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Gli undicenni e gli alcolici

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Lascio ad altri la discussione sui costi e benefici della proibizione di vendita alcolici ai minori; non ho dati e non ho teorie. Ho al massimo qualche evidenza aneddotica, che va nella direzione di quanto detto da Michele, Giorgio e altri. Se davvero il quattordicenne che va in pizzeria e beve una birra con gli amici è un soggetto a rischio, allora direi che possiamo tutti autocongratularci per averla scampata bella.

Il post è nato perché le affermazioni della Moratti sul consumo di alcool tra gli undicenni semplicemente non passavano lo smell test. L'idea che un terzo degli undicenni milanesi sia in preda a problemi alcolici è francamente qualcosa che non si accorda minimamente né con l'osservazione casuale né con il buon senso. Dopotutto, il gusto per l'alcool nella maggior parte dei casi si acquisisce almeno con l'adolescenza. Mi sono quindi chiesto: vuoi vedere che la Moratti ha parlato a vanvera? Se non lo ha fatto, attendo evidenza. Al momento, grazie ai contributi di Giorgio e Vincenzo sono ancor più convinto che la Moratti abbia sparato numeri a caso. A quanto pare,

1) Ha confuso gli undicenni con la fascia di età 11-15 anni. Si tratta, se capisco bene, di cinque classi di età. Assumendo che siano ugualmente numerose, il 40% sono 14enni e 15enni. Se si comportano tutti come ci comportavamo noi, uscendo qualche sabato sera con gli amici a mangiar la pizza e bevendo una birra, questo da solo spiegherebbe il 34% ''con problemi alcolici'' che appare nelle statistiche.

2) Il termine ''problemi di alcolici'' era decisamente quello che puzzava di più, data la sua genericità. Ora sembra che avere problemi alcolici significa aver bevuto una volta in un anno. Se veramente quel dato è relativo agli 11-15enni che hanno bevuto alcool almeno una volta nel 2008, mi sembra troppo basso. Voglio dire, a 13 anni non si partecipa a un brindisi con spumante a un pranzo in famiglia? Oppure non si beve il bicchierino di vin santo a Natale? È tutta qui la causa di allarme?

Perché accanirsi tanto su una questione tutto sommato marginale? Per due ragioni.

1) Perché mostra, per l'ennesima volta, la leggerezza con cui si prendono decisioni pubbliche in Italia. Riporto la frase della Moratti:

A Milano il 34% dei ragazzi di 11 anni hanno già avuto problemi di alcolici. Pensiamo che questa ordinanza vada ad arginare questo fenomeno.

 

Beh, il fenomeno da arginare, da quel che capisco, è inesistente. O forse esiste, ma se esiste va documentato con dati diversi da quelli citati dalla Moratti. La quale, oltre a documentare l'esistenza del fenomeno, farebbe anche bene a spiegare quali ragioni, teoriche ed empiriche, la inducono a pensare che il rimedio proposto sia efficace. Invece no. Si starnazza un numero che è incredibilmente dubbioso, si imbroglia un po' con le parole (per cui la birra il sabato sera diventa ''problemi di alcolici'') e si procede. A quel punto tutti applaudono il rigore del provvedimento e lo imitano.

2) Perché mostra l'inettitudine della nostra stampa. Di nuovo, la vicenda in se è una cosa minore, ma è veramente emblematica. Ma veramente a nessuno è parsa strana quella enorme percentuale di alcolizzati tra gli 11enni? E a nessuno è venuto in mente, che so, di chiamare la Moratti per chiederle dove li aveva presi, quei dati? Forse non ho letto abbastanza, ma io non ho visto niente. Qualche polemica un po' imbecille, un titolino (che non trovo più) del corriere in cui ''i giovani'' dichiarano che berranno lo stesso (il giornalista li ha sicuramente intervistati tutti, ''i giovani''). Tutto qua. Lo ripeto a costo di fare la figura del vecchio brontolone: compito della stampa è stanare le idiozie e le falsità di politici, banchieri, imprenditori e professori universitari, per esporli opportunamente al pubblico ludibrio. Questo serve in primis a dare a questi soggetti gli incentivi giusti a non dirle, le idiozie, e a prendere decisioni basate su dati seri e non sulle voci sentite durante il sonno.

Se si comportano tutti come ci comportavamo noi, uscendo qualche sabato sera con gli amici a mangiar la pizza e bevendo una birra

ho il sospetto che questo non avvenga esattamente sempre e che alcune cose siano cambiate. ma poi non metto in dubbio nessuna evidente evidenza aneddotica eh

Ue', piano con l'ironia! Sia Sandro, che Michele, che io abbiamo detto che si tratta, per l'appunto, di ANEDDOTI. E mi pare che abbiamo tutti sollevato la domanda "cosa dicono I DATI, su consumo di bevande alcoliche fra i giovanissimi, sui tassi di alcolismo, su effetti del probizionismo, su relazione fra consumo di alcolici da ragazzini e consumo da adulti, ecc ecc.?"

O forse non ho colto il senso del tuo commento. Ma per favore, cerchiamo di non fare chiacchere da bar.

il problema secondo me è che con quei dati non si può fare altro.
le dichiarazioni della moratti sono stati confuse e poco appropriate, ammettiamolo, ma il problema dell'alcolismo di massa anche tra i giovanissimi esiste ed è riscontrabile nei luoghi dove l'alcol viene venduto in grandi quantità: bar, supermercati e discoteche, non certo nei luoghi in cui l'alcol non viene consumato o dove al massimo si arriva alla birra ed al bicchierino di vodka (es: pizzeria). ecco perchè i DATI, da questo punto di vista, non sono poi così tanto utili. alla fine non ho trovato poi quale sia stato esattamente il metodo di approccio e di intervista a famiglie e adolescenti (dove devo guardare? può essere che non l'abbia trovato io). e possibile che, al di là dello smell test, le rilevazioni ottenute attraverso le interviste siano sistematicamente errate o almeno con un'alta percentuale di risposte false o parziali?

Il problema è che se si affrontano i problemi con conoscenze scarse o nulle, non si risolve un bel niente...Sandro credo che volesse mettere il dito proprio nella piaga purulenta del modo nostro italiano di affrontare i problemi: si parte dalla posizione di principio, ideologicamente connotata; si continua con qualche cifra pasticciata buona solo per rinserrare le fila degli  iddioti di stretta osservanza del proprio giro; si prosegue con interviste in Tivvù, si monta il caso che da politico diventa di costume (interviste ai ggiovvani all'uscita dei luoghi considerati di perdizione); passaggio finale di preti-educatori-letteronze televisive sulla crisi dei valori e sul crepuscolo inesorabile del concetto di dovere fra gli imberbi; segue approvazione finale della norma e chiarificazione dell'impossibilità ad applicarla seriamente....fino alla prossima "misura" da discutere con gli stessi presupposti.