Titolo

Unindustria Treviso

3 commenti (espandi tutti)

Trovo davvero stimolante questa lettura.

Mi domando se si tratta di "cultura statalista" oppure se non sarebbe più corretto studiare e parlare di comportamenti.

Sarebbe interessante capire se qualcuno ha studiato i comportamenti di imprese, professionisti, sindacati, pubblica amministrazione trovando delle analogie con i regimi socialisti.

Io per esempio faccio parte della categoria dei commercialisti e spesso trovo nei convegni un florilegio di concetti e retorica statalisti, tipo "cooperiamo per il bene della nazione".

C'è qualcuno che ha cominciato a studiare sistematicamente questa cosa?

Condivido ma - e non per togliere alla propaganda di origine socialista il suo de-merito nella creazione di questa sub-cultura - suggerirei di guardare anche altrove, ossia alla chiesa ed alla sua dottrina sociale ed al corporativismo e consociativismo fascista.

Sia la chiesa cattolica che l'ideologia fascista mi sembrano avere avuto, in Italia, un successo di massa ben maggiore e più duraturo di quello dell'ideologia socialista. Mentre questa predica l'intervento statale e tutto il resto, al contempo insiste sulla lotta di classe, il conflitto, l'ostilità fra gruppi e tende a snobbare, anzi ad osteggiare, il "voemose ben" in cui tutti cooperano "per il bene della nazione". Insomma, l'ideologia social-comunista è senza dubbio statalista, centralista e contraria all'iniziativa privata, ma scarsamente prona al consociativismo, ai sussidi, ai favori reciproci, all'evaporarsi delle responsabilità nella cogestione dell'economia fra piccoli o grandi monopoli economici, organi di governo e politici che li controllano, banche ed altri enti pubblici. Loro, alla fin fine, han sempre predicato il socialismo ed il sol dell'avvenire, non l'arrangiamoci. Li vedo più responsabili per l'esistenza ancora oggi di un sindacato conflittuale ed arroccato su folli "diritti" e richieste di uguaglianza insostenibili, o per la presenza di una gioventù "guevarista" che interpreta il far politica come pura opposizione e distruzione, eccetera.

La commistione fra privato e pubblico o fra stato e mercato, la protezione delle corporazioni professionali, l'assitenzialismo diffuso a pioggia ed incanalato attraverso i network delle conoscenze, delle relazioni personali, parocchiali, partitiche o sindacali, la difesa del modello economico relazionale, anticompetitivo, insomma l'economia semi-medievale che vige in Italia e che viene supportata ideologicamente dall'appello agli "interessi nazionali" è un prodotto della dottrina sociale della chiesa e di quella fascista. Per questo parlo, sbrigativamente, di clerico-fascismo: perché quella è la cultura economica del 60-70% degli italiani, siano essi imprenditori, bancari, funzionari pubblici, insegnanti, commercianti, artigiani o anche camerieri che volevano, ed esigono, di poter esercitare la "professione" di filosofi.

 

OK, il tuo sguardo alla storia italiana potrebbe andare bene, ma se parli di clerico-fascismo dipendi molto nella tua analisi da concetti come la chiesa cattolica, i fascisti, i socialisti...

L'arretratezza italiana si fonda su regole non scritte di ossequio ad un potere "altro", sulla negazione nei fatti di qualsiasi peso della responsabilità e della coscienza individuale nelle scelte. Ma questo non attiene strettamente ad uno o più gruppi sociali, ma a comportamenti più o meno omogenei e diffusi nella società, che diventano "regole".

Anche nel craxismo, ad esempio, era insito un "principio di omologazione" (come potrei chiamarlo?) per cui alcuni soggetti "vanno bene" per gestire "in un certo modo" le cose, con un modo di gestire il potere e la cosa pubblica che è sopravvissuto molto bene al PSI e prosegue in vari esponenti sia del centrodestra che nel centrosinistra.

Mi piacerebbe quindi sapere se c'è qualcuno che ha studiato sistematicamente i comportamenti, più che i soggetti.

Ad esempio, non so se vi piace la fotografia, ma io trovo impressionanti analogie tra le foto di Mikhailov sulle manifestazioni del regime sovietico ed il concerto dei 1 maggio dei sindacati italiani, o le analogie fra le parate naziste e quelle della DDR.