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Unindustria Treviso

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Dispero di riuscire ad essere convincente, a giudicare dall'evidente pregiudizio negativo, comunque …..


Ha un senso fare una ricerca per capire come sono messe le aziende che fanno capo a chi ha cariche nel sistema di Confindustria? Capire come è strutturato lo stato patrimoniale, soprattutto dal lato delle fonti? Ha un senso fare un approfondimento per vedere se le aziende di questi imprenditori con cariche confindustriali sono più (o magari meno) indebitate rispetto alla popolazione delle aziende di un certo territorio?

 

Non sono certo, ma non credo sia mai stata tentata. A mio avviso è un lavoro improbo, i cui risultati sarebbero incerti ed inattendibili per lo scopo che ti prefiggi, giacché la correlazione con eventuali ruoli confindustriali (e di che tipo, poi? Non sono tutti uguali, qundi come li pesiamo?) non risulterebbe, dal momento che – con estrema ovvietà, se ci rifletti - le singole situazioni possono dipendere da molteplici fattori. L'unico dato comune potrebbe risiedere nel fatto che chi s'impegna nell'attività associativa tiene lo sguardo un po' più alto all'orizzonte, meno rivolto al solo interno dell'azienda: ciò comporta, mediamente, una maggiore apertura mentale ed una più mirata valutazione delle informazioni. In teoria, aiuta.

Se ti fa piacere, però, nessuno t'impedisce di provarci.

Converrai, spero, che sia cosa diversa dall'avanzare sospetti. Senza dati, evidentemente, di questo si tratta, comunque tu li voglia chiamare …...


Una rappresentanza sana che funzioni bene nei meccanismi di selezione implica che nei posti di responsabilità in Confindustria vengano collocati gli imprenditori le cui aziende sono le più performanti, con i conti a posto e solidamente patrimonializzate.

 

Perché? Non è scontato che risultati straordinari della singola azienda comportino la stessa abilità con una giacca diversa. Le caratteristiche richieste possono anche essere altre. Ad esempio, l'attitudine a relazionarsi con altri imprenditori – tutti abituati ad essere decisori - e con l'esterno, la visione d'insieme del sistema, la voglia di misurarsi con sfide differenti, la disponibilità a sottrarre tempo – tanto tempo, spesso - al proprio lavoro ed agli affetti, la convinzione di poter contribuire a migliorare il mondo circostante, l'ambizione di conquistarsi stima ed apprezzamento…..... quest'ultima potente umano motore e, allo stesso tempo, magnifico deterrente ad un agire men che corretto. E passione, passione, passione …....


Confindustria ha avviato solo in tempi molto recenti un’ azione di informazione e contrasto per quanto riguarda i meccanismi disposti nella finanziaria 2007 (l’ultima approvata dal Governo Prodi) che prevedono – a partire dall’esercizio 2008 – forti limitazioni alla deducibilità degli interessi passivi per la determinazione del reddito imponibile delle imprese. […......] Per non parlare della sigla all’accordo del 23 luglio 2007 con il quale – tra le altre cose - venne abolito il famoso scalone della riforma delle pensioni con un costo valutato in dieci miliardi di euro. Perché questa improvvisa accondiscendenza ad un aumento della spesa per le pensioni dopo che si era sempre predicata – fin dalla notte dei tempi - la necessità prioritaria di un contenimento della spesa pensionistica e politiche di rigore?

 

Scusa, non ricordi il clima di quel periodo? Il furore ideologico anti-industriale che stava prendendo il sopravvento nel governo Prodi, finalizzato al tentativo di mantenerlo insieme? Il prevalere del massimalismo targato CGIL, supportato dall'esecutivo? Si fece – sbagliando strategia, a mio avviso – di necessità virtù. Si accettò di vanificare la riduzione del cuneo fiscale, con l'allargamento della base imponibile, nella speranza di un successivo intervento di riequilibrio. Si cercò di non acuire i contrasti, nel tentativo di parare alcuni colpi: si ottenne poco, forse solo la riduzione dello scippo del TFR ed un'attenuazione dell'impostazione manichea sul tema dei cosiddetti “lavori usuranti”. Col senno di poi – ma, io credo, anche del momento – sarebbe stato meglio lo scontro totale, ma io non sono caratterialmente disponibile a compromessi così squalificanti e, invece, la tradizione di vicinanza ai governi – in particolare quelli di centro-sinistra – di quel poco che rimane della grande industria italiana ha giocato un ruolo determinante, più che il tentativo di ottenere vantaggi settoriali, proprio di tutte le lobbies del mondo.


