Titolo

Clima, Commercio, Krugman

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La teoria è, come ammette Piergiuseppe, con PK, ma gli argomenti contrari apportati sono soggetti a valutazone empirica. Non che siano falsi, ma è veramente difficile capire se sono empiricamente rilevanti e quanto producano costi maggiori dei benefici. Questa frase poi non la capisco:

Ma l'ostacolo giuridico principale all’introduzione di border adjustments è rappresentato dal fatto che questi discriminerebbero fra i diversi prodotti sulla base delle emissioni di gas serra avvenute nel corso del processo produttivo (i cosiddetti PPMs, processes and production methods) piuttosto che alle caratteristiche del bene stesso. Beni idenditici, dunque, finirebbero per essere discriminati semplicemente in base alla tecnologia di produzione adottata.

Trattare beni identici prodotti in modo diverso è esattamente quello che vogliamo fare: tassare i modi di produzione inquinanti!!!

Infine, il suggerimento finale (sussidi a chi non inquina invece the tariffe a chi inquina) non spiega dove sta l'asimmetria. Magari c'è ma io su due piedi non la vedo. 

 

E come pensi di imporre il rispetto di una regola simile? Penalizzi tutto cio che viene dalla Cina perchè usano il carbone? O vuoi mandare ispettori nelle singole aziende? E come eviti che usino un paese terzo come "lavanderia"?

Se per esportare serve un timbro non penso che molti si farebbero scrupoli a falsificarlo.

Insomma, se non usato come misura protezionistica lo vedo difficile da implementare.

Non capisco l'argomento della falsificazione. Vale anche per produzione interna. Se tassi le imprese che usano carbone queste possono esportare la produzione o falsificare il timbro. Se il punto e' come fare l'enforcement internazionale di standards ambientali, io non so cosa dire. Ma il punto dell'articolo credevo fosse che la carota e' meglio del bastone, su questo mi piacerebbe un argomento piu' dettagliato. 

Mi basavo sull' assunto che il paese importatore fosse veramente interessato all' enforcement, e l' esportatore no.

Ovviamente è un discoso neutrale rispetto alla questione bastone/carota, è che mi pare proprio complicato misurare in modo affidabile le emissioni di gas serra legate ad un prodotto.

Magari un forfait su base nazionale può funzionare su roba tipo alluminio ed acciaio grezzi, ma così anche gli incentivi sarebbero a livello nazionale, verosimilmente poco influenti.

Insomma, se non usato come misura protezionistica lo vedo difficile da implementare.

Se vuoi la mia opinione, l'intera teoria del Global Warming (abilmente ridenominato "Climate Change" per continuare a usarlo anche se si scoprisse che la temperatura in realta' si abbassa - Karl Popper avrebbe qualche commento in merito se fosse ancora vivo) ha avuto obiettivi protezionisti sin dal primo giorno.

Andrea, la domanda che mi pongo e': misure che discriminano fra beni idenditici ("like products") semplicemente in base alla tecnologia di produzione adottata sono ammissibili nell'amibito degli accordi GATT/WTO?

Ed il mio punto e' che tale normativa (a torto o a ragione) si fonda sulla assoluta non ammisibilita' di discriminazioni fra "like products", definiti nell’Annex I come  "directtly competitive or substitutable products". Ne deduco pertanto che i PVS potrebbero appellarsi al Disputte Settlement Body del WTO ed ottenere l’abrogazione di 'borders adjustment" (e misure affini) qualora fossero introdotte.