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I bambini so' piezz'e core...

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Credo che il dibattito sulla validità delle procedure statistiche di correzione faccia perdere di vista il punto di fondo: nelle quattro regioni "incriminate" si è copiato alla grande. Purtroppo il linguaggio arido del rapporto non lo evidenzia, ma le parole di Roberto Ricci, responsabile del rapporto, sono più chiare (cito dalla Stampa di oggi):

Nelle quattro regioni incriminate le anomalie erano macroscopiche: nella stessa classe risposte identiche a tutte le domande; tassi di risposta corretta alle domande più difficili molto più alti rispetto alla media nazionale; punteggi uniformi e livellati verso l’alto tra gli allievi della stessa classe, compresi i «somari». «L’anomalia, sia chiaro, deriva dalla presenza contemporanea di alcuni di questi fattori nella stessa classe», precisa Ricci. «Uno solo dei parametri “opportunistici” non basta». Ma quando ce ne sono diversi scatta il «coefficiente di correzione», e cioè un aggiustamento, «una depurazione tramite un sofisticato meccanismo statistico: si applica un coefficiente tanto più alto quanto più forte è l’indicazione di comportamenti anomali». 

Il punto non è tanto l'individuazione di una tecnica statistica adeguata, ma la denuncia di una situazione assolutamente folle, che non consente di effettuare rilevazioni adeguate sulla qualità dell'insegnamento. Mi chiedo davvero se non ci siano elementi sufficienti per un'indagine da parte delle autorita' giudiziarie. 

Gli esami di terza media e gli esami di maturità sono Esami di Stato - a norma dell'Art. 33 della Costituzione - e i docenti occupati nell'espletamento delle relative prove sono equiparati a Pubblici Ufficiali. Ogni condotta che in ultima analisi portasse ad accusa di falso in atto pubblico cade sotto la lente dell'art. 476 del Codice Penale.

Queste sono proprio quelle garanzie che sono state messe a bella posta per tutelare la serietà e l'omogeneità dei giudizi sul territorio nazionale (NB alla Costituente il democristiano pensava anche all'equiparazione delle scuole private) e non ci trovo niente di male, perchè la strada "concettualmente" è corretta, anche se uno poi deve pensare alla implementazione che è quello che conta. In ultima analisi si rifanno al concetto giuridico di certezza pubblica che oggi è sotto attacco da parte di quelli che, sotto le parole d'ordine del "merito" e della "concorrenza", finiscono per straparlare di "abolizione del valore legale" ecc. ecc. - ma non ho tempo di fare polpettoni più lunghi adesso.

RR

Per una volta il valore legale torna utile :-)