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Euro-Lira: uno stato, due monete

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Uno dei problemi fondamentali in Italia e' la contrattazione centralizzata dei salari, pubblici e privati. Se anche ci fossero le lire al Sud e gli Euro al Nord il sindacato ci metterebbe un secondo a far si che i salari rimangano equivalenti.

Non sono d'accordo, l'esperienza passata e recente mostra che la contrattazione salariale, come ogni attivita' a livello centrale italiano, e' lenta, molto lenta, e spesso vengono prorogati per anni i contratti e si arriva a concludere quando e' ormai ora di discutere il successivo rinnovo.

Se consideriamo i primi anni '90 nei quali l'Italia aveva la lira, ma vincolata al serpente monetario UE, possiamo constatare che i sindacati (e i politici) hanno spinto i salari statali e della grande industria ben oltre quanto giustificato dalla produttivita', aumentando inflazione e disoccupazione, fino a rendere insostenibile la parita' della lira,  che e' quindi crollata miseramente se ricordo bene nel 1992-1993, nonostante i folli acquisti di lire sui mercati europei effettuati da Ciampi coi soldi della Banca d'Italia (e in definitiva dei contribuenti).  Gli anni successivi alla svalutazione del 20-30% sono stati gli ultimi anni di crescita vigorosa di PIL italiano e delle esportazioni, perche' i sindacati non hanno potuto nemmeno chiedere aumenti comparabili con la svalutazione, e di fatto il crollo della lira ha aggiustato il costo del lavoro italiano in marchi tedesci al suo corretto livello di produttivita', anzi anche sotto il livello corretto, a causa dell'incertezza sul cambio e della cattiva reputazione, rinnovata, della lira.

Un ipotetico Sud Italia con la lira funzionerebbe piu' o meno come l'Italia dei primi anni '90: rincorsa dei salari su livelli ingiustificati dalla produttivita' per statali e dipendenti della grande industria, seguiti da svalutazioni ricorrenti della lira, che agirebbero da compensazione.  Non sarebbe una situazione ideale, sarebbe un andazzo tipicamente italiano o latino-americano, ma vi sarebbe un grado di liberta' - la svalutazione imposta dai mercati - utile a compensare gli eccessi della cattiva politica e del cattivo sindacalismo.

Un ipotetico Sud Italia con la lira funzionerebbe piu' o meno come l'Italia dei primi anni '90

Ma, scusa, ci sono due differenze enormi tra i due casi: uno Stato (centrale e centralizzato) unico, e un sindacato unico (nel senso di centralizzato anch'esso). Te lo immagini un carabiniere a Palermo che guadagna meno di uno a Como? solo perche' uno e' pagato in Euro e l'altro in Lire? Secondo te sarebbe politicamente accettabile (feasible)? secondo me no, non e' possibile. E se non e' possibile che abbiano stipendi diversi a fronte di una moneta diversa ci saranno dei meccanismi automatici di aggiustamento dei salari per coprire le fluttuazioni del cambio. Come ad esempio la scala mobile appunto, non e' neanche tanto difficile. Non serve che tutto sia istantaneo, ma ci potrebbero essere delle compensazioni trimestrali o annuali etc... e un po' piu' diu burocrazia. Naturalmente una volta fatto per i dipendenti pubblici e' facile che cio' possa essere usato per tutti, dai sindacati appunto.

Ripeto, se cio' fosse evitabile, allora ci sarebbero gia' le condizioni per piu' mercato e salari diversi a seconda della produttivita' in luoghi diversi. Magari anche con uno Stato piu' federale dove i dipendenti "federali" sono pochi.

Ma, scusa, ci sono due differenze enormi tra i due casi: uno Stato (centrale e centralizzato) unico, e un sindacato unico (nel senso di centralizzato anch'esso). Te lo immagini un carabiniere a Palermo che guadagna meno di uno a Como? solo perche' uno e' pagato in Euro e l'altro in Lire? Secondo te sarebbe politicamente accettabile (feasible)? secondo me no, non e' possibile.

Non sara' possibile nello Stato italiano, per la mistura di incompetenza e disonesta' che caratterizza i suoi vertici politici e sindacali, ma e' perfettamente plausibile: nella Germania unita anche con unica moneta gli stipendi statali sono stati differenziati tra Est e Ovest per molti anni e forse lo sono ancora.

Se uno Stato deve servire i cittadini, non solo e' plausibile, ma e' corretto e doveroso, ridurrebbe le distorsioni dell'intervento pubblico nel Sud, a regime ridurrebbe le disparita' regionali in Italia, consentendo anche al Sud di svilupparsi almeno come gli ormai molto piu' floridi territori europei-meridional-mediterranei di Grecia, Spagna e Portogallo. Se uno Stato deve servire solo a strapagare vertici politici incompetenti e disonesti e si deve "comperare" i voti nelle aree sottosviluppate con la spesa pubblica, allora e' chiaro che tutto diventa piu' difficile.  Ma bisognerebbe quando si discute astrarsi un minimo dalle miserie del Belpaese e dare uno sguardo almeno anche ai piu' civili territori collocati oltre le Alpi.

nella Germania unita anche con unica moneta gli stipendi statali sono stati differenziati tra Est e Ovest per molti anni e forse lo sono ancora.

