Titolo

Clima, Commercio, Krugman

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Michele, partiamo da un dato di fatto: se non convinciamo Cina&Co. ad impegnarsi seriamente a ridurre le loro emissioni sara’ impossibile limitare la concentraziione di carbonio nell’aria a 450 o ad almeno 550 parti per milione, obbietivo minimo e riconosciuto come una sorta di “point of no return”. Poco importa il nuovo atteggiamento USA od il rinnovato impegno dei leader europei.

La figura qui sotto (fonte EIA) mostra come il volume di emissioni di gas serra in Cina abbia gia’ superato quello europeo e statunitense e, se nulla dovesse cambiare in termini di policy (i.e. business as usual scenario), il gap e’ destinato a crescere negli anni a venire.

Figura 1

Ora, temo che con Cina&Co. la politica del bastone possa servire ben poco anche perche’, come spiegavo ieri rispondendo a Marco, carbon tariffs e affini finirebbero per colpire solo una frazione ridotta delle esportazioni ed avrebbero dunque un leverage piuttosto basso.

Inoltre, sia in termini di emissioni per capita che di emissioni accumulate, Cina&Co. are still lagging far behind i paesi piu’ ricchi, come e’ possibile constatare dalla tabella qui sotto (fonte CDIAC).

Figura 2

Anche per questo il protocollo di Kyoto sancisce il principio delle common and differentiated responsabilities fra paesi nella lotta al cambiamento climatico. Come questo principio vada tradotto in pratica (come cioe' distribuire i costi della lotta al climate change) e’ chiaramente oggetto di dibbatito, ma non penso proprio che sia possibile convincere Cina&Co. a “non crescere troppo” (dopo che gli altri lo hanno fatto nei decenni scorsi...).

Come mettiamo d’accordo dunque sviluppo (che fa rima con incrementi del fabbisogno energetico) con riduzione delle emissioni (che fa rima invece con riduzione di quel fabbisoghno)?

L’unico modo, a mio avviso,  e’ aiutare Cina&Co. a spostarsi su un high growth/low carbon path agevolando miglioramenti nella gestione dell’energia e favorendo investimenti in fonti d’energia rinnovabili ed alterative rispetto all’energia fossile. Ed e’ in questo senso che vanno lette le mie proposte relative ai trasferimenti di tecnologie e agli incentivi alla ricerca e sviluppo sul fronte energetico.