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Gli undicenni e gli alcolici

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il problema è assolutamente familiare e culturale, secondo me. Degli adolescenti e post-adolescenti di oggi, credo  sia una percentuale assolutamente minoritaria quella il cui "percorso" di avvicinamento all'alcol rispecchi il tuo. Si beve quasi solo nel week end e si beccano delle sbornie colossali; mi dicono certi "bravi ragazzi", addirittura, di consumare cocaina per poter "allungare la sbronza". Il problema non è di proibizionismo, secondo me, ma di totale senso di impunità; si parte all'aperitivo con l'idea che "si fa serata e quel che succede, succede". Io fondamentalmente non ci credo alle teorie (di cui vengono a parlarti gli psicologi del SERT quando sei al liceo) secondo cui questo atteggiamento riflette il disagio giovanile o la scarsa consapevolezza dei rischi. Il problema è che la "pisciata nel giardino del signor X", quando sei sbronzo, è vissuta come un diritto. Il signor X si guarda bene, quando sente alle 5 del mattino che qualcuno sta annaffiando le sue piante mentre schiamazza, dall'uscire a farti in "cazziatone", perché ha giustamente il timore di prendersi un paio di schiaffi, o peggio. Il discorso si può estendere a quasi tutti quegli atti di inciviltà, piccoli o grandi, che sommati creano il clima degradato nel centro città (scandaloso quando riguarda i "bambini" di 11/15 anni!) a cui la signora moratti, facendo sfoggio di piccolo-borghesismo, risponde con la leggina proibizionista/paternalista.

Sembrerò un bacchettone, ma in realtà scrivo queste cose perché mi rendo conto che in passato non mi sono fatto problemi a rendermi protagonista di questo genere di piccoli atti di inciviltà, perché la tal sessione di esami andata bene sommata alle due settimane di lavoro in fiera, nel mio cervellino, li giustificavano.