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Gli undicenni e gli alcolici

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3) Quella percentuale si riferisce a minorenni tra gli 11 e 15 anni che hanno bevuto almeno una volta qualcosa di alcolico nell'anno 2008. Per questa categoria ciò è considerato un comportamento a rischio.

4) La percentuale dei minorenni tra gli 11 e 15 anni che bevono tutti i giorni è di 1.4% in Italia.

Pur essendo arrivato a quasi 53 in ottima salute (credetemi) mi rendo conto d'aver rischiato l'alcolismo e l'auto-distruzione tutta la vita.

- Credo di aver cominciato a sorseggiare "acua e vin" a pranzo e cena verso i dieci anni. Da allora l'ho consumato quotidianamente (ok, ad una certa età, grazie anche al miglioramento della qualità del "vin", ho separato i due elementi usando due bicchieri specifici ...). Ad un certo punto ho eliminato il vin dal pranzo, anche se esso ritorna tutte le volte che vado a pranzo con un 89enne di nome Douglass North, perché altrimenti s'incazza (giustamente) che un Full WOP come me non beva vin mentre pranza con un (1/4)WOP come lui, che ovviamente pure lo beve da quando si ricorda d'aver pranzato.

- Attorno ai 14-15 anni divenne tradizione - paghetta permettendo, ma io a 16 già lavoravo al pomeriggio ... - la pizza serale in compagnia degli amici. Alla pizza sempre si accompagnava la birra. Magari piccola, se non c'erano i dinderi, ma media se i soldi bastavano.

- Ovviamente alle "festine" c'era vino, birra, altre cose simili (dev'essere lì che mi sono infatuato del Campari) e lo spritz domenicale pure è arrivato piuttosto presto (ma quello, forse, dopo i 16).

Che io sappia, questo è stato il pattern, in relazione al consumo alcolici, di tutti i miei coetanei in un intervallo di +o- 5 anni da me. Non mi sembra d'aver osservato alti tassi di alcolismo o un alto numero di vite fallite. Quando penso alla mia classe del Liceo, per esempio, vedo quasi solo professionisti di successo ...

Non solo: ho osservato il rapporto con l'alcol di mio figlio e di altri suoi coetanei, figli/e di conoscenti con famiglie "europee e/o europeizzanti" in cui il consumo dell'alcol veniva regolato più o meno dalle medesime regole con cui i nostri genitori regolarono il nostro. Infinitamente, ma INFINITAMENTE, migliore di quello dei loro coetanei tutti USA, cresciuti in un ambiente sia sociale che famigliare in cui vigeva uno stretto proibizionismo. Anche se cresciuti metà in Europa e metà negli USA (ora vivono quasi tutti negli USA) i/le ragazzi/e cresciuti in famiglie "tolleranti ma attente" non mi sembrano dediti a follie alcoliche. Gli altri sembrano esserlo, invece, con enorme maggior frequenza. Sto parlando di persone che ora hanno tra i 20 ed i 26 anni di età.

Non è che il problema sia, come si suole dire, "famigliare" e "culturale"?

Non è che, mi baso sull'esperienza USA, la proibizione legale generalizzata rischi di creare incentivi ulteriori a provare il proibito, a sballare, a violare la regola, ad andarci giù duri ogni volta che sia possibile?

Non è che, mi baso sull'esperienza USA, la proibizione legale generalizzata rischi di creare incentivi ulteriori a provare il proibito, etc.

Proprio cosi.  Alcuni ragazzi Merikani (specie se di famiglia nordeuropea) fanno il conto alla rovescia all'approccio del loro 16mo (o 18mo) compleanno per poi andare a sbronzarsi il giorno preciso in cui possono bere legalmente.  Bel divertimento.  Alcuni piu "coraggiosi" lo fanno in anticipo, vantandosene.

NfA critica (giustamente) le universita' italiane, i sindacati, i politici e tante altre cose che condivido.  Ma vi una cosa che e' di gran lunga superiore in Italia, e' l'atteggiamento verso l'alcool che si apprende attraverso la famiglia e permette di consumare con moderazione e con un minimo di pericolo (naturalmente un pericolo non uguale a zero, ma limitato). E questo se ben ricordo e' dimostrato anche da statische sull'alcoolismo degli italo-americani, che tuttavia non sarei in grado di ritrovare.

Per questo sono dispiaciuto che l'Italia adotti le regole rigide sull'alccol minorile tipiche dei paesi anglosassoni.

 

.. l'atteggiamento verso l'alcool che si apprende attraverso la famiglia ..

E' proprio questo il punto: la famiglia. Ormai in Italia la famiglia è allo sfascio, incapace in molti casi di impartire la minima edicazione ai figli. Sta crescendo una generazione di ragazzini allo sbando, senza regole, senza modelli, senza valori. E' abbastanza recente, proprio a Milano lo scandalo delle ragazzine di "buona famiglia" che si prostituivano in discoteca per una ricarica del cellulare, e non erano favole, vivo a Milano, è tutto vero!.

il problema è assolutamente familiare e culturale, secondo me. Degli adolescenti e post-adolescenti di oggi, credo  sia una percentuale assolutamente minoritaria quella il cui "percorso" di avvicinamento all'alcol rispecchi il tuo. Si beve quasi solo nel week end e si beccano delle sbornie colossali; mi dicono certi "bravi ragazzi", addirittura, di consumare cocaina per poter "allungare la sbronza". Il problema non è di proibizionismo, secondo me, ma di totale senso di impunità; si parte all'aperitivo con l'idea che "si fa serata e quel che succede, succede". Io fondamentalmente non ci credo alle teorie (di cui vengono a parlarti gli psicologi del SERT quando sei al liceo) secondo cui questo atteggiamento riflette il disagio giovanile o la scarsa consapevolezza dei rischi. Il problema è che la "pisciata nel giardino del signor X", quando sei sbronzo, è vissuta come un diritto. Il signor X si guarda bene, quando sente alle 5 del mattino che qualcuno sta annaffiando le sue piante mentre schiamazza, dall'uscire a farti in "cazziatone", perché ha giustamente il timore di prendersi un paio di schiaffi, o peggio. Il discorso si può estendere a quasi tutti quegli atti di inciviltà, piccoli o grandi, che sommati creano il clima degradato nel centro città (scandaloso quando riguarda i "bambini" di 11/15 anni!) a cui la signora moratti, facendo sfoggio di piccolo-borghesismo, risponde con la leggina proibizionista/paternalista.

Sembrerò un bacchettone, ma in realtà scrivo queste cose perché mi rendo conto che in passato non mi sono fatto problemi a rendermi protagonista di questo genere di piccoli atti di inciviltà, perché la tal sessione di esami andata bene sommata alle due settimane di lavoro in fiera, nel mio cervellino, li giustificavano.

Ad un certo punto ho eliminato il vin dal pranzo, anche se esso ritorna tutte le volte che vado a pranzo con un 89enne di nome Douglass North, perché altrimenti s'incazza (giustamente) che un Full WOP come me non beva vin mentre pranza con un (1/4)WOP come lui, che ovviamente pure lo beve da quando si ricorda d'aver pranzato.

 

Nonostante il vino, a napoli mi è sembrato in gran forma...evviva il mitico North! :-)