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Unindustria Treviso

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Giorgio (di Treviso I suppose, ma non di "Unindustria Treviso", chiaramente ....), il tuo intervento è emblematico.

Lo è perchè non cita dati, ed invece propone sospetti spacciandoli per verità: se ritieni che

più di uno cerchi il careghino per avere un occhio di riguardo con la banca di turno

ne dovresti portare evidenza, così come se sei convinto della necessità di

Una bella ricerca, ad esempio, per [.........] comparare i bilanci di chi riveste incarichi in Confindustria rispetto alla popolazione delle società di capitali

non hai che da lavorarci e presentare le tue elaborazioni dei numeri, i bilanci son pubblici ....

Perché, vedi, tutto è possibile ma va dimostrato, altrimenti ha lo stesso valore dell'aria fritta, così diffusa nella maggior parte delle discussioni in rete. Fortunatamente qui è diverso, ed è il motivo per il quale vale la pena di frequentare quest'agorà virtuale, anziché altri luoghi apparentemente - solo apparentemente - simili.

Inoltre, sarebbe cosa molto opportuna discettare di argomenti che si conoscono, piuttosto che rendere evidente la propria preclusione preconcetta. Un esempio? Se tu avessi anche solo una minima conoscenza della reale situazione in Confindustria Venezia (non più Unindustria, by the way .....), eviteresti accuratamente di definirla

tutta questa lotta per una faccenda di quartiere

In fondo, ti basterebbe la lettura di alcuni articoli pubblicati nei maggiori quotidiani nazionali ed anche in quelli locali, nel corso dell'ultimo mese: pur tra molte imprecisioni e qualche coloritura, rendono abbastanza bene il senso della vicenda. In estrema sintesi - e con inevitabile semplificazione - si sta giocando una partita di grande rilievo, nella quale la territoriale veneziana è solo la tessera di un mosaico, che vede il tentativo delle grandi (pseudo)aziende delle ex partecipazioni statali di assumere un ruolo di vertice. Un ruolo che non è compatibile con i valori ed i comportamenti di chi sul mercato compete, anziché godere di protezioni od avere i fatturati determinati dalle concessioni governative (a prescindere da quale sia il colore del governo in carica), un ruolo che gli imprenditori "veri" non sono disponibili a concedere. Un amico, recentemente, ha sostenuto che sia un bene questo "litigio" tra noi imprenditori: non gli ho risposto sul punto - che tanto, ora, lo leggerà qui .... :-) - ma sono d'accordo senza riserve - sebbene, talvolta, ciò comporti personali malesseri - purché il fine sia quello di andare ad un chiarimento delle posizioni. Anche alla rottura, se necessario: anzi, in questo caso specifico io mi dichiaro favorevole a tale tipo di soluzione. In fondo, è ciò che penso da anni .....

 

A)    Mamma mia,  quanta  foga!  Certo sono nuovo di questa “agorà”, leggo più gli articoli che non i commenti ma non mi sembra che qui attorno tutto sia sempre e comunque supportato da dati incontrovertibili e prove fattuali. Anzi… Non per questo però trovo NfA meno interessante.

B)    Sospetti.. Io pensavo ad approfondimenti. A dire la verità vorrei capire se vale la pena di fare degli approfondimenti ed investire del tempo. Ora sono incappato in Franco che pare conoscere bene e frequentare il mondo di Confindustria. Grazie se mi puoi dare una mano e  una risposta, fammi sapere il tuo parere: “Ha un senso fare una ricerca per capire come sono messe le aziende che fanno capo a chi ha cariche nel sistema di Confindustria?  Capire come è strutturato lo stato patrimoniale, soprattutto dal lato delle fonti?  Ha un senso fare un approfondimento per vedere se le aziende di questi imprenditori con cariche confindustriali sono più (o magari meno) indebitate rispetto alla popolazione delle aziende di un certo territorio (ad esempio la provincia di Treviso)?” Una rappresentanza sana che funzioni bene nei meccanismi di selezione implica che nei posti di responsabilità in Confindustria vengano collocati gli imprenditori  le cui aziende sono le più performanti, con i conti a posto e solidamente patrimonializzate.  Non è vero? Ma è’ proprio così? Risposte a queste domande servirebbero – speriamo -  a classificare definitivamente come “casi isolati” certe negative esperienze anche recenti e personalmente penso che – a meno di non trovarsi di fronte ad una epidemia di  situazioni patologiche conclamate – alla fine non dovrebbero esserci nel complesso delle forti distorsioni tra le imprese i cui imprenditori hanno accesso alla rappresentanza confindustriale e il resto della popolazione delle imprese.  Così almeno sarebbe il caso di augurarsi. Parliamo – per intenderci - di una ricerca sui bilanci anno 2007, che sarebbero  al momento quelli più recenti disponibili. Quindi si fotograferebbe la situazione pre-crisi.

