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Padani o Polinesiani?

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La differenza e' che gli argomenti dei musulmani per coprire le donne -o all'estremo, per isolarle se sono state violentate- noi li conosciamo bene, perche' fino all'altro ieri giravano anche dalle nostre parti. Per non parlare di altre questioni come il razzismo o la discriminazione degli omosessuali. Le nostre societa' questi temi li hanno affrontati e discussi in maniera aperta in tempi recenti, e questa discussione ha orientato la direzione pratica che poi abbiamo seguito. Le societa' islamiche semplicemente questo dibattito non l'hanno avuto. E questa osservazione e' -almeno fino a un certo punto- indipendente dalla conclusione a cui poi si arrivi. Nel senso qualunque sia il punto di vista una societa' sulla condizione femminile, lo rispetterei di piu' se fosse il risultato di qualche decennio di discussione aperta da parte di tutti, incluse le donne.

Ecco, cipangu, questo e' il punto -- anche se l'hai scritto a carattere 7.5. Rispondo a te per rispondere, indirettamente, a Franco e a tutti gli altri.

Primo, le culture sono endogene e pretendere di cambiarle mettendole fuori legge, fuori dalle piscine, e ai margini non fa che peggiorare il problema di oppressione (quando si tratta di oppressione) che si vuole risolvere. Se i cristiani si sono secolarizzati non c'e' nulla di intrinseco nella religione del Corano che faccia concludere l'impossibilita' di un processo simile. Poi si raggiunge un equilibrio dove tutti sono contenti: qualcuno si sognerebbe di vietare l'abito da suora?

Secondo, saro' uno smidollato occidentale relativista e decadente ma le culture sono anche relative. Parlare di culture piu' avanzate o superiori e' un nonsense. Un o una occidentale trova umiliante la condizione della donna nella cultura islamica, un musulmano e (immagino) molte musulmane invece trovano umiliante la condizione della donna nella cultura occidentale. Chi ha ragione?

Si' scusa per il font da amanuense, mi succede quando copio e incollo dal'editor. Mah.

Comunque figurati, io non sono per vietare nulla, e non mi importa chi sia piu' avanzato, non c'e' mica una scala quantitativa del progresso. Ma questo non vuol dire che debba piacermi tutto allo stesso modo. Secondo me c'e' una differenza qualitativa tra societa' in cui le questioni vengono discusse apertamente da tutti, inclusi i diretti interessati, e societa' in cui qualcuno decide per altri. Non c'entra niente con forzare le culture dall'esterno.

E' anche possibile che le donne musulmane trovino degradante la condizione della donna occidentale, ma come facciamo a saperlo se non hanno modo di esprimersi senza condizionamenti o pericolo di ritorsioni sociali? Che poi la scelta non e' binaria, o noi o loro - magari verrebbero anche fuori idee diverse.

E la stessa cosa vale per molte minoranze, oltre che per le donne.

 

 

 

Non sono in completo disaccordo, ma voglio essere più prudente di te.

Concordo che i divieti (ai quali in questo caso sono contrario di principio) abbiano l'unico effetto di alimentare tensioni, ma non è affatto detto che la secolarizzazione dell'islam avvenga per davvero - sempre che la secolarizzazione sia cosa buona.

Le scritture sacre, le quali non sono in alcun modo tutte uguali, imprimono caratteristiche assolutamente originali alla dottrina e, indirettamente, alla cultura dei fedeli. Esempi:

I buddisti della Cambogia e del Tibet si sono praticamente lasciati massacrare quando è stato il loro turno. Dall'altra parte del mondo, i Mormoni che decidono di diventare fondamentalisti, non ci pensano due volte a prendere alla lettera le loro sacre scritture, le quali sanciscono che l'unico modo per entrare in paradiso è essere poligami (e molto altro che non trascrivo...): gli effetti di tali scritture sono stati messi sotto controllo (con la forza) dal governo degli Stati Uniti, ma nelle poche comunità fondamentaliste si perpetrano tutt'oggi dei veri e propri crimini contro l'umanità.

Io non conosco il corano, ma so che c'è ben poco spazio per i diritti della donna...

Sui divieti, anche divieti nei riguardi di pratiche che io ritengo disumane come l'imposizione del Burqua (non sto a spiegare il perché qui), mi sento di dissentire. Allora arrivo alla provocazione...: E' forse il caso cominciare per davvero a CRITICARE APERTAMENTE le scritture sacre come suggerisce di fare l'evoluzionista Richard Dawkins?

E' vero, sembra peggio dei divieti, ma ne nascerebbe forse una nuova spiritualità?

 

E' forse il caso cominciare per davvero a CRITICARE APERTAMENTE le scritture sacre

le scritture sacre, come quelle profane, non fanno alcun male: il male lo fanno, da sempre, gli stupidi (religiosi o no) che le brandiscono come spade.

e' la stupidita' che bisogna criticare apertamente, aldo.