Grazie a te per il quadro interpretativo "nuovo". In effetti, Cremona credo sia una delle zone in cui il fascismo abbia preso più piede (se ne trova tristemente traccia in vari e continui obrobri architettonici in pieno centro), anche se non mi risultava sinceramente che fosse stata al centro di accesi conflitti sociali recenti, periferica e isolata com'era rispetto alle aree ad alta densità industriale; è anche vero che per radicamento e controllo della religione cattolica, temo che raggiungiamo tranquillamente i livelli pedemontani. Quando avrò tempo indagherò meglio.