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In viaggio

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In viaggio

Ivan Crema 2/7/2009 - 12:18

E con quale sfera di cristallo? Lo Stato in concertazione con le parti sociali ovvio.

Da qualche anno chi ci governa e chi ci istruisce dalle colonne dei giornali, si sono accorti che il "tessuto imprenditoriale italiano" è formato dalle PMI , ovvero che le PMI sostengono l'economia italica, soprattutto dalle P e dalle M(icro) più che le M(edie), l'acronimo PMI è entrato nel mantra dei nostri feudatari, come l'om per i buddhisti.

Poi i grandi incontri per "sviscerare e trovare soluzioni" ai problemi si svolgono tra governo -esponenti grigi che vivono su un non ben precisato altro pianeta-, sindacati -organizzazioni di ectoplasmi non realmente presenti nella piccole aziende e, pare,  nemmeno nel XXI secolo, visto che anche il loro linguaggio è fermo agli anni 70 del secolo scorso- e, ma guarda un po', ConfIndustria -che non si sa bene che c'azzecca con le PMI degli imprenditori che aprono l'azienda alle 7 a.m e la chiudono dopo l'orario di cena delle "maestranze"-.

Sono io che non ci arrivo, o mi sfugge qualcosa?

e, ma guarda un po', ConfIndustria -che non si sa bene che c'azzecca con le PMI degli imprenditori che aprono l'azienda alle 7 a.m e la chiudono dopo l'orario di cena delle "maestranze"-.

Sono io che non ci arrivo, o mi sfugge qualcosa?

Beh, sai, ti sfugge il fatto, ad esempio, che la stragrande maggioranza degli associati a Confindustria assomiglia molto più a me che a Colaninno, sebbene sia doveroso dire, peraltro, che in passato - anche recente - i vertici del mio "Club" abbiano fatto il possibile per confermare la tua impressione che le loro strategie abbiano poco a che fare con me e molto con il finanziere preferito di Baffino ..... :-)

Potrei aggiungere che io sostengo da sempre, insieme a molti altri, la necessità di spostare l'asse decisionale dalla parte della PI e che pian piano sembra ciò stia avvenendo, come si può notare anche leggendo qualche acuto articolo di analisi dei rapporti interni, sulla base degli episodi di scontro che vedono protagonisti - in negativo, s'intende - i cosiddetti "Scaroni boys", cioè le grandi aziende a capitale totalmente o parzialmente pubblico, che io vorrei davvero fuori dai piedi. Meglio ancora, che sarebbe straordinariamente utile, per rafforzare la rappresentanza, l'ingresso - un ritorno alla "casa madre", in parte - degli attuali associati ad altre organizzazioni imprenditoriali che, pur avendo visibilità locale, sul piano nazionale contan meno del due di coppe, con briscola a bastoni ......

Certamente, però, il problema - pur molto più complesso di quanto appaia a prima vista - si potrebbe semplificare sostenendo che, oggi, la dicotomia non è più tra grandi e piccoli, ma tra chi compete sui mercati e chi gode di protezioni oppure vede fatturati e margini determinati da concessioni governative.

Ok, basta, per ora: ho già tolto due giorni e mezzo all'azienda per rimanere - piacevolmente, tra amici interessanti - a Villa la Pietra, ed adesso li sto pagando in termini di accumulo di lavoro ..... :-)

la stragrande maggioranza degli associati a Confindustria assomiglia molto più a me che a Colaninno

Mi fa piacere, faccio parte di un'altra associazione e non conosco Confindustria "dal di dentro", ma senza polemica, ti svelo un segreto: dal di fuori non sembra proprio che sia così!Specie visto da qui, provincia di Cremona.

P.S. mi piacerebbe parlarne + a fondo, ma mi rendo conto che questo non è il luogo, grazie comunque per la precisazione

 

Grande Baffino... Mi commuove, sinceramente. Uno che ha finalmente scoperto il mercato, peccato che il mercato che ha scoperto sia quello degli anni Sessanta - Settanta, quando c'erano ancora banche pubbliche, tentativi di creare campioni nazionali e grandi imprese mezze pubbliche e mezze private! Comunque attendiamo fiduciosi: intanto fa i convegni con banche e grandi industriali. Per il 2030 avrà scoperto le piccole e medie imprese (quando la struttura industriale italiana si sarà evoluta o involuta verso altre forme...). L'uomo è vecchio. Altrochè Serracchianni, Franceschini, Bersani, Veltroni, i quarantenni e l'apparato: se il PD vuole davvero rinnovarsi e modernizzarsi, deve liberarsi da ogni influsso dalemiano, altrimenti rimarrà sempre zavorrato...