C)    Negli ultimi anni, alcune posizioni di Confindustria hanno generato indubbie ed oggettive perplessità, facendo concludere a molti per un uso spinto dell’associazionismo confindustriale a sostegno  di interessi particolari di pochi esponenti.  In particolare,  Confindustria ha avviato solo in tempi molto recenti un’ azione di informazione e contrasto per quanto riguarda  i meccanismi disposti nella finanziaria 2007 (l’ultima approvata dal Governo Prodi)  che prevedono – a partire dall’esercizio 2008 – forti limitazioni alla deducibilità degli interessi passivi per la determinazione del reddito imponibile delle imprese. Non  mi dilungo qui nel dettaglio della norma perché immagino ben nota ai più. Resta il fatto che queste disposizioni, specie in una situazione di grave crisi come l’attuale  e come evidenziato dalla maggior parte degli operatori e dei commentatori di fatti economici, rappresenta una misura a dir poco devastante per un numero rilevante di aziende e con la quale proprio in questi giorni le imprese si trovano a fare i conti.  A suo tempo, il presidente allora in carica di Confindustria, Montezemolo, commentò in modo “sostanzialmente positivo” la legge finanziaria che introdusse questo provvedimento. (Al bisogno la rassegna stampa del tempo è assolutamente esaustiva sull’argomento). Un atteggiamento oltremodo e “stranamente” benevolo di fronte ad una legge finanziaria che conteneva per le imprese un boccone avvelenato di tale entità.  Per non parlare della sigla all’accordo del 23 luglio 2007 con il quale – tra le altre cose -  venne  abolito il famoso  scalone della riforma delle pensioni con un costo valutato in dieci miliardi di euro.  Perché questa improvvisa accondiscendenza ad un aumento della spesa per le pensioni dopo che si era sempre predicata – fin dalla notte dei tempi - la necessità prioritaria di un contenimento della spesa pensionistica e politiche di rigore? Cose peraltro ancora ribadite nella relazione della presidente Marcegaglia alla recente ultima assemblea di Confindustria: assoluta necessità di contenimento della spesa pensionistica! Ma perché allora avete firmato l’accordo di luglio 2007?

E’ poi ben noto che la presidenza Montezemolo cercò fino agli ultimi giorni del Governo Prodi di “portare a casa” un provvedimento di sostegno alla rottamazione delle auto.

Solo coincidenze? Solo la solita cultura del sospetto? 

D)   E veniamo all’affaire Venezia. Certo tutti leggiamo i giornali e ci è nota la posizione ufficiale: la presidenza Marcegaglia è impegnata  in una battaglia a sostegno delle aziende “buone” che operano sul mercato e vivono di mercato,  contro le aziende “cattive” che vivono di monopolio e concessioni.  Questa spiegazione di tono eticamente “nobile”,  con un facile appeal sulle masse , è anche  una spiegazione convincente? Per me mica tanto.

In primo luogo, mi sembra che l’arsenale messo in campo sia sproporzionato rispetto all’obiettivo. Alla fine stiamo parlando di una presidenza di territoriale (Venezia) e neppure una tra le più importanti del sistema confindustriale. E’ come aver sparato un missile a testata nucleare per far fuori la talpa che mi sta facendo una tana in giardino. Andiamo… poi la radioattività residua me la becco anch’io di ritorno! Nella faccenda sono stati coinvolti proprio tutti In Italia e non solo a livello di Confindustria. Al momento è  stato lasciato fuori solo il Santo Padre…  Vedremo nei prossimi giorni cosa succede.

