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Euro-Lira: uno stato, due monete

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Più che sballata sospetto sia una politica che conviene i principali player della zona euro, quasi tutti ad alta tassazione e poco propensi ad esportare gettito.

E' la seconda volta che sento questa storia dell'IVA che serve per finanziare Bruxelles. La prima volta ho dato la stessa risposta di Michele appunto perche' non c'e' proprio paragone tra gli introiti fiscali dell'IVA e il finanziamento di uno stato membro all'Europa.

Adesso che sento questa storia per la seconda volta mi interesserebbe conoscere la fonte per capire meglio dove sta la confusione.

e' vero, solo una piccola parte del gettito IVA viene trasferita nelle casse UE, ossia, circa lo 0,33% (qualche paese versa di meno) della base imponibile iva va all’Europa (quindi se l’aliquota è il 20%, un terzo di punto percentuale va all’Europa). In ogni caso il valore dell’aliquota (0% o 20%) non è rilevante, in quanto la quota che va all'UE si calcola sul valore imponibile a prescindere dall’aliquota nazionale. http://ec.europa.eu/budget/budget_detail/revenue_detail_en.htm  In termini di IVA quindi l’Europa costa lo 0,33% dell’imponibile IVA europeo, con inglesi e danesi trattati in modo particolarmente favorevole.
 
Il budget europeo dipende solo per un quinto dall’iva devoluta dagli stati, un altro quinto da altre imposte (le tariffe all’importazione sono la quota principale di queste altre imposte), e il resto da versamenti collegati al PIL  
http://ec.europa.eu/budget/library/publications/fin_reports/fin_report_07_data_en.pdf
 
 
Pero' siccome e' stato suggerito un paragone con gli USA, allora vorrei sottolineare che  negli USA la sales tax si applica solo sui residenti, mentre per  i residenti di un altro stato, questi dovrebbero pagare una “use tax” con l’aliquota dello stato di residenza. Di fatto tutti evadono la use tax. Quello del Nevada che compra in Arizona, magari per posta, paghera’, se un law abiding citizen, l’aliquota in vigore in Nevada. Quindi non vi e’ concorrenza vera e propria sulle merci provenienti da altri stati, a meno che non la si consideri una competizione tra diverse combinazioni di servizi/tassazione per incentivare il trasferimento di nuovi residenti nello stato, ma non tra beni e servizi di diversi stati. Questo per rispettare la c.d. “interstate commerce clause” che impedisce agli stati di porre in essere pratiche che possono impedire il libero commercio tra stati. Molti stati si stanno inventando sistemi per far pagare ai propri residenti la use tax.

Tornando all’Europa, l’armonizzazione (per ora solo in teoria se si vedono le aliquote in vigore nei vari paesi  http://ec.europa.eu/taxation_customs/resources/documents/taxation/vat/how_vat_works/rates/vat_rates_en.pdf) serve a impedire che all’interno del mercato comune vi sia concorrenza sleale tra paesi. Ad esempio, la Germania potrebbe applicare una aliquota IVA del 30% al vino e del 2% alla birra, scoraggiando l’importazione di vino dalla Francia e favorendo il consumo del proprio prodotto locale. L’Italia potrebbe alzare l’aliquota sulle auto di grossa cilindrata (auto tedesche?) e abbassarla su quelle di piccolo cilindrata, etc. In altri termini si riproporrebbe una concorrenza tariffaria che si e’ voluto eliminare con l’abolizione delle dogane interne. 

Ad esempio, la Germania potrebbe applicare una aliquota IVA del 30% al vino e del 2% alla birra, scoraggiando l’importazione di vino dalla Francia e favorendo il consumo del proprio prodotto locale.

L'aliquota flat non è causa di questi problemi, quindi non c'è motivo di "armonizzare": allora per esempio se tasso tutte le merci al 3% possono ancora dire che faccio concorrenza sleale? Si, perché il timore in realtà non è solo sul mercato, ma è la concorrenza "sleale" tra stati parassitari con tante tasse e stati virtuosi con poche tasse a far paura (agli stati pieni di parassiti). La verità è che in Europa (come in Italia) domina la volontà di mandare tutti equamente nelle stesse cattive condizioni.

 

Ma poi esattamente che vuol dire "sleale"? Se uno stato tassa il vino al 30% a rimetterci sono i suoi consumatori residenti in primo luogo. Se sono scemi o pigri continueranno a votare quel governo, e in tal caso si meriteranno piu' tasse; altrimenti lo cambieranno o si sposteranno dove pagano di meno.

Ipotizza un paese che consuma sia birra sia vino, ma produce solo birra. Se il governo di quel paese tassa di piu' il vino rispetto alla birra, fara' aumentare il consumo di birra e ridurre il consumo di vino. I produttori di birra saranno contenti ma i produttori esteri di vino no. Cioe' si ha un effetto simile a una tariffa sull'importazione del vino, con buona pace del mercato unico. Ma questo scatenera' anche la risposta nel paese dei produttori di vino, che chiederanno una tassa piu' elevata sulla birra e piu' bassa sul vino. Forse alla fine hai pure una iva media piu' alta. Moltiplica per tutti i prodotti e hai un utilizzo per fini commerciali dell'iva, con tutte le argomentazioni e le implicazioni che si associano a forme di restrizioni al commercio internazionale. 

 

 

 

   

Moltiplica per tutti i prodotti e hai un utilizzo per fini commerciali dell'iva, con tutte le argomentazioni e le implicazioni che si associano a forme di restrizioni al commercio internazionale.

Si', ma tu assumi per buono che la liberalizzazione dell'import sia effettuata non perche' conviene a un paese nel suo complesso, ma perche' e' imposta da contratti di reciprocita': in altre parole, dai per scontata la prevalenza di una mentalita' mercantilista, e un'influenza dominante delle lobbies dei produttori a discapito degli interessi dei consumatori. Lo so che e' la situazione attuale in molti paesi non-competitivi e ad alta tassazione (Francia in testa, con l'Italietta delle produzioni da terzo mondo e velleita' di salari da primo sempre piu' accodata) ma in altri paesi anche europei (Olanda, Gran Bretagna, paesi scandinavi, per non parlare dei nuovi arrivati in area centro-orientale) c'e' molto meno timore della concorrenza. Per giunta, questa e' una strategia pericolosa perche' non affronta il problema principale a livello politico: la necessita' di estirpare il mercantilismo e le attitudini protezionistiche dall'immaginario collettivo di certi paesi.

si assumevo implicitamente quello che scrivi. In ogni caso, "un paese nel suo complesso" beneficia di  piu' dall'apertura alle importazioni se anche gli altri fanno la stessa cosa, cioe' reciprocano. E siccome il beneficio e' reciproco, conviene utilizzare questa leva per convincere il partner a fare la stessa cosa, perche' come si usa dire: "passato il santo, passata la festa".

Per Claudio gw

vero! Ma le aliquote sono state concordate e negoziate anche in base a quelle preesistenti all'entrata nell'Unione o Comunita'. Perche' di negoziazione si tratto'. Ma ora mi sfugge quel paese che avesse una aliquota omogenea pari al 3 per cento su tutti i prodotti al momento dell'adesione. Hai in mente un paese che praticava una aliquota omogenea su tutti i beni e servizi (con aliquota alta o bassa)? In ogni caso, con l'adesione un paese si e' comprato tutto il package...la possibilita' di vendere dove vuole senza lacci ma anche di seguire alcune regole, che esso stesso ha contribuito a definire.

per essere pratici: vi e' una infinita lista di prodotti sui quali un paese puo' applicare aliquote ridotte, in alcuni casi fino a zero.