E veniamo all’affaire Venezia. Certo tutti leggiamo i giornali e ci è nota la posizione ufficiale: la presidenza Marcegaglia è impegnata in una battaglia a sostegno delle aziende “buone” che operano sul mercato e vivono di mercato, contro le aziende “cattive” che vivono di monopolio e concessioni.

 

Non è questione di buoni e cattivi, a prescindere dalle opinioni. Solo di differenti schieramenti in forte contrasto tra loro ed in lotta per la supremazia. Emma Marcegaglia ha scelto con chiarezza una sponda in parte per convinzione personale, in parte perché quella è la posizione della stragrande maggioranza degli associati, che considerano le mega-aziende delle ex partecipazioni statali alla stregua di controparti, non di appartenenti alla stessa associazione. Costoro stanno attuando una strategia di avvicinamento al vertice – con l'appoggio della politica, destra e sinistra pari sono – che prevede la conquista di posizioni, step by step.


Non stiamo parlando di Assolombarda

 

Infatti, quella è già nel carniere ….....


In secondo luogo: le grandi aziende delle concessioni e dell’orbita statale (passata o ancora attuale) furono accolte in Confindustria durante la presidenza D’Amato. Furono benvenute perché portavano un bel po’ di soldini con il versamento delle quote associative. Nei regolamenti di Confindustria non ci sono preclusioni a che i rappresentanti di queste imprese possano poi assumere cariche elettive. E quindi ci troviamo di fronte ad una incongruenza: se a Confindustria vanno bene i fondi che da queste provengono (fino ad ora non si sono sentite voci contrarie sull’argomento da quanto mi risulta)

 

Ti risulta male. Tale ingresso ha sempre suscitato ampie discussioni ed estese opposizioni. Ha vinto, all'epoca, la convinzione di poter ottenere cospicue risorse aggiuntive senza pagare pedaggi importanti. Oggi i nodi vengono al pettine. By the way, il rischio di perdere associati, tra le piccole aziende manifatturiere, è tutt'altro che trascurabile alla luce degli ultimi eventi. E la recentissima vicenda Unioncamere, che ha visto la sfiducia delle altre componenti nei confronti di una Confindustria dal futuro non definitivamente immune da quelle influenze, indica chiaramente che non è il caso di cedere alle pretese degli Scaroni-boys.


Le motivazioni sono molto più banali: si tratta sempre di lotte di potere, prima di tutto potere locale. La nomina consente, con l’andazzo corrente, il facile uso privato dell’associazionismo imprenditoriale. La presidenza di una territoriale porta prima di tutto tanta immagine sui media e a costo zero; una bella dose di potere nelle questioni locali; canale privilegiato con gli enti pubblici di vario genere; accesso a rapporti selezionati ed alla politica della Federazione regionale. In qualche caso il presidente della territoriale ha avuto con la nomina - e ahimè per la limitata durata del solo mandato - finalmente accesso a qualche salotto che conta. E’ poi da vedere – ma questa come abbiamo visto sopra è un’ipotesi di lavoro – se la presidenza della territoriale consenta a livello ed uso personale anche un rapporto privilegiato con il mondo del credito. Ho dimenticato qualcosa?

 

Sì. Hai dimenticato di portare dati, preferendo esporre pregiudizi. Io ho provato a spiegare: se hai voglia di sgombrare la mente da quelli, per riflettere serenamente, lo puoi fare. Francamente, non credo lo farai. Passo e chiudo.

 

Passo e chiudo.

Chiudi per sempre?

E se porto i dati? Mi dai una mano per condividere una metodologia di ricerca? Propongo di condivere prima una metologia di ricerca in modo che dopo sia più facile discutere sui dati. OK? Resto in attesa di notizie per fare una proposta.