In secondo luogo: le grandi aziende delle concessioni e dell’orbita statale (passata o ancora attuale) furono accolte in Confindustria durante la presidenza D’Amato. Furono benvenute perché portavano un bel po’ di soldini con il versamento delle quote associative. Nei regolamenti di Confindustria non ci sono preclusioni a che i rappresentanti di queste imprese possano poi assumere cariche elettive.  E quindi ci troviamo di fronte ad una incongruenza: se a Confindustria vanno bene i fondi che da queste provengono (fino ad ora non si sono sentite voci contrarie sull’argomento da quanto mi risulta), poi non ci possono essere  queste preclusioni di principio per l’accesso a questa o a quella presidenza. D’altra parte nella galassia di Confindustria tra territoriali, federazioni  di categoria e quanto d’ altro possibile, il numero delle presidenze varie non è certo in numero limitato, anzi… Da un punto di vista statistico, quindi, non è improbabile che alla fine qualche carica o carichetta possa finire in mano di soggetti che fanno capo ad aziende delle concessioni pubbliche…  Venezia quindi come una tessera ma di un mosaico molto, ma molto esteso. Non è certo una tessera come questa (verrebbe da dire una tessera come Tessera) a  far la differenza. Non stiamo parlando di Assolombarda o di Federmeccanica.

Inoltre, se si dovesse andare avanti e selezionare solo le aziende “buone” che stanno sul mercato e vivono di mercato, l’operazione che dovrebbe fare Confindustria non sarebbe così facile, e le differenze non sarebbero poi così nette. Il costruttore associato che ha un rapporto “preferenziale” con l’amministrazione locale è uno che vive di libero mercato e di concorrenza? Tanto per fare un esempio tra i molti che mi possono venire in mente. Non parliamo di tutti gli associati che lavorano per le forniture pubbliche. Se accettassimo una distinzione sic et simpliciter di questo tipo, poi non sarebbe tanto  facile sopportarne le conseguenze.  Le cariche associative di Confindustria sarebbero precluse a moltissimi.  

Ma il punto principale è che la “nobile” spiegazione “ufficiale” è svincolata da quello che è accaduto negli ultimi anni: le lotte già viste a Vicenza (con causa al tribunale civile), Padova (se ne sono viste di tutti i colori!), Treviso…

Le motivazioni sono molto più banali: si tratta sempre di lotte di potere, prima di tutto potere locale. La nomina consente, con l’andazzo corrente,  il facile uso privato dell’associazionismo imprenditoriale. La presidenza di una territoriale porta  prima di tutto tanta immagine sui media e a costo zero; una bella dose di potere nelle questioni locali; canale privilegiato con gli enti pubblici di vario genere;  accesso a rapporti selezionati ed alla politica della Federazione regionale. In qualche caso il presidente della territoriale ha avuto con la nomina - e ahimè per la limitata durata del solo mandato - finalmente accesso a qualche salotto che conta. E’ poi da vedere – ma questa come abbiamo visto sopra è un’ipotesi di lavoro – se la presidenza della territoriale consenta a livello ed uso personale anche un rapporto privilegiato con il mondo del credito. Ho dimenticato qualcosa?

Quindi, dal mio modesto punto di vista e in modo provocatorio, dico che l’ottica va ribaltata: la “nobile” spiegazione “ufficiale” è stata tirata in ballo per poter mettere in campo l’arsenale di Confindustria nazionale contro il ticket Marchi-Trovò che non dà sufficienti garanzie di “continuità” e collusione con l’attuale vertice veneto di Confindustria. Dove nel vertice va incluso a tutti gli effetti anche l’attuale vicepresidente nazionale Costato. Gli obiettivi concreti sono quindi molto più terra terra, a portata di mano… non occorre scomodare “nobili” crociate. Che poi - magari in seguito – torneranno sì buone per partite ben più grandi a livello nazionale, ma nel rispetto a questo punto delle proporzioni e dell’entità della posta  in gioco!     

