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Unindustria Treviso

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Mettiamola così: abbiamo ragione tutti e due e non se ne parla più. Però una cosa te la dico lo stesso: io ho "usato" i dati della PPP per il semplice motivo che i valori assoluti non valgono niente, altrimenti potremmo avere il caso di un'isoletta della manica con 10 persone che vi abitano, salario medio 1.000.000,00 di euro, ma il panettiere ti fa pagare il pane 30.000,00 euro il kg. Non mi sembra un grande affare. Guadagnare tanto nominalmente, ma poco in valore assoluto non è mai un bell'affare. Anche tu (se non ricordo male) avevi appoggiato la tesi della differenzazione salariale fra Nord e Sud (su cui sono d'accordissimo) per il diverso costo della vita, idem dovrebbe valere, a questo punto, per il raffronto tedeschi/italiani.

Comunque tu prendi i tuoi dati disaggregati per settore e trai le tue conclusioni, nulla da eccepire, solo che hai semplificato troppo, ci sono settori che sono espostissimi alla concorrenza anche nei servizi, altri no. Sullo stipendio medio dei dipendenti pubblici (i politici sono un'eccezione..) sento solo lamentele, gli insegnanti, che ne costituiscono la gran parte, sono i peggio pagati d'europa, come anche evidenziato su nfa, quindi non credo alzino la media, anzi.

Io la vedo in questo modo: in questi ultimi anni c'è stato uno spostamento massiccio di risorse dalla "produzione" alla rendita (finanziaria, immobiliare, vedi tu), e anche un aumento del divario fra l'1% della popolazione più ricco e il restante 99%. Quell'1% fa di tutto per mantenere lo status quo, che vuol dire inefficienza e poca concorrenza. Discorso comunista ? No, anzi, i "comunisti" vorrebbero prendersi la ricchezza di quell'1% per darla ai nullafacenti, io non ci penso nemmeno, io voglio massima concorrenza fra tutti i fattori produttivi e dei servizi. Da questo punto di vista l'immigrazione clandestina è un fattore distorsivo della concorrenza nel settore "manodopera", tanto che i più attivi nella richiesta di manodopera straniera sono proprio gli industriali del nord-est e gli edili. Così possono mantenere le paghe basse e fare profitti a due cifre.

Lo sfascio italiano è frutto di uno stato che non è mai stato liberista, nè interessato all'efficienza, sottrae risorse umane "garantendole" dalla concorrenza e dall'efficienza, in cambio del voto. Un bel circolo vizioso, che un vero federalismo potrebbe rompere (almeno in determinati posti d'Italia), ma che quello schifo di federalismo "alla lombarda" non fa.

Marco, a mio avviso la tua visione del problema è più aderente alla realtà rispetto a quella di Alberto, probabilmente perché tu - come me - hai a che fare con la questione "sul campo" e tendi a valutarla sulla base della tua esperienza diretta. Anch'io ho posto una questione che, pur semplificando molto per chiarezza e prendendo in esame una sola delle possibili "deviazioni", mostra come i dati vadano presi con le molle.

Infatti, Alberto, il tuo ragionamento è corretto sulla base di dati che, però, non descrivono bene la situazione e - forse, scusa il sospetto - sconta una tua spesso emergente antipatia per quella Confindustria che è stata certamente corresposabile - insieme a tutti coloro che hanno ricoperto posizioni di potere - di ciò che è oggi il Paese, ma che tu ritieni sia ancora quella dei grandi gruppi collusi con il potere politico e, invece, sta cambiando molto: la grandissima parte degli associati sono più o meno come me.

Solo una precisazione, Marco, a te che vivi una realtà un poco differente dalla mia. L'affermazione:

i più attivi nella richiesta di manodopera straniera sono proprio gli industriali del nord-est e gli edili. Così possono mantenere le paghe basse e fare profitti a due cifre.

merita un chiarimento. Non voglio discutere le scelte del settore edile, che conosco poco - e per il quale so che non provi sentimenti di grande amicizia ..... :-) - ma nel Nordest, almeno fino a prima della crisi in atto, il tasso di disoccupazione era da considerarsi quello fisiologico, quindi la necessità di manodopera proveniente da altri luoghi era indiscutibile. Io stesso, nel momento in cui ho cercato personale, negli ultimi anni ho trovato quasi esclusivamente stranieri. Intendiamoci, io non ho preclusioni: a me importa solo che si tratti di persone serie, che abbiano voglia di lavorare e che riescano a capirsi con gli altri e ad integrarsi. Ma le mie scelte sono obbligate e nulla hanno a che vedere con la volontà di pagare salari inferiori. Non è così - lo sai bene - che si fanno utili.

 

 

Chiedo venia, ho saltato un passaggio, ma nell'imminenza di un pranzo a casa con ospiti tutto è possibile. Hai ragione, nel nord-est la domanda di manodopera ha incontrato solo l'offerta di immigrati, non c'era un desiderio particolare di "sfruttamento", anzi. Tra l'altro mi domando sempre perchè l'offerta di manodopera (elevata qui al meridione) non si incontra con la domanda (del nord-est, ad esempio), la risposta che mi dò è che i migliori partono, restano i peggiori in attesa del "favore" politico.

Ma non ho dati particolari, per cui rimane una mia idea, occorrerebbe una ricerca sociologica su chi rimane.

Sulla mia "antipatia" per gli edili, sempre posta bene in chiaro, è solo all'interno di Confindustria Napoli, dove hanno costituito un gruppo di potere riunito intorno a Giustino, del tutto interessato allo status quo e alle risorse dello stato (che poi all'epoca gestivano come sappiamo). Nient'altro, anche perchè mio padre era ingegnere edile, i miei zii tutti noti costruttori, mio cugino è stato presidente dei giovani confindustriali napoletani, , io stesso sono titolare anche di una ditta di impianti, per cui forse dovrei tacere. Resta il fatto che qui a Napoli gli immigrati sono "usati" nell'edilizia per il loro basso salario e una "propensione al rischio della vita" assente nel resto della manodopera edile. La moneta cattiva scaccia quella buona..

... sconta una tua spesso emergente antipatia per quella Confindustria che è stata certamente corresposabile - insieme a tutti coloro che hanno ricoperto posizioni di potere - di ciò che è oggi il Paese, ma che tu ritieni sia ancora quella dei grandi gruppi collusi con il potere politico e, invece, sta cambiando molto: la grandissima parte degli associati sono più o meno come me.

A me sembra che  Confindustria sia stata egemonizzata fino a tempi recenti dalla grande industria assistita, principalmente la Fiat e gli esponenti del suo indotto (come ad esempio Calearo), nonostante la maggior parte degli associati siano (almeno oso sperare) estranei all'assistenzialismo e alle protezioni di Stato. L'elezione di D'Amato ha spezzato solo temporaneamente questa egemonia, subito ristabilita con l'elezione di Montezemolo.  Marcegaglia mi sembra rappresenti una soluzione di mediazione tra i grandi industriali assistiti e la medio-piccola industria sottoposta alla concorrenza internazionale. Ma direi che ancora oggi c'e' collusione tra i vertici confindustriali e lo Stato per esempio nella vicenda Alitalia-CAI.