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Unindustria Treviso

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Potrei lasciarlo in bianco, tanto sono poche le parole che potrei usare per descrivere il desolato panorama.

Confindustria Napoli è in mano agli edili, che dipendono al 100% dalle commesse dello stato. A chiacchere tutti per il mercato, ma l'unico mercato che conoscono bene è quello delle buste, e non aggiungo altro. I pagamenti di Pantalone sono un optional, quello dei comuni e della Regione non pervenuti (i pagamenti).

Siamo in pochissimi (mi ci metto anche io, ma non è un problema a chiamarmi fuori) a competere veramente sui mercati, nazionali e internazionali, ma è un tessuto sfilacciato e poco "territorio", invidio i trevigiani (1.800 imprenditori io non li ho mai visti tutti insieme a una riunione) e il loro comunque sentirsi parte attiva.

Se c'è un punto di partenza è questo: questa borghesia imprenditrice si sta rompendo i coglioni di subire il furto delle tasse che mantiene una classe pubblica (dipendenti e politici) parassitaria e improduttiva, per nulla incline al pragmatismo, ma attenta solo al cavillo e alla forma, si è già rotta i coglioni di pagare la improduttività di una classe operaia tutta attenta ai diritti (grazie ai sindacati), ma poco incline al dovere, per cui quando può scarica i pesi morti.

Nessuno lo dice, o almeno lo si dice poco, ma sapete perchè comunque gli extracomunitari (quelli venuti per lavorare) sono benvoluti dai datori di lavoro ? Perchè lavorano ! E si miglioreranno sempre di più, per questo i razzisti leghisti li odiano, tolgono il lavoro agli italiani dicono, ma credete che qualcuno assumerebbe un ucraino, con cui ha comunque problemi quantomeno di lingua, se trovasse manodopera decente ?

Scusate la tiritera, a Ludovico Pizzati dico che ha ragione su due punti:

1. Lo Stato è molto più indebitato di quello che si dice e non ha soldi, altro che Tremonti bonds.

2. La cultura statalista è fortemente permeata in larghi settori industriali (anche se i trevigiani mi sembrano molto meno coinvolti, vieni a Napoli..)

Non sono d'accordo sul punto che siamo sotto il tacco, il discorso è l'incontrario: è lo Stato che alza continuamente la scarpa per tenere sotto il tacco l'economia, per discorsi interni al potere, a noi il duro compito di correre come formiche per evitare il tacco. E si sa che la formica può portare tre volte il suo peso, per questo quel tacco non scende mai velocemente: non gli conviene.