     

 

A parte il gusto per i pseudo-retroscena non vedo niente di quello che dici, neanche in quello schifo di Confindustria Napoli. La presidenza di una qualunque delle associazioni facenti capo a Confindustria non porta vantaggi particolari, sicuramente non di quelli da te enunciati, mentre è molto più politica di quello che pensi. Anche da noi c'è destra, centro e sinistra. Confindustria è una associazione politica, nel senso che svolge una attività politica per conto degli associati, nessun presidente si sognerebbe di cercare di trarre vantaggi personali, si saprebbe e sarebbe allontanato. E poi ? Anche se fosse capace di farlo e zitto, per quanto tempo lo potrebbe fare ? e se non è rieletto, fallisce ?

Comunque un consiglio: il corpo 10 è gratuito, il corpo 8 fa venire il mal di testa, così come le tue ricostruzioni dietrologiche. Per inciso: hai parlato di D'Amato, ex presidente di Confindustria (quindi secondo te pieno di agganci), a cui hanno appena rifiutato un aumento delle linee di credito. Se questi erano gli agganci erano meglio gli sganci.

In precedenza hai scritto:

Sulla mia "antipatia" per gli edili, sempre posta bene in chiaro, è solo all'interno di Confindustria Napoli, dove hanno costituito un gruppo di potere riunito intorno a Giustino, del tutto interessato allo status quo e alle risorse dello stato

Scusa, ma questo Giustino alla fine fa politica fine a sè stessa o usa Confindustria Napoli per fare gli affaracci suoi??? Non è che stiamo dicendo la stessa cosa e nella foga del bastian contrario mi devi dare per forza contro?

Hai ancora scritto:

A parte il gusto per i pseudo-retroscena non vedo niente di quello che dici... nessun presidente si sognerebbe di cercare di trarre vantaggi personali, si saprebbe e sarebbe allontanato

Forse viviamo in due mondi diversi. Comuque, non la voglio tirar lunga e giungo alle seguenti conclusioni per gli associati di Confindustria che frequentano questo "agorà" e hanno gentilmente risposto ai miei commenti: A) Se dovete pagare le tasse anche sugli interessi passivi (ora in parte indeducibili) non lamentatevi visto che a suo tempo Confindustria non ha mosso un dito e non ha alzato un filo di protesta; B) Non ha nessuna importanza capire perchè e per come a suo tempo (2007 - presidenza Montezemolo) Confindustria non abbia fatto niente ma proprio niente per contrastare questa disposizione. E' tutta dietrologia e pseudo-retroscena;  C) Se siete contenti così, continuate pure a pagare le quote associative in attesa che (forse un giorno) venga il vostro turno per il giro in giostra.    

Scusa, ma questo Giustino alla fine fa politica fine a sè stessa o usa Confindustria Napoli per fare gli affaracci suoi??? Non è che stiamo dicendo la stessa cosa e nella foga del bastian contrario mi devi dare per forza contro?

No, niente di personale, solo gusto della verità. Come ti ho già detto Confindustria è una controparte "politica", per fare i miei interessi io trovo meglio questi e Franco inorridisce al solo pensiero che esistano, ma parliamo di interessi, non di parte "politica".

Giustino voleva usare Confindustria nel modo in cui dici tu, e riusciva anche a farsi eleggere, anche Vice Presidente Nazionale con delega al Mezzogiorno, salvo che finite le elezioni doveva "governare" e gli remavano tutti contro perchè gli "altri" (se ti interessa, coalizzati intorno a De Feo) non gradivano quell'approccio. Non si fa. Quindi, se qualcuno cerca di usare Confindustria come il proprio segretario personale non ci riesce, vero è che ci scontriamo (si scontreranno, sto per uscire da Confindustria Piccole Imprese) alla grande fra piccoli, medi e grandi, fra chi chiede che la domanda dello Stato aumenti per mantenere a galla la sua barchetta fuori ,mercato, poi c'è l'industria pubblica che è una barzelletta con logiche incompresibili ai comuni mortali, quindi direi che Confindustria è un bel minestrone.

Ma, in gran parte, ancora composto da persone civili, senza manovre di corridoio, ma parlandosi. Che poi possa peggiorare non ho dubbi, ma può anche migliorare. E non assomiglia ancora alla Chiesa Cattolica.