Quindi sei d'accordo con me. Non servono due monete. Se fosse possibile decentralizzare la cotrattazione salariale aggiustando i salari alla produttivita' in diversi territori cio' potrebbe, e dovrebbe, essere fatto con una moneta unica. Se cio' non e' possibile, non lo sara' neanche con due monete diverse.

Quindi sei d'accordo con me. Non servono due monete. Se fosse possibile decentralizzare la cotrattazione salariale aggiustando i salari alla produttivita' in diversi territori cio' potrebbe, e dovrebbe, essere fatto con una moneta unica. Se cio' non e' possibile, non lo sara' neanche con due monete diverse.

Cosa "serva" veramente nessuno lo sa. La proposta delle due monete e' chiaramente caratterizzata come una provocazione, ma prendendola come realizzabile per un momento, la ritengo dal punto di vista del mercato nettamente superiore alla pianificazione statale (sia essa tedesca o - tocchiamo ferro - italiana) nel compensare senza distorsioni politico-clientelari le derive sudamericane descritte e nel ricondurre salari statali e delle grandi imprese sindacalizzate ad un livello "ragionevole" attraversso la svalutazione, e quindi ad un livelo compatibile con crescita e convergenza economica con economie piu' avanzate e civili.

a ritengo dal punto di vista del mercato nettamente superiore alla pianificazione statale

Io ho parlato di decentralizzazione della contrattazione salariale, che, mi pare ovvio, e' il contrario della pianificazione statale o sindacale che sia. In realta' la doppia moneta introduce, secondo me, trappo poca flessibilita' per rendere veramente il mercato del lavoro piu' libero. Una flessibilita' che inoltre sarebbe comunque soggetta al potere politico, visto che col rientro di una moneta locale il governo si riapproprierebbe, almeno in parte, della politica monetaria.

Io insisto che sarebbe molto meglio concentrare gli sforzi per ridurre al massimo la contrattazione centralizzata dei salari privati ed cominciare a parlare dei salari pubblici agganciati alle condizioni economiche locali piuttosto che nazionali. Insomma, a me sembrerebbe molto piu' logico che un docente di diritto abbia uno stiepndio piu' vicino ad un avvocato nella citta' dove insegna, piuttosto che al sociologo che insegna nella parte opposta dello stivalel.

Io ho parlato di decentralizzazione della contrattazione salariale

La decentralizzazione della contrattazione va bene (ma i sindacati nazionali difenderanno la contrattazione nazionale peggio che se fosse la linea del Piave).  Tuttavia la svalutazione sarebbe una sanzione di mercato, praticamente non evitabile, mentre la contrattazione anche decentrata potrebbe non funzionare bene altrettanto effcientemente come il mercato.

Casomai con due monete saresti obbligato a decentralizzare la contrattazione salariale.

Perche' volendo mantenere due salari paragonabili, non puoi basarti solamente sul cambio. Bisogna per forza sviluppare due panieri.

Se la spesa pubblica e' denominata in lire e i dipendenti pubblici vengono pagati in lire (perche' la maggior parte vive nell'area lira), non mi sembra giusto che il carabiniere residente a Como si veda lo stipendio diminuire perche' la lira si svaluta. Bisognera' aggiustarlo periodicamente a seconda del costo della vita nell'area euro.

L'esempio che si avvicina di piu' e' quello dei dipendenti in ambasciate e consolati. Hanno tutti lo stesso datore di lavoro (lo stato) ma vengono pagati in monete diverse. Mi ricordo che una dozzina di anni fa i dipendenti di varie ambasciate europee si lamentarono perche' il costo della vita a Washington era piu' elevato che a Bruxelles e volevano essere pagati di piu'. L'eurostat ha mandato un team per fare uno studio, andando addirittura a prender nota dei prezzi nei supermercati, e hanno creato un paniere apposta.

Se non mi ricordo male alla fine costava di meno vivere negli Stati Uniti.

non mi sembra giusto che il carabiniere residente a Como si veda lo stipendio diminuire perche' la lira si svaluta. Bisognera' aggiustarlo periodicamente a seconda del costo della vita nell'area euro.

L'argomento non mi convince molto. Se cosi' fosse perche' il carabiniere di Como gia' ora accetta di essere pagato di meno, in termini reali, del carabiniere di Palermo? In realta' il motivo e' semplice, perche' e' molto piu' facile vedere le differenze nominali che quelle reali. Una doppia moneta non cambierebbe molto le cose perche' il cambio e' facilmente osservabile.

Per quanto riguarda le ambasciate poi non capisco proprio l'esempio. Se fossero stati pagati tutti in Euro non avrebbero, quelli a Washington, potuto fare l'esatto stesso discorso? Non avrebbero potuto obiettare che la vita costa di piu' anche se avessero avuto i loro stipendi in Euro piuttosto che in dollari? Anzi, ti faccio una domanda sulle ambasciate, ti risulta che chi lavora in ambasciate in Nord America abbia visto il proprio stipendio diminuire di oltre il 50% in euro, quando da circa 0.80 l'Euro e' passato a oltre 1.4 contro il dollaro?

Per le ambasciate non lo so, ma immagino che gli stipendi siano calati rispetto all'euro. Almeno questo e' il caso per chi lavora nelle organizzazioni internazionali.