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Di Vico mi sta dicendo che occorre una politica industriale, decidere su quali settori puntare, programmare, avere delle priorità. Siamo alle solite: CHI dovrebbe decidere?

Mah, magari un Governo, visto che lo scegliamo più o meno ogni 5 anni. Che potrebbe decidere se puntare sul nucleare o sull'energia rinnovabile, sulle infrastrutture per sviluppare il turismo al sud, se incentivare la costruzione di alloggi popolari per gli immigrati che (fortunatamente) arrivano in Italia, se è il caso di costruire carceri (per evitare fastidiosi indulti) o asili nido (per evitare di essere il paese al mondo con la più bassa natalità), se fare il MOSE a Venezia o no, se fare la pedemontana (o no) se fare (15 anni fa, adesso per fortuna è stato fatto) il passante di Mestre o no, ecc.

Non mi sembra che necessariamente tutto ciò richieda concertazione (e poi una cosi orribile parola?) con le parti sociali. A Mestre stiamo facendo il tram: bello o brutto, sbagliato o giusto (io penso giusto) ma a decidere è stato il "Governo" della città. Ci sono alternative? Facciamo una colletta tra i cittadini interessati? E' stato sbagliato programmare, avere una "politica dei traporti"? I miei pochi capelli in testa non mi si sono rizzati.

I miei pochi capelli in testa non mi si sono rizzati.

Perché non hai letto con attenzione, Mario. Il signor De Vico sta proponendo, come altri sopra menzionano, l'IRI per la piccola e media impresa, i sussidi, i distretti organizzati dallo stato e via dicendo.

Tu, poi, mischi il diavolo e l'acqua santa. Un conto è decidere se usare o meno l'energia nucleare prodotta in Italia ed un conto completamente diverso è che lo stato decida di "sviluppare il turismo al Sud"! Mentre la prima compete allo stato, la seconda non compete in assoluto e, francamente, non so nemmeno come si faccia. Se pensi si faccia nella stessa maniera in cui cinquant'anni fa decisero di sviluppare la siderurgia e la chimica al Sud, sai già i risultati.

 

[...]ed un conto completamente diverso è che lo stato decida di "sviluppare il turismo al Sud"! Mentre la prima compete allo stato, la seconda non compete in assoluto e, francamente, non so nemmeno come si faccia.

Ma come non lo sai: ovviamente salvando l'italianita' dell'Alitalia, che la perfida Air France voleva comprarsi per dirottare i turisti oltralpe...

Scusa Mario, ma non mi sembra che il fare o far fare delle cose esprima necessariamente una "politica" dei trasporti (oltre al tram mi vengono in mente delle simpatiche diavolerie tipo l'IMOB o la linea tre-solo-per-residenti...).

Se i vari livelli di governo del veneto avessero avuto una qualche politica dei trasporti vivremmo molto meglio.

E poi non è detto che una politica debba essere fatta solo di decisioni: una posizione liberale decente, forse minimalista, suggerirebbe una politica orientata al controllo ed all'eliminazione dei privilegi, che in veneto interessano tutto il sistema dei trasporti, dalla gondola all'appalto miliardario.

O no?