Dispero di riuscire ad essere convincente, a giudicare dall'evidente pregiudizio negativo, comunque …..


Ha un senso fare una ricerca per capire come sono messe le aziende che fanno capo a chi ha cariche nel sistema di Confindustria? Capire come è strutturato lo stato patrimoniale, soprattutto dal lato delle fonti? Ha un senso fare un approfondimento per vedere se le aziende di questi imprenditori con cariche confindustriali sono più (o magari meno) indebitate rispetto alla popolazione delle aziende di un certo territorio?

 

Non sono certo, ma non credo sia mai stata tentata. A mio avviso è un lavoro improbo, i cui risultati sarebbero incerti ed inattendibili per lo scopo che ti prefiggi, giacché la correlazione con eventuali ruoli confindustriali (e di che tipo, poi? Non sono tutti uguali, qundi come li pesiamo?) non risulterebbe, dal momento che – con estrema ovvietà, se ci rifletti - le singole situazioni possono dipendere da molteplici fattori. L'unico dato comune potrebbe risiedere nel fatto che chi s'impegna nell'attività associativa tiene lo sguardo un po' più alto all'orizzonte, meno rivolto al solo interno dell'azienda: ciò comporta, mediamente, una maggiore apertura mentale ed una più mirata valutazione delle informazioni. In teoria, aiuta.

Se ti fa piacere, però, nessuno t'impedisce di provarci.

Converrai, spero, che sia cosa diversa dall'avanzare sospetti. Senza dati, evidentemente, di questo si tratta, comunque tu li voglia chiamare …...


Una rappresentanza sana che funzioni bene nei meccanismi di selezione implica che nei posti di responsabilità in Confindustria vengano collocati gli imprenditori le cui aziende sono le più performanti, con i conti a posto e solidamente patrimonializzate.

 

Perché? Non è scontato che risultati straordinari della singola azienda comportino la stessa abilità con una giacca diversa. Le caratteristiche richieste possono anche essere altre. Ad esempio, l'attitudine a relazionarsi con altri imprenditori – tutti abituati ad essere decisori - e con l'esterno, la visione d'insieme del sistema, la voglia di misurarsi con sfide differenti, la disponibilità a sottrarre tempo – tanto tempo, spesso - al proprio lavoro ed agli affetti, la convinzione di poter contribuire a migliorare il mondo circostante, l'ambizione di conquistarsi stima ed apprezzamento…..... quest'ultima potente umano motore e, allo stesso tempo, magnifico deterrente ad un agire men che corretto. E passione, passione, passione …....


Confindustria ha avviato solo in tempi molto recenti un’ azione di informazione e contrasto per quanto riguarda i meccanismi disposti nella finanziaria 2007 (l’ultima approvata dal Governo Prodi) che prevedono – a partire dall’esercizio 2008 – forti limitazioni alla deducibilità degli interessi passivi per la determinazione del reddito imponibile delle imprese. […......] Per non parlare della sigla all’accordo del 23 luglio 2007 con il quale – tra le altre cose - venne abolito il famoso scalone della riforma delle pensioni con un costo valutato in dieci miliardi di euro. Perché questa improvvisa accondiscendenza ad un aumento della spesa per le pensioni dopo che si era sempre predicata – fin dalla notte dei tempi - la necessità prioritaria di un contenimento della spesa pensionistica e politiche di rigore?

 

Scusa, non ricordi il clima di quel periodo? Il furore ideologico anti-industriale che stava prendendo il sopravvento nel governo Prodi, finalizzato al tentativo di mantenerlo insieme? Il prevalere del massimalismo targato CGIL, supportato dall'esecutivo? Si fece – sbagliando strategia, a mio avviso – di necessità virtù. Si accettò di vanificare la riduzione del cuneo fiscale, con l'allargamento della base imponibile, nella speranza di un successivo intervento di riequilibrio. Si cercò di non acuire i contrasti, nel tentativo di parare alcuni colpi: si ottenne poco, forse solo la riduzione dello scippo del TFR ed un'attenuazione dell'impostazione manichea sul tema dei cosiddetti “lavori usuranti”. Col senno di poi – ma, io credo, anche del momento – sarebbe stato meglio lo scontro totale, ma io non sono caratterialmente disponibile a compromessi così squalificanti e, invece, la tradizione di vicinanza ai governi – in particolare quelli di centro-sinistra – di quel poco che rimane della grande industria italiana ha giocato un ruolo determinante, più che il tentativo di ottenere vantaggi settoriali, proprio di tutte le lobbies del mondo.


E veniamo all’affaire Venezia. Certo tutti leggiamo i giornali e ci è nota la posizione ufficiale: la presidenza Marcegaglia è impegnata in una battaglia a sostegno delle aziende “buone” che operano sul mercato e vivono di mercato, contro le aziende “cattive” che vivono di monopolio e concessioni.

 

Non è questione di buoni e cattivi, a prescindere dalle opinioni. Solo di differenti schieramenti in forte contrasto tra loro ed in lotta per la supremazia. Emma Marcegaglia ha scelto con chiarezza una sponda in parte per convinzione personale, in parte perché quella è la posizione della stragrande maggioranza degli associati, che considerano le mega-aziende delle ex partecipazioni statali alla stregua di controparti, non di appartenenti alla stessa associazione. Costoro stanno attuando una strategia di avvicinamento al vertice – con l'appoggio della politica, destra e sinistra pari sono – che prevede la conquista di posizioni, step by step.


Non stiamo parlando di Assolombarda

 

Infatti, quella è già nel carniere ….....


In secondo luogo: le grandi aziende delle concessioni e dell’orbita statale (passata o ancora attuale) furono accolte in Confindustria durante la presidenza D’Amato. Furono benvenute perché portavano un bel po’ di soldini con il versamento delle quote associative. Nei regolamenti di Confindustria non ci sono preclusioni a che i rappresentanti di queste imprese possano poi assumere cariche elettive. E quindi ci troviamo di fronte ad una incongruenza: se a Confindustria vanno bene i fondi che da queste provengono (fino ad ora non si sono sentite voci contrarie sull’argomento da quanto mi risulta)

 

Ti risulta male. Tale ingresso ha sempre suscitato ampie discussioni ed estese opposizioni. Ha vinto, all'epoca, la convinzione di poter ottenere cospicue risorse aggiuntive senza pagare pedaggi importanti. Oggi i nodi vengono al pettine. By the way, il rischio di perdere associati, tra le piccole aziende manifatturiere, è tutt'altro che trascurabile alla luce degli ultimi eventi. E la recentissima vicenda Unioncamere, che ha visto la sfiducia delle altre componenti nei confronti di una Confindustria dal futuro non definitivamente immune da quelle influenze, indica chiaramente che non è il caso di cedere alle pretese degli Scaroni-boys.


Le motivazioni sono molto più banali: si tratta sempre di lotte di potere, prima di tutto potere locale. La nomina consente, con l’andazzo corrente, il facile uso privato dell’associazionismo imprenditoriale. La presidenza di una territoriale porta prima di tutto tanta immagine sui media e a costo zero; una bella dose di potere nelle questioni locali; canale privilegiato con gli enti pubblici di vario genere; accesso a rapporti selezionati ed alla politica della Federazione regionale. In qualche caso il presidente della territoriale ha avuto con la nomina - e ahimè per la limitata durata del solo mandato - finalmente accesso a qualche salotto che conta. E’ poi da vedere – ma questa come abbiamo visto sopra è un’ipotesi di lavoro – se la presidenza della territoriale consenta a livello ed uso personale anche un rapporto privilegiato con il mondo del credito. Ho dimenticato qualcosa?

 

Sì. Hai dimenticato di portare dati, preferendo esporre pregiudizi. Io ho provato a spiegare: se hai voglia di sgombrare la mente da quelli, per riflettere serenamente, lo puoi fare. Francamente, non credo lo farai. Passo e chiudo.

 

Passo e chiudo.

Chiudi per sempre?

E se porto i dati? Mi dai una mano per condividere una metodologia di ricerca? Propongo di condivere prima una metologia di ricerca in modo che dopo sia più facile discutere sui dati. OK? Resto in attesa di notizie per fare una proposta.