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Unindustria Treviso

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Ecco, vedi, ci risiamo:

Dai miei calcoli gli imprenditori con redditi > euro 120.000 annui lordi (IRPEF anno 2007) sono meno di 20.000 in tutta Italia.

e tu, naturalmente, continui a produrre affermazioni del tutto prive di riscontro (oltre a non riflettere sui tuoi stessi dati), pretendendo che chi ti legge le prenda per buone. Pensa, dai miei calcoli il mostro di Lochness ha 47 zampe e respira 235 volte al minuto .....

By the way, un non addetto ai lavori tende a mitizzare i guadagni di alcune categorie di contribuenti, trascurando componenti non economiche di alcune professioni, come ad esempio la soddisfazione di costruire qualche cosa e la gratificazione del ruolo sociale, che hanno un peso nella scelta di vita. Del resto, lo diceva già Einaudi, quasi cinquant'anni orsono ....... :-)

Inoltre, anche fosse vero ciò che tu dici, la cosa avrebbe pochissimo significato. A parte il fatto che "imprenditore" può essere anche il mio giornalaio, prova a considerare un reddito distribuito tra più componenti della stessa famiglia oppure - caso estremamente frequente - la decisione di lasciare in azienda parte degli utili, per consolidarne la situazione patrimoniale, non ostante il fisco italiano scoraggi tale pratica, pretendendo la sua fetta (grossa, più che nei Paesi confrontabili) anche su ciò che reddito non è, perché non distribuito.

Parrebbero riflessioni banali, queste. Certo, se si dicono e scrivono opinioni per partito preso, senza volersi informare né ragionare sulla realtà .......

E poi, guarda, non ti lascio passare anche questa:

In questi giorni, d'altro canto, apprendiamo che il carico fiscale che grava sui lavoratori dipendenti italialiani non ha eguali in nessuna altra parte in Europa....

Leggere per bene no, eh? Quello è il carico fiscale sul lavoro, in altri termini il famoso cuneo fiscale, cioè la differenza tra il costo aziendale ed il salario netto percepito. Un fattore, dunque, che misura le pretese della mano pubblica ed incide sulla competitività delle imprese. E, pensa un po', nemmeno tiene conto, ad esempio, dei costi che le aziende sostengono per fare il lavoro della PA, nel ruolo di "sostituto d'imposta", né dei costi indiretti che derivano dall'inefficienza dei servizi resi .....

Mi fermo qui. Ma, prima che - leggendo fino in fondo la notizia a cui porta il link soprastante, ricavandone fantasmi di legna per le tue fascine bagnate - tu possa uscire con un bel "Ah, ah ....... ma quale tassazione per i redditi d'impresa ..... tutto bene?", t'invito caldamente a dare un'occhiata all'indagine OCSE "Paying taxes 2009" ed a riflettere - per una volta - su quale sia la differente situazione tra le imprese che si comportano nei confronti dell'erario come le concorrenti europee (ricevendone, per contro, più ostacoli che supporto) e quelle che si nascondono, in territori nei quali l'evasione fiscale è una prassi consolidata e tollerata. Poi si fanno le medie: ma mi faccia il piacere, mi faccia!

Non solo, ci son gabelle che non entrano nei dati ufficiali. Che so, la tassa sulle insegne, piuttosto che bolli vari o qualunque altra cosa ti venga in mente: c'è di sicuro, credimi! Guarda che, bilanci alla mano, un'impresa con un utile normale - qualunque cosa significhi tale termine - lascia all'erario ben più del 50% di esso, se solo metti nel conto anche tutte le somme versate alle PA a vario titolo. Pensa un po', perfino un'azienda in perdita paga, e non solo l'IRAP!

Adesso, veramente, stop: parlare a persone che non vogliono ascoltare ciò che non quadra con i propri incrollabili riferimenti - non importa quanto attinenti alla realtà - è molto, molto difficile e, spesso, anche un pochino snervante ....... :-)

Ehi... pssttt, lo dico sottovoce... I dati sono quelli dell'Agenzia delle Entrate: sulla platea dei contribuenti, sono 200.000 quelli che hanno un imponibile 2007 superiore a 120.000 euro lordi annui. Di questi circa l' 8% appartiene alla categoria degli imprenditori. Tanti? Pochi? Non oso fare commenti, sarebbero solo opiniooooni... Notizia comunque riportata da gran parte della stampa, non solo di quella economica. Avevo infatti detto in via confidenziale "dai miei calcoli" dando per scontato che una informazione del genere fosse ampiamente nota ai più (c'era anche sul Gazzettino). Evidentemente ho sbagliato.

