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Gli undicenni e gli alcolici

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Il consumo di alcool in Italia non è molto diverso dagli USA, è maggiore che in Canada e inferiore a Spagna, Portogallo e Inghilterra. Insomma, non si possono fare associazioni tra la ns. cultura più o meno latina vs quella anglosassone.
(ldati OMS http://apps.who.int/whosis/database/core/core_select_process.cfm?strISO3_select=ALL&strIndicator_select=AlcoholConsumption&intYear_select=latest&language=english)
Per quanto riguarda il binge drinking (cioè, l’ubriacatura rapida) tra gli adolescenti, gli americani stanno messi più o meno come alcuni paesi europei, e peggio di altri. Insomma, se per noi gli americani bevono troppo, noi beviamo troppo (http://www.newsweek.com/id/33729/output/print).
 
Quindi beviamo troppo. E siccome l’alcohol è un fattore di rischio per numerose malattie e basta uno solo per strada con un mezzo bicchiere di bianco di troppo nelle vene per sterminare una famiglia in auto (i morti italiani su strada sono come se si schiantasse un aereo di linea ogni settimana, anche se non tutti a causa del vino bianco), mi pare sia giusto preoccuparsi. Gli studi epidemiologici dicono una cosa chiara: prima un giovane  inizia a bere, più elevato il rischio di abuso.
 
Tenuto conto che dal lato dell’offerta, i gggiovani sono bombardati continuamente da messaggi che incoraggiano all’uso di alcohol omettendone i rischi e le conseguenze (sia al cinema che con gli spot televisivi), allora non mi pare scandaloso l’uso di campagne pubblicitarie che enfatizzano i rischi e le conseguenze dell’alcohol o del tabacco magari utilizzando espedienti truculenti. 
 
Che poi del problema se ne debba prendere carico un sindaco, che spara anche numeri a caso, dimostra solo che nessuno ha avuto voglia  e tempo per pensarci seriamente.