By the way, un non addetto ai lavori tende a mitizzare i guadagni di alcune categorie di contribuenti...

Sarò anche un "non addetto ai lavori" ma faccio l'imprenditore da più di 15 anni... sono nel gruppo dell'otto% con reddito imponibile > 120.000 euro ("batto" quindi Calearo, e di un bel pezzo).  Cosa bisogna fare per essere un "addetto ai lavori" e capirne di più??? 

Per il resto hai - senza ironia - la mia ammirazione per aver ricordato Einaudi... certo si può lavorare per un ideale, per un progetto...

 

 

Lettera aperta a Franco Bocchini:

Ti ammiro. Io fra dichiarazione dei redditi , bilanci aziendali, Testo Unico sulla Sicurezza, lavoro che comunque va avanti, non ho nè la voglia nè il tempo per rispondere a chi lavora a un dato (quello sulla dichiarazione dei redditi, dato peraltro incongruo, come rilevato prorio su Nfa in un post precedente) e da lì costruisce il proprio castello.

E Giorgio Treviso (nomen omen, o cosa ?) mi sembra solo l'ultimo arrivato su NFA con queste caratteristiche, ovviamente niente di personale, sono convinto che comunque sarà una ottima persona, solo con delle idee preformate.

Sul presunto dato ricordo solo una conversazione con Michele Boldrin (in verità ricordo meglio lo spaghetto a vongole e vino falanghina-)) che aveva fatto uno studio sul fatto che le dichiarazioni dei redditi degli imprenditori in USA erano saliti quando Reagan aveva abbassato le tasse e gli imprenditori avevano finito (ad esempio) di intestare le barche alle società. Ma questa sarebbe una discussione che ci porterebbe lontano e il D.L. 81/2008 incombe..

Marco, grazie della stima. Troppobbuono ..... :-)

Il fatto è che mi salta la mosca al naso quando m'imbatto in posizioni preconcette e molto narrowminded - che nemmeno son rare, in verità, nel poverissimo e schieratissimo dibattito politico-economico italico ...... - e, vincendo la grande voglia di non perder tempo, talvolta cerco di far capire a tali irritanti interlocutori la necessità di ragionare a partire dai fatti. Probabilmente si tratta di vana speranza, infatti smetto d'interloquire, dopo i primi tentativi ...... :-)

Ti prego, però, non citare il D.L. 81/2008: perché vuoi rovinarmi la giornata?

See you in Florence

D.L. 81/2008. Dal DVR (Documento Valutazione dei Rischi) della mia azienda:

Nel caso di ingestione di resine liquide da parte di un dipendente, collaboratore (etc. etc.), lo stesso deve essere immediatamente indotto al vomito tramite (...), posto in posizione sdraiata e fatto respirare con le mani verso l'alto. Non gli deve essere in alcun modo somministrato liquidi, siano essi acqua o solventi delle resine medesime.

Secondo questo coso (obbligatorio, e costato quattrini che lo Stato non mi renderà mai) io non ho dipendenti, operai, collaboratori o altro: ho degli imbecilli a cui deve essere spiegato che bere resine liquide è pericoloso, ma ancor più pericoloso è fargli ingoiare dei solventi per rimediare alla bevuta..

Sono senza parole, ma secondo il consulente del lavoro non posso omettere niente, se succede qualcosa rischio tutto.

Mi ricorda quella leggenda metropolitana che dice che in USA sulle istruzioni del microonde è scritto che è proibito mettere i gatti nel microonde stesso per asciugarli. Ma mi ricorda anche il libretto istruzioni della Pontiac che noleggiai in cui era scritto, fra i warnings, che il veicolo aveva bisogno di benzina per camminare.

Franco, io non so la tua giornata, ma la mia oggi è a base di fegato